Le fortune del
Vittorioso, artistiche e commerciali, seguono la falsariga delle altre testate a fumetti coeve, sia pure in una “corsia preferenziale” offerta dalla distribuzione parallela del circuito parrocchiale: le sanzioni antiamericane del 1938 ovviamente non toccano il “sempre più bello”, come orgogliosamente si autodefinisce il settimanale, ma le altre imposizioni, che riguardano la percentuale di fumetti e testo, costringono la redazione a modificare il menabò del giornale, appesantendolo con molte rubriche scritte e sacrificando alcune tavole. Nel 1939, con
L’avventuroso in piena forzata crisi e
Topolino che sta ancora affinando le armi per supplire alla mancanza delle serie americane, Il Vittorioso ha una finestra di notevole popolarità.
L’entrata in guerra dell’Italia non porta inizialmente a visibili cambiamenti, ma la penuria di carta e le conseguenze dei primi bombardamenti si fanno sentire già alla fine del 1941, quando il settimanale modifica il suo formato, con un brevissimo esperimento quasi tascabile, per assestarsi poi su una dimensione inferiore a quella degli anni precedenti, ma sempre in linea con le forme del “
giornale” classico:

Nel 1941,
L’avventuroso recupera alcune sue serie classiche americane,
en travesti (lo vedremo magari a suo tempo) e
Topolino è lanciatissimo con la sua formidabile squadriglia di grandi autori italiani.
Gian Luigi Bonelli reagisce assoldando un altro grandissimo disegnatore,
Raffaele Paparella, che in seguito passerà a Mondadori:

Anche il giovane
Walter Molino viene cooptato, ma il prolificissimo autore “tira via”: d’altra parte in quegli anni lavora quasi in contemporanea anche per
L’intrepido e
Argentovivo! mentre i suoi capolavori li riserva, nel 1939, al neo-mondadoriano
Audace, specie col leggendario ciclo di
Virus.

Il 7 dicembre 1941 gli
Stati Uniti entrano in guerra. Nuove disposizioni governative, stavolta dirette a colpire, più che le importazioni straniere, il Fumetto nella sua struttura intima, interessano anche Il Vittorioso: viene proibito l’uso della “nuvoletta”, ovvero il demo-plutocratico
balloon. Ogni editore corre ai ripari a suo modo: Mondadori, furbescamente, si limita a spostare i dialoghi in calce alle vignette e a togliere semplicemente il contorno della nuvoletta; il Vitt ricorre invece a pesanti
didascalie. Jacovitti, a metà di
Forza Pippo, trova una sua originale strada, tutta visuale:

Intanto, ad aprile, Jacovitti conquista l’onore dell’ultima pagina, a colori, con la sua prima storia di grande respiro:
Alì Babà e i quaranta ladroni. Un colpo durissimo per
Craveri, relegato all’interno del settimanale, e un’opportunità straordinaria per il giovanissimo Jac, che per l’occasione dà sfogo a tutta la sua potente carica surreale. In questa peraltro acerba storia, in nuce, ci sono già elementi strutturali del grandissimo Jac degli anni a venire.

A parte Craveri e Jacovitti, nel 1942 c’è ben poco d’altro, sul giornale.
Caesar è richiamato in guerra, sul fronte africano, dal quale invia le sue collaborazioni sia al Vitt che a Topolino:

Eroismi e medaglie d’oro si sprecano, poi, quando le sorti belliche dell’Asse cominciano a declinare, la propaganda si dirada. Col 1943, e i terribili bombardamenti angloamericani che distruggeranno mezza Italia, si apre il più terribile biennio della Storia nazionale. Gli Alleati sbarcano in Sicilia; il 25 luglio cade il Fascismo, l’8 settembre il governo
Badoglio firma l’armistizio, ma l’esercito e tutto lo Stato si sbandano, ed entro la metà del mese i nazisti liberano
Mussolini dalla prigionia e gli impongono la direzione di una repubblica-fantoccio, a nord della linea del fronte. L’Italia è spezzata in due. Il Vittorioso, come gli altri giornali a fumetti, cerca di resistere. Lo stakanovista Jac disegna in contemporanea le storie in nero e quelle a colori, mentre collabora anche alla concorrenza. Celebra la vittoria dell’editore in una causa civile intentata alla redazione dagli eredi di
Salgari:

Tutto questo forsennato lavoro porta ad una maturazione precoce dello stile di Jacovitti: ben presto, infatti, il non ancora ventenne autore è padrone assoluto di varie tecniche, dalla mezza tinta al tratteggio, ed affolla le sue tavole con un caos controllato che ormai ha raggiunto vette artistiche.

In
Caramba (febbraio/dicembre 1943), storia che sarà interrotta dagli eventi bellici, c’è già una premonizione di
Zorrykid:

Ma le cose precipitano. A settembre, quasi tutti i settimanali ancora in edicola spariscono dalla circolazione. A dicembre, sia
Il Vittorioso che
Topolino e
L’Intrepido mettono in giro – ma sono reperibili per lo più alle edicole delle stazioni ferroviarie – pochi numeri già stampati, con le date corrette:

Poi basta. A differenza degli altri settimanali,
Il Vittorioso sarà già in grado di tornare in edicola a giugno, in modo assai avventuroso. Intanto però Craveri è bloccato a Torino, nel territorio della
RSI, e Jac, per sfuggire alla leva repubblichina di
Graziani e ai rastrellamenti dei tedeschi, si nasconde a
Firenze. Ma mentre il primo non può lavorare, il secondo ha già consegnato una montagna di materiale in redazione, e ad alcune storie, forse, fa addirittura passare le linee con qualche spericolato corriere…