martedì 16 marzo 2010

Topolino - sesta parte (arriva la Grande Avventura)

1934


A questo punto, facciamo mente locale e riprendiamo il filo delle concitate, perfino convulse vicende editoriali del 1933. Nel giro di un anno, la stampa periodica per ragazzi è stata profondamente scossa, prima dall’esordio del Jumbo SAEV (con varie testate parallele), che ha portato in Italia le serie “avventurose” britanniche dell’Amalgamated Press; poi dal Topolino Nerbini (specie col Supplemento), che ha imposto i fumetti Disney e abolito – o quasi – le didascalie. Sono usciti anche alcuni “albi”, cioè grandi fascicoli che raccolgono le storie apparse a puntate sui settimanali: li vedremo in seguito, qui accenno solo al già rammentato Topolino contro Wolp e a Le avventure eroicomiche di Topolino Aviatore.



Ma ancora, in pratica, non è successo nulla. Topolino, per quanto riguarda le vendite bene, non fa faville. Anzi, diciamo pure che è un mezzo insuccesso. Probabilmente è colpa del leggendario Supplemento, dall’incredibile e scomodissimo formato, che sequestra tutte le migliori avventure del Grande Topo; o forse, almeno per il momento, i fumetti Disney tanto di più non possono dare.


La bomba vera e propria scoppia con l’ultimo numero del 1933, il 53. Appare infatti, nel paginone centrale di Topolino, la prima puntata della storia Sotto la bandiera del Re della Giungla, cui ho accennato qualche post fa, parlando di Jumbo. Stavolta non è Topolino, non sono funny animals, ma qualcosa di completamente diverso. Un altro bel colpo di frusta al sonnacchioso e conservatore ambiente dell’editoria per ragazzi:


La storia è impaginata con le strisce una di seguito all’altra, senza rispettare la scansione canonica delle strisce di quattro vignette, ma è sostanzialmente corretta.


È davvero una cosa assolutamente diversa da quanto visto fino a quel momento. C’è avventura, dramma, violenza. C’è perfino un po’ di sesso:



Si tratta di Tim Tyler’s Luck, fumetto firmato da Lyman Young. Apparsa negli USA nel 1928, la serie era basata sulle avventure di due ragazzini fuggiti dall’orfanatrofio, Tim e Spud (i nostri Cino e Franco), che dopo varie peripezie fanno amicizia con un pilota di aeroplani, Roy Fleet, e iniziano a girare il mondo. Fino ai primissimi anni Trenta, la striscia era stata una via di mezzo tra la versione maschile, appena modificata, del cliché orfanella-con-cane stile Little Orphan Annie e le strisce aviatorie tipo Sky Roads. Lyman Young, nel 1931, aveva però conosciuto un giovanissimo disegnatore, Alexander Raymond, che era assistente di suo fratello Chic (Blondie) e ragazzo di bottega del King Features Syndicate. Lyman aveva pensato bene di sfruttare l’incredibile talento del ragazzo, affidandogli in toto la realizzazione di Tim Tyler’s Luck. Nelle magiche mani di Raymond, in pochi mesi la serie si trasforma in una delle più sofisticate strisce “naturalistiche” del decennio.


Nel corso del 1933, Raymond trasforma la striscia radicalmente, rendendola una versione di carta, estremamente glamorous, dei film d’avventura hollywoodiani. Non c’è più traccia di “pupazzettismo umoristico-avventuroso”: il segno è naturalistico e solo in parte si ispira a quanto stavano sperimentando in quei mesi, nell’area Chicago Tribune, Chester Gould, Noel Syckles, Milton Caniff.


Raymond è una forza della natura: non ha molta cultura specifica, e quindi nemmeno remore. Dopo poche settimane, ci racconta il suo biografo Tom Roberts, viene notato dai capi della KFS di Hearst, che scommettono sul giovanotto per un piano che hanno in mente da tempo: contrastare il fenomeno costituito dal Buck Rogers di Phil Nowlan e Dick Calkins, primo fumetto di fantascienza di immenso successo. Vedremo in seguito gli sviluppi.



Le strisce giornaliere americane, non dimentichiamolo, sono pensate per un pubblico adulto, quello dei quotidiani; se in Italia vengono proposte ai ragazzi, è fatale che il colpo sia formidabile…


Nerbini offre Sotto la bandiera del Re della Giungla d’amblè al pubblico dei balilla italiani, e il fumetto spopola, il passaparola è forsennato, la tiratura di Topolino si impenna bruscamente, gli educatori si strappano i capelli. La pubblicazione di questa storia provoca fra l’altro l’abbandono del direttore Paolo Lorenzini (Collodi Nipote). Questo il famoso comunicato, apparso su quello stesso, fatale, numero 53 di Topolino:



La direzione di Topolino (e del Supplemento) viene assunta direttamente da Mario Nerbini, che comunque è sempre stato al timone della testata.

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