Visualizzazione post con etichetta Benito Mussolini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Benito Mussolini. Mostra tutti i post

mercoledì 9 giugno 2010

Topolino dodicesima parte – il contratto del Secolo

1935 II



Secondo la vulgata classica, all’uscita de I Tre Porcellini e soprattutto degli albi Nel Regno, Nerbini pensa di reagire all’evidente atto di forza concordato tra Disney e Mondadori conservando la testata Topolino (di sua proprietà) e pubblicandoci i soli Cino e Franco, che a suo giudizio sono il vero motivo che spinge i lettori all’acquisto del settimanale. Non si dà quindi eccessivo pensiero, anche perché in quel momento L’avventuroso viaggia alla grande e si dice – ma sempre senza il supporto di adeguata documentazione – che sfiori le 500.000 copie settimanali.

venerdì 4 giugno 2010

I Tre Porcellini 1: arriva Mondadori

1935




È una storia sostanzialmente ancora tutta da raccontare, e ciò non avverrà finché non saranno consultati e studiati – se esistono – il carteggio fra Walt Disney e Arnoldo Mondadori (o chi per lui) e gli altri documenti relativi ai contatti intercorsi tra i due nel 1934 e 1935. Materiale che – almeno in teoria e limitatamente all’Italia – giace in parte in archivi privati e in parte presso quello della Fondazione Mondadori.
Allo stato attuale della ricerca (giugno 2010), basandoci sulla biografia di Walt Disney scritta da Bob Thomas (Walt Disney, Mondadori, 1980), sul volume Album Mondadori 1907/2007 (Mondadori, 2007) e sull’antologia critica curata da Pier Francesco Listri (Il mondo di Nerbini – un editore nell’Italia unita, Nerbini Editore Firenze, 1993) sappiamo solo che Walt e Roy Disney, con le relative famiglie, durante il loro primo viaggio in Italia (1935) sono ospiti di Arnoldo Mondadori nella villa di Meina, buen retiro dell’editore, dove cementano gli accordi per l’esclusiva Disney.
Testimonianze del viaggio in Italia di Walt Disney giacciono ancora ignorate in vari archivi. Un cinegiornale, con la serata di gala al cinema Barberini di Roma, è disponibile presso il sito dell’Istituto Luce.
Forse Walt Disney si fa anche ricevere da Benito Mussolini; certo ha contatti a vasto raggio, perché il piccolo atelier è diventato, nel giro di tre o quattro anni, un’industria di portata mondiale.

martedì 27 aprile 2010

L’avventuroso 4 (1935 – prima parte)

1935


La trama di Flash Gordon s’infittisce e acquista un minimo di logica: ricompare il dottor Zarro, abbandonato fin dalla seconda tavola, e si costituisce il classico terzetto eroe-ragazza-savant, che avrà nei decenni straordinaria fortuna e sarà imitato da innumerevoli autori di fantascienza.

domenica 18 aprile 2010

L’avventuroso 3 (1934)

1934, fine


Flash Gordon, come ho già detto, è una storia a soggetto, senza sceneggiatura pianificata. Le cose accadono in modo apparentemente casuale e le situazioni si ripetono spesso uguali (Gordon salva la ragazza di turno in pericolo dal mostro in agguato), con minime variazioni sul tema: si chiama iterazione narrativa. L’autore dei testi (Don Moore o forse Raymond stesso, all’inizio) non sa bene dove andare a parare. L’effetto, spesso, è irritante; talvolta involontariamente comico. Talvolta, dico: perché la carica avventurosa e la forza profonda di questo fumetto, come altri degli anni Trenta, colpiscono ancora oggi, nel 2010.

