venerdì 13 novembre 2009

BOMBOLO – CINE COMICO (seconda parte)

Il Fumetto umoristico inglese dalla fine dell’Ottocento agli anni Trenta ha un suo fascino particolare. Ebbe la “sfortuna” di approdare in Italia pochi mesi prima dello stravolgimento estetico-emotivo causato da Flash Gordon, Mandrake e compagni, nel 1934/35, e quindi apparve invecchiato di colpo. Inoltre, le lunghe didascalie in testo, quasi sempre superflue, ne appesantivano la lettura in modo insopportabile. In Gran Bretagna, quel modulo espressivo sopravvisse a lungo, ben oltre la Seconda Guerra Mondiale. Aveva la grazia un po’ perversa delle cose immutabili, ma alcune serie, come quelle che vi propongo, appaiono ancora oggi sorprendentemente “moderne”.



Su Bombolo e Stinchi ha scritto un bellissimo commento Luca Boschi, facendoci balenare fascinosi flashback italo-inglesi. Sergio Lama, sul prossimo Notiziario GAF, li lascia senza attribuzione. Io potrei azzardare che si tratti della serie Little Willie and Tiny Tim, che è una derivazione dei classici Weary Willie And Tired Tim, creati nel 1896 da Tom Browne per “Illustrated Chips”. Negli anni Trenta, entrambe le serie erano disegnate da Percy Cocking. O, almeno, così si evince da: 100 anni 100 eroi – Il Fumetto inglese di Denis Gifford, pubblicato nel novembre 1975 come n. 21 della rivista “Comics”, organo dell’allora Salone dei Comics di Lucca. Su un antico numero de “Il Fumetto” c’è un saggio analogo di Ezio Ferraro, vedrò di controllare anche lì.



I grandi film illustrati è una delle prime opere di Carlo Cossio. In uno degli ultimi post sul Vittorioso abbiamo già incontrato questo prolificissimo autore, membro di un terzetto familiare che realizzava gran parte del Fumetto italiano, tra le due guerre. Cercherò una sua biografia attendibile, per proporvela in uno dei prossimi post.
La SAEV di Lotario Vecchi fu, negli anni Trenta, la vera incubatrice del Fumetto italiano: ebbero lì i loro natali artistici non solo Carlo Cossio, ma anche Gianluigi Bonelli, per dire. Il tratto di Cossio è già maturo sul numero 18 di "Bombolo", in queste parodie dei grandi successi di Greta Garbo (qui Grata Gherbo, poi riprenderà il suo nome originale:








Wallà Peri è – ovviamente – Wallace Beery, gran divo della Hollywood anni Trenta, ispiratore di Pietro Gambadilegno. Era uso comune, all’epoca, storpiare, italianizzandoli, i nomi dei divi, con gustose varianti regionali: a Firenze, Spencer Tracy era “Spezza Trenci”, dove il “trenci” era il cappotto britannico, il trench.






Laurel e Hardy di George W. Wakefield imperversano un po’ in tutti I numeri di Bombolo, e in occasione del successo del film Fra’ Diavolo (The Devil's Brother, 1933) occupano la copertina con un potente “strillo”:


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