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giovedì 17 settembre 2009

La malinconica sorte di Craveri

E Sebastiano Craveri, “padre fondatore” del Vittorioso, cosa fa, fra il 1950 e il 1951? Nei dieci anni in cui sulle pagine del settimanale letteralmente esplode il talento del giovanissimo Benito Jacovitti, il suo ruolo diventa sempre più quello di un outsider: un peccato, perché se è vero che Jac è un Genio del Fumetto (e gli esempi proposti in questo blog lo provano ampiamente, se mai ce ne fosse bisogno), le poetiche, delicate storie di Zoolandia sono piccole opere d’arte che avrebbero meritato, allora, assai miglior sorte, e certamente la meriterebbero adesso. Ma nel Dopoguerra soffia un vento decisamente più spietato rispetto a quello di pochi anni prima – e ovviamente mi riferisco all’aria che si respira sui giornalini. Servono cose più immediate, con toni e colori più decisi. E proprio del colore viene privato purtroppo Craveri, relegato, con la splendida storia Il Re gobbo, in una pagina interna del giornale. L’episodio esordisce nello splendore della tricromia, ma passa subito ad una malinconica stampa a mezzi toni:



Anche il formato della tavola viene spietatamente ridotto, ed è francamente difficile, in pagine sempre più spartane (e disegnate un po’ più sbrigativamente, si capisce) cogliere appieno l’arte di Craveri:


La sorte editoriale di Craveri, che si isola sempre più nella sua pedemontana Carmagnola, mentre Jacovitti è ormai stabile a Roma, a stretto contatto con la redazione del Vitt, è ancora altalenante, in questo biennio. D’altra parte Jacovitti, il nuovo re, ha sinceri sentimenti di riconoscenza e di affetto nei confronti dell’anziano monarca: lo dimostrerà del resto vent’anni dopo, quando aiuterà lui e la famiglia nei giorni più tristi. Un paio di storie, o poco più, vengono ancora impaginate in grande formato e a colori:


La vera e propria mazzata arriva a fine 1950, quando un terzo “pupazzettista” si affaccia alle pagine del giornale, e con una verve tale che sembra voglia fare le scarpe a entrambi, Jacovitti e Craveri. Si tratta di un giovane Lino Landolfi. Ne vedremo delle belle, in tutti i sensi. Intanto, una pagina d’assaggio: