mercoledì 9 giugno 2010

Topolino dodicesima parte – il contratto del Secolo

1935 II



Secondo la vulgata classica, all’uscita de I Tre Porcellini e soprattutto degli albi Nel Regno, Nerbini pensa di reagire all’evidente atto di forza concordato tra Disney e Mondadori conservando la testata Topolino (di sua proprietà) e pubblicandoci i soli Cino e Franco, che a suo giudizio sono il vero motivo che spinge i lettori all’acquisto del settimanale. Non si dà quindi eccessivo pensiero, anche perché in quel momento L’avventuroso viaggia alla grande e si dice – ma sempre senza il supporto di adeguata documentazione – che sfiori le 500.000 copie settimanali.

Fin qui, appunto, la storia sempre raccontata. Ma la realtà appare, anche solo con i pochi documenti che abbiamo a disposizione, decisamente più complessa.
Si può solo supporre, come suggerisce tra le righe anche Ezio Ferraro, che le “amicizie” politiche di Mario Nerbini abbiano giocato un ruolo importante proprio in questo frangente. Se fosse vera la sua affermazione, già riportata, secondo la quale:

C'era poi di mezzo la complicata faccenda della cessione della testata di Topolino; per cui non riesce difficile arguire che un'altra mano gli fu data per altre vie. Se si considera poi che i diritti [dei comics KFS, ndr] venivano accreditati sul conto personale di Benito Mussolini
(EZIO FERRARO, Lotario Vecchi Editore, cit.)

allora si potrebbe ipotizzare anche uno scenario di questo tipo: Mario Nerbini si appella ai "camerati", per difendersi dall’attacco, ma anche i milanesi hanno fatto pressioni in tal senso. Così uomini che occupano livelli politici molto alti del Fascismo, magari anche di origine fiorentina, intervengono a mo’ di arbitrato, convincendo Nerbini ad accettare la perdita dei fumetti Disney ma imponendo nel contempo a Mondadori l’esborso di una cifra molto elevata a titolo di “buonuscita” per la cessione della testata Topolino. Anche la KFS, che distribuisce i comics, paga uno scotto notevole, se è vera l’affermazione sopra citata di Ferraro. Inoltre Mario Nerbini ha l’assicurazione che nessuno toccherà L’Avventuroso e i fumetti americani che pubblica con crescