mercoledì 3 novembre 2010

L’Audace terza versione: numeri 60-181 (1935-37) - Terza parte

1935 (giugno-agosto)


Esaurito il tourbillon lucchese e jacovittiano, torniamo alla nostra storia "in diretta" del Fumetto in Italia, e riprendiamo la vicenda de L’Audace. Ho detto, nell’ultimo post dedicato all’ “anti-Avventuroso” della SAEV, che Brick Bradford passa molto presto dalla prima pagina del giornale a quelle interne, abbandonando anche il disegno della testata, e ciò perché non incontra il favore dei lettori. Questo è senz’altro vero, perché conosciamo gli sviluppi delle vicende editoriali successive, ma oggi, nel maggio 1935,
 forse c'è qualcosa d'altro. Probabilmente si tratta anche di una forma di autocensura: Brick e le sue eroine sono davvero troppo osée, per gli autoritari genitori, insegnanti, sacerdoti che controllano con attenzione le letture degli adolescenti.


Al posto di Brick Bradford, in prima pagina e nel disegno della testata, dal numero 73, come del resto abbiamo già visto, c'è il Tarzan a fumetti: sono le tavole domenicali disegnate da Harold Rudolph Foster e, dal punto di vista squisitamente grafico, i lettori ci guadagnano. Le tavole che pubblica L'Audace sono infatti le più mature della serie, formalmente perfette, probabilmente fra le migliori cose della syndication americana di tutti i tempi. Il Tarzan di Foster è anche all'origine del fumetto "naturalistico-avventuroso" americano e di conseguenza italiano: sono infatti iniziate il 15 marzo 1931, ad opera di Rex Maxon, passando nelle magiche mani del futuro autore di Prince Valiant già dal 27 settembre di quell'anno. I lettori del 1935 non lo possono sapere, ma negli anni precedenti, Alex Raymond ha letteralmente saccheggiato le tavole del Signore della Giungla, specie quelle del ciclo "egiziano" (1932/33), e intere sequenze di Tarzan si ritrovano nel Flash Gordon degli inizi.

Forse il seminudo Tarzan, rispetto a Brick Bradford, è considerato meno morboso, più “naturale”, anzi addirittura naturista: negli anni Trenta, del resto, il nudismo fa parte delle novità di una certa cultura "alternativa", pre-ecologica e perfino pre-nazista. Forse non a caso, all'epoca delle proibizioni fasciste, si tenterà di camuffare Tarzan da eroe germanico, col nome di Sigfrido...

 

L'aspetto più notevole dell'arte di Harold Foster, è che sembra nascere già "adulta" addirittura nel 1929, quando il maestro di Halifax riduce in daily strips il primo romanzo di Edgar Rice Burroughs. Ciò a differenza dei suoi colleghi Raymond e Caniff, per citare solo i due nomi massimi, che hanno un periodo di maturazione più o meno lungo. Foster, invece, padroneggia in modo totale il disegno della figura umana fin dalla prima striscia: capacità senz'altro dovuta anche al lungo lavoro nel campo pubblicitario, ma certo soprattutto uno straordinario dono di natura.


Harold Foster disegna una giungla tutt'altro che impressionistica, anzi ritratta quasi foglia per foglia. Le sue belve sono realistiche; le prestazioni atletiche del protagonista e dei comprimari, maschili e femminili, degne di un manuale di anatomia per artisti, ma con un effetto di estrema naturalezza:




Straordinaria anche la resa dei "cattivi". Il caso vuole che L'Audace inizi a pubblicare Tarzan più o meno in corrispondenza di uno dei migliori episodi della serie, quello che vede protagonista il villain Dester Molu, mefistofelico europeo che ha asservito una tribù di ingenui africani (siamo nel 1935, perbacco, la correttezza politica è di là da venire):


Intanto, nelle pagine interne de L’Audace, Brick Bradford appare con il suo topper, The Time Top, che annuncia (ma oggi, nel 1935, non lo sappiamo) epocali sviluppi nelle trame domenicali del biondo eroe di William Ritt e Clarence Gray:




Le tavole domenicali di Radio Patrol, di Eddie Sullivan e Charlie Schmidt, proseguono nella loro descrizione senza veli di periferie urbane spietate, per certi aspetti più veritiere dei film di “gangsters” dei primi anni Trenta. La prima continuity di un certo spessore narrativo è la storia col “cattivo” chiamato Il Cuffia, capo di una gang che è quasi una “comune del crimine”:






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