domenica 28 novembre 2010

La Risata-La Folgore –2

1935: arriva Baldo


La storia de La Risata è fatta di equivoci, fraintendimenti, continui cambi di programma. Un giornale a fumetti con quel titolo, e perciò votato all’umorismo, nel 1934/35 dovrebbe forse guardare a concorrenti come Bombolo-Cine Comico di casa SAEV o tutt’al più a Jumbo. Invece,
il contemporaneo successo stratosferico de L’Avventuroso nerbiniano induce la redazione a scelte tanto drastiche quanto grossolanamente messe in pratica.

La prima avvisaglia di un mutamento di rotta (peraltro necessario, viste le vendite) appare sul numero 10 del 1934, l’ultimo di quelli divenuti – ottant’anni dopo – “introvabili”. È un rozzo tentativo (attribuito dal Salvucci ad Alberto Traini) di imitare i fumetti britannici dell’Amalgamated Press pubblicati dalla SAEV. Decisamente da dimenticare:

 

Invece, sul numero successivo, appare una serie americana di pregevole fattura, e La Risata acquista di colpo un notevole interesse:


Baldo è Donnie, un’effimera serie scritta e disegnata da Darrell McClure dal 1934 all’inizio del 1937 e poco nota anche negli USA. È importante rimarcare che il syndicate di Donnie è l’onnipotente King Features: Cino Del Duca (o chi per lui) ha ancora come referente il solito Guglielmo Emanuel, che in questo periodo è letteralmente assediato dagli editori italiani, in cerca di fumetti americani da pubblicare, sulle loro più o meno effimere testate. Evidentemente, Donnie è una rimanenza, uno “scarto” rifiutato sia da Nerbini che da Vecchi e Mondadori.  Vedremo prestissimo che le cose cambieranno, e Del Duca sarà indirizzato verso pascoli ancora intatti…


McClure è uno dei più talentuosi autori di fumetti americani. La sua fama è legata soprattutto alla serie Little Annie Rooney, da noi pubblicata col titolo Piccola Betta, e di cui ho parlato in alcuni post precedenti, a proposito di Jumbo e de L’Audace. Per lavorare a Donnie, McClure abbandona proprio le domenicali di Annie, che passano a Nicholas Afonsky. Donnie è una serie pregevole, raffinata ma con forte tensione drammatica: una magica sintesi di provincia americana e di scenari esotici, con pirati, isole perdute e tesori sepolti.

L’arrivo di Baldo/Donnie su La Risata innalza bruscamente il livello del settimanale, anche se il resto dei fumetti pubblicati rimane di qualità decisamente scadente.




Le avventure di Baldo, per quanto mantengano un tenue legame con l’umorismo, non giustificano più il titolo del settimanale. Se, evidentemente, si vuol fare un po’ di concorrenza a L’Avventuroso, perché mantenere quella testata? La cosa più incredibile è che essa rimarrà immutata fin quasi alla fine, quando la trasformazione in La Folgore risulterà decisamente tardiva e quindi inutile. È il primo dei piccoli misteri de La Risata: si tratta solo di pressappochismo, di scarsa cura generale? Non direi, perché il periodico, come ho accennato nello scorso post, è comunque bello, ricco, stimolante, con un evidente impegno - anche finanziario - del suo editore. Dunque rimane un piccolo enigma.


Le avventure di Baldo, che proseguono fino al n. 49 del 23 ottobre 1935, sono poi riproposte dall’Editrice Moderna nei primi due Albi della Risata, una serie anch’essa disordinata e ancora non del tutto chiarita per quanto riguarda l’ordine delle sue uscite. Se ne è parlato sul forum Vintage comics, ma rivedremo gli albi in questione anche su questo blog.

La virata del giornale verso i territori dell’avventura si fa più decisa quando, in ultima pagina, iniziano le pubblicazione della storia “coloniale” Nel cuore del Continente Nero. Peccato che stavolta si tratti di un fumetto di autore italiano, velleitario quanto raffazzonato. Sempre Salvucci, sulla sua preziosa rubrica Archivio pubblicata su Il Fumetto, lo attribuisce ad un non meglio identificato S. Papini.

 

Non va meglio va con la fantascientifica Città futura, che inizia sul n. 17, né tanto meno con La squadriglia folle, dal n. 20:





Col n. 24 si sperimenta (!) la tricromia



Nel mondo sconosciuto, dal n. 22, con innesti fotografici sul genere di Gianni Giramondo pubblicato su I Tre Porcellini è anch’esso assai modesto e probabilmente di autore italiano:


Ma le grandi novità appaiono sul n. 37, del 30 luglio 1935, e saranno decisamente esplosive. Le vedremo nel prossimo post.

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