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martedì 13 settembre 2011

Jacovitti a Roma!

Credevo di riuscire a riprendere a postare di buona lena al mio blog, dopo la pausa agostana, ma varie cose me lo hanno impedito. Una è senz'altro il protrarsi del lavoro al nuovo libro scritto per NPE insieme a Fabio Gadducci e a Sergio Lama, e al quale ho più volte cripticamente accennato: sarò meno vago ed enigmatico nei prossimi post.
Intanto, però, segnalo per i romani e per chi fosse di passaggio nella Capitale domani mercoledì 14 settembre 2011, la presentazione di

JACOVITTI - Sessant'anni di surrealismo a fumetti

(L'immagine della copertina è giusto qui sotto, non sto a postarla di nuovo!)

dalle ore 18 alla libreria MEL bookstore in via Nazionale 252.

Parteciperà Luca Boschi, insieme ad Alessio Trabacchini e a Eleonora Susanna, ufficio stampa della NPE Editore.
Ecco un Luca giovanissimo a Lucca Comics, oltre vent'anni fa, insieme a "noantri" (io e Andrea Sani) e al grandissimo Jac, in occasione dell'uscita della prima versione Granata Press:


Questa è di venticinque anni fa (!) al Forte dei Marmi:




A prestissimo.

lunedì 23 maggio 2011

Premio ANAFI a "Jacovitti - sessant'anni di surrealismo a fumetti"

Sono orgoglioso di condividere con Luca Boschi, Andrea Sani e Franco Bellacci il massimo riconoscimento dell'ANAFI, che sabato scorso ha assegnato al nostro "Jacovitti" il premio per la Critica di fumetti 2011. Un riconoscimento che ci rende particolarmente orgogliosi, perché è assegnato dalla "massa" dei soci della gloriosa Associazione, tramite un referendum.



Questa foto ritrae me, Luca Boschi e Gianni Brunoro insieme all'impareggiabile Andrea Mazzotta, Direttore Editoriale della Nicola Pesce Editore. Andrea ha ritirato il premio, "a furor di popolo" e lo custodirà personalmente: se l'è meritato, perbacco! Ha sofferto quanto e più di noi autori, avrebbe meritato anche il nome in copertina.
Alla prossima, Andrea!

lunedì 18 ottobre 2010

JACOVITTI - Sessant'anni di Surrealismo a fumetti

Acquistabile su Amazon.it!


Oh! E questo che cos'è? Cercherò di trovare qualche notizia in merito... D'altronde Lucca si avvicina...
;-)

mercoledì 13 gennaio 2010

Il Vittorioso 1962-1966: gli ultimi fuochi


Gianni De Luca ha abbandonato il Vittorioso (e i fumetti in generale) già dal 1959, e per il settimanale è stata una perdita gravissima: era difatti, stilisticamente, il più dotato fra i disegnatori “naturalistici”, come Jacovitti lo era fra quelli “pupazzettistico-avventurosi”. Dedicatosi con straordinari risultati all’illustrazione, tornerà al Fumetto solo alla fine degli anni Sessanta: ma da quel periodo, e fino alla prematura scomparsa, sarà fra i più grandi – e avanzati, dal lato espressivo – autori italiani. A differenza della gran parte dei suoi colleghi appartenenti alla schiera “autoriale”, non abbandonerà affatto il mondo dell’editoria per ragazzi, riservando a quel pubblico le sue a volte sconvolgenti sperimentazioni grafico-narrative (come il ciclo shakespeariano per “Il Giornalino”) e lo testimoniano i volumi editi dalle Paoline:




 La sua vetta artistica è senz’altro Il commissario Spada, edito fra il 1969 e il 1982. In questo blog (da cui ho rubato l'immagine sopra) troverete altri esempi grafici illuminanti.
Nel 1962, De Luca torna sul Vittorioso con alcune copertine, splendide ancorchè sporadiche:












Voglio segnalare un saggio, l’unico approfondito ed esteso, sull’opera del Nostro: De Luca il disegno pensiero, edito da Black Velvet. Questa casa editrice ha pubblicato anche il capolavoro riconosciuto di De Luca, ovvero Il Commissario Spada. Entrambi assolutamente da acquistare. Particolari ed immagini sul sito ufficiale



Anche Sebastiano Craveri, nell’ultimo anno del settimanale, torna con alcune tavole:







Ma è Jacovitti a sparare, in quel triste 1966, l’ultimo gran fuoco artificiale:














lunedì 21 dicembre 2009

Il Vittorioso 1958-1962 – Benito Jacovitti

Come ho già più volte detto, dopo il 1957 iniziano a latitare, sul Vittorioso, i grandi autori che avevano reso memorabile il settimanale, specie durante l’arco del decennio precedente. La “perdita” più grave è senz’altro quella di Jacovitti, che dal 1957 è impegnato – benché non in esclusiva – con “Il Giorno dei ragazzi”, per il quale scrive e disegna la saga di Cocco Bill e molte altre serie: è un tour de force che gli rende impossibile mantenere il ritmo consueto e forsennato con il settimanale cattolico. Ciò non toglie che il Nostro continui a disegnare splendide copertine e affollatissime “panoramiche”, o tavole assimilabili a quelle:

1959



La copertina seguente è “craveriana” (per il personaggio di Giraffone), un affettuoso omaggio al più anziano disegnatore (benché al collo abbia il Procopio di Lino Landolfi!):






1960



1961



Nella copertina seguente, Jacovitti sperimenta il suo nuovo tratto "multiplo", in punta di pennino, in cui si supera la linea di contorno semplice e netta. Una leggenda, avvalorata dallo stesso Jac, dice che questo originale segno gli veniva naturale, in quanto disegnava... mentre suonava la batteria!



Le storie a fumetti nuove, invece, sono molto poche: più o meno una l’anno.

1959

L’annunciatore della prima vignetta è la caricatura di Riccardo Paladini, primo speaker del Telegiornale. E lo sceneggiatore di Pippo e Gibù è Mario Basari, autore tra l’altro delle memorabili storie Le babbucce di Allah e Don Chisciotte, che abbiamo già visto quando ci siamo occupati dei primi anni Cinquanta.






1960

Nella storia “fantascientifica” Pippo e il Cirlimpacco, come del resto abbiamo già visto, Jac prende di mira il Rock ‘n Roll:











1961





Per il resto, la redazione del Vittorioso propina ai lettori diverse ristampe. Si tratta di storie anche di quindici anni prima, quindi sconosciute alla maggior parte dei giovanissimi lettori. I quali, però, avranno di certo notato una marcata differenza di stile grafico, e anche di temi e motivi narrativi. Per noi, comunque, è un’occasione unica per ammirare, in veste migliore e a colori, alcuni episodi che a loro tempo erano stati stampati in nero.
È soprattutto il caso di Pippo e la guerra/Pippo e la pace, pubblicata per la prima volta nel 1946 in piccolo formato e in bianco e nero (notate la data cancellata, accanto alla firma):

1960





giovedì 10 dicembre 2009

Il Vittorioso 1959-1962: dall’ Autostrada del Sole al boom

Abbiamo già visto che l’impegno di Jacovitti per “Il Giorno dei Ragazzi”, iniziato nel 1957, ha come conseguenza la progressiva rarefazione del suo lavoro sul Vittorioso. E anche Gianni de Luca, più o meno nello stesso periodo, abbandona la scuderia, sia pure per motivi diversi. Torna solo nel 1961, per una volta, con una magnifica copertina:




Sono colpi gravi, ma è il settimanale nel suo insieme, a partire dal 1959/60, che subisce una netta involuzione. Le cause sono molteplici, ma la più importante è probabilmente l’affermarsi della Televisione. Anche di questo ho già parlato, notando come gli autori del settimanale, attenti alle novità, cerchino di esorcizzare il nuovo potentissimo mezzo di comunicazione, citandolo nelle proprie storie; così fa anche la redazione, con rubriche e approfondimenti. La “TV dei ragazzi”, negli anni Sessanta, porterà via al Fumetto una gran parte del pubblico più giovane, in un crescendo inarrestabile che, con l’avvento dei videogiochi come la Play Station e simili, condurrà all’attuale (nera) crisi.

Ma tornando ai tardi anni Cinquanta, non è solo la TV, a insidiare il Vittorioso. C’è anche, non tanto paradossalmente, la stessa vita “protetta” del settimanale cattolico, che – lo ricordo – fa un percorso sostanzialmente parallelo a quello del “Corriere dei Piccoli”: nel 1949/50 supera indenne la crisi del formato “giornale”, trasformandosi progressivamente in “rivista”. Le storie pubblicate sul Vittorioso sono ben diverse da quelle dell’editoria “popolare” (da “Tex” in giù, per intenderci), cioé assai più raffinate, complesse e “adulte”; forse perché gli autori sono ben pagati, ma soprattutto perché la diffusione è “drogata” dal circuito alternativo delle parrocchie. In altre parole, non c’è un “gusto corrente” a cui cercare, disperatamente, di adeguarsi. È una situazione analoga a quella che vivrà, pochi anni dopo, il comunista “Pioniere”.
Ma evidentemente nel 1959 si spezza qualcosa, in questo equilibrio: forse entra in crisi, da parte della stessa proprietà, la convinzione della effettiva utilità educativa e propagandistica del giornale. Così il 1960 inizia con un cambio di formato, più piccolo, avvisaglia di tempi e umori mutati.
Il settimanale, come ho già detto, cerca di stare al passo con il mondo che cambia. E, fra il 1958 e i primi anni Sessanta, esplode il cosiddetto “boom economico”, senz’altro positivo per l’affrancamento dalla povertà di gran parte della popolazione, ma anche con ricadute meno nobili. Il consumismo diventa un “valore” in montante crescita; l’addormentarsi delle coscienze e l’involgarimento generale portano all’imbarbarimento del gusto.
Il Vittorioso tiene al corrente i lettori del progredire delle “grandi opere”, dalle autostrade alla teleselezione (1959):