lunedì 13 aprile 2009

Il Vittorioso 1942/43

Le fortune del Vittorioso, artistiche e commerciali, seguono la falsariga delle altre testate a fumetti coeve, sia pure in una “corsia preferenziale” offerta dalla distribuzione parallela del circuito parrocchiale: le sanzioni antiamericane del 1938 ovviamente non toccano il “sempre più bello”, come orgogliosamente si autodefinisce il settimanale, ma le altre imposizioni, che riguardano la percentuale di fumetti e testo, costringono la redazione a modificare il menabò del giornale, appesantendolo con molte rubriche scritte e sacrificando alcune tavole. Nel 1939, con L’avventuroso in piena forzata crisi e Topolino che sta ancora affinando le armi per supplire alla mancanza delle serie americane, Il Vittorioso ha una finestra di notevole popolarità.
L’entrata in guerra dell’Italia non porta inizialmente a visibili cambiamenti, ma la penuria di carta e le conseguenze dei primi bombardamenti si fanno sentire già alla fine del 1941, quando il settimanale modifica il suo formato, con un brevissimo esperimento quasi tascabile, per assestarsi poi su una dimensione inferiore a quella degli anni precedenti, ma sempre in linea con le forme del “giornale” classico:
Nel 1941, L’avventuroso recupera alcune sue serie classiche americane, en travesti (lo vedremo magari a suo tempo) e Topolino è lanciatissimo con la sua formidabile squadriglia di grandi autori italiani. Gian Luigi Bonelli reagisce assoldando un altro grandissimo disegnatore, Raffaele Paparella, che in seguito passerà a Mondadori:
Anche il giovane Walter Molino viene cooptato, ma il prolificissimo autore “tira via”: d’altra parte in quegli anni lavora quasi in contemporanea anche per L’intrepido e Argentovivo! mentre i suoi capolavori li riserva, nel 1939, al neo-mondadoriano Audace, specie col leggendario ciclo di Virus.
Il 7 dicembre 1941 gli Stati Uniti entrano in guerra. Nuove disposizioni governative, stavolta dirette a colpire, più che le importazioni straniere, il Fumetto nella sua struttura intima, interessano anche Il Vittorioso: viene proibito l’uso della “nuvoletta”, ovvero il demo-plutocratico balloon. Ogni editore corre ai ripari a suo modo: Mondadori, furbescamente, si limita a spostare i dialoghi in calce alle vignette e a togliere semplicemente il contorno della nuvoletta; il Vitt ricorre invece a pesanti didascalie. Jacovitti, a metà di Forza Pippo, trova una sua originale strada, tutta visuale:
Intanto, ad aprile, Jacovitti conquista l’onore dell’ultima pagina, a colori, con la sua prima storia di grande respiro: Alì Babà e i quaranta ladroni. Un colpo durissimo per Craveri, relegato all’interno del settimanale, e un’opportunità straordinaria per il giovanissimo Jac, che per l’occasione dà sfogo a tutta la sua potente carica surreale. In questa peraltro acerba storia, in nuce, ci sono già elementi strutturali del grandissimo Jac degli anni a venire.
A parte Craveri e Jacovitti, nel 1942 c’è ben poco d’altro, sul giornale. Caesar è richiamato in guerra, sul fronte africano, dal quale invia le sue collaborazioni sia al Vitt che a Topolino:
Eroismi e medaglie d’oro si sprecano, poi, quando le sorti belliche dell’Asse cominciano a declinare, la propaganda si dirada. Col 1943, e i terribili bombardamenti angloamericani che distruggeranno mezza Italia, si apre il più terribile biennio della Storia nazionale. Gli Alleati sbarcano in Sicilia; il 25 luglio cade il Fascismo, l’8 settembre il governo Badoglio firma l’armistizio, ma l’esercito e tutto lo Stato si sbandano, ed entro la metà del mese i nazisti liberano Mussolini dalla prigionia e gli impongono la direzione di una repubblica-fantoccio, a nord della linea del fronte. L’Italia è spezzata in due. Il Vittorioso, come gli altri giornali a fumetti, cerca di resistere. Lo stakanovista Jac disegna in contemporanea le storie in nero e quelle a colori, mentre collabora anche alla concorrenza. Celebra la vittoria dell’editore in una causa civile intentata alla redazione dagli eredi di Salgari:



Tutto questo forsennato lavoro porta ad una maturazione precoce dello stile di Jacovitti: ben presto, infatti, il non ancora ventenne autore è padrone assoluto di varie tecniche, dalla mezza tinta al tratteggio, ed affolla le sue tavole con un caos controllato che ormai ha raggiunto vette artistiche.

In Caramba (febbraio/dicembre 1943), storia che sarà interrotta dagli eventi bellici, c’è già una premonizione di Zorrykid:
Ma le cose precipitano. A settembre, quasi tutti i settimanali ancora in edicola spariscono dalla circolazione. A dicembre, sia Il Vittorioso che Topolino e L’Intrepido mettono in giro – ma sono reperibili per lo più alle edicole delle stazioni ferroviarie – pochi numeri già stampati, con le date corrette:

Poi basta. A differenza degli altri settimanali, Il Vittorioso sarà già in grado di tornare in edicola a giugno, in modo assai avventuroso. Intanto però Craveri è bloccato a Torino, nel territorio della RSI, e Jac, per sfuggire alla leva repubblichina di Graziani e ai rastrellamenti dei tedeschi, si nasconde a Firenze. Ma mentre il primo non può lavorare, il secondo ha già consegnato una montagna di materiale in redazione, e ad alcune storie, forse, fa addirittura passare le linee con qualche spericolato corriere…