Gli attori alla moda, nel pieno delle fortune della “commedia all’italiana”, passano con disinvoltura dai film ai “caroselli” televisivi e alle pubblicità sui periodici, alle quali il Vittorioso non si sottrae, partecipando come tutti alla ricerca del profitto ad ogni costo (1959):
 


Stessa cosa per i divi della canzone:



Per la prima volta dal 1937, appaiono anche delle pubblicità commerciali in grande formato, alcune addirittura a tutta pagina. Qualcuno ricorderà i (pessimi) giocattoli di celluloide contenuti in certe scatole di detersivo:




Dal detersivo alla plastica (Moplen?) il passo è (anti)esteticamente brevissimo. Il Vittorioso, come spesso accade, coglie molto bene il fenomeno, che ha stravolto prima gli oggetti della vita quotidiana, poi ha inquinato e deturpato il paesaggio (oggi diremmo “l’ambiente”):




Il mondo della pubblicità è d'altra parte sbeffeggiato in modo irresistibile da Jacovitti, in questa copertina del 1959:



lunedì 23 novembre 2009

Jacovitti di qua e di là – seconda parte (Il Vittorioso 1955-58)

Bene, torniamo allo scaffale 17 e al Vittorioso, per esplorare mestamente la sua decadenza e fine. Ma prima del crepuscolo di questo fondamentale periodico, ci sono ancora da ammirare cose superbe, cominciando, come al solito, da Benito Franco Jacovitti.
Il Giorno dei Ragazzi” esce con il suo primo numero il 28 marzo 1957, e Jacovitti è presente con una serie (Cocco Bill) e una pagina di pubblicità redazionale. Si presume che vi abbia lavorato nel corso dell’estate e autunno dell’anno precedente. Nel 1956, fa anche un’incursione sul “Corriere dei Piccoli”. Ma le storie del Nostro per “Il Vittorioso” diminuiscono di frequenza solo a partire dal 1958, quando fra l’altro disegna un paio di storie su soggetto altrui (Mario Basari).
Magnifiche, come sempre, le copertine che Jacovitti disegna per "Il Vittorioso", nella seconda metà degli anni Cinquanta. Del resto, molte le abbiamo già viste. Queste sono del 1958:





Fenomenali anche le sue grandi “panoramiche”, di cui è maestro fin dagli inizi della carriera, nel 1939 su “Il brivido”. Alla fine degli anni Cinquanta, sono piene di “spot pubblicitari”. D’altronde, il boom economico è alle porte, tutti si sentono in grado (e in dovere) di raggranellare quattrini a più non posso. E d’altronde non abbiamo ancora visto niente. Aspettiamo gli anni Sessanta:





Le storie di Jacovitti, come si è detto sempre meno frequenti, proseguono sul Vittorioso fino grosso modo al 1962, quando vengono sostituite da ristampe di suoi vecchi episodi. Vediamole una per una.

1955





Di Tex Revolver ho già detto: evidentemente è una “quasi parodia” del Tex bonelliano, benché il gioco di rimandi e citazioni interessi soprattutto il cinema di John Ford, di Anthony Mann e faccia addirittura presagire Sergio Leone: anzi, se non fosse un delitto di lesa maestà, direi che le atmosfere beffarde e crudeli (ma sempre in chiave divertita) del regista italiano siano un po’ debitrici di queste tavole jacovittesche. Vedremo più avanti l’altro West, quello degli indiani, ovvero Occhio di Pollo.
Bella la conclusione della storia, con l’intervento (speculare a quello di apertura, che abbiamo visto vari post fa) di Nevio Zeccara:



1956

Alonzo è il diretto antecedente di ZorryKid, che apparirà oltre un decennio dopo sul “Corriere dei Piccoli”:





Pippo preistorico è debitore, ancora una volta, di una classica storia del Topolino anni Quaranta, ovvero “Topolino all’Età della Pietra”, di Floyd Gottfredson e Merril De Maris (The Land Of Long Ago).



Ma c’è anche un chiaro rimando a una memorabile "cavalcata dei dinosauri" di Carl Barks:



1957






Il ritorno di Jak Mandolino, nel 1957, porta con sé il linguaggio surreale di Jacovitti, con l’improbabile slang malavitoso con venature milanesi:











1958

Pippo e le pere di mare è su soggetto di Mario Basari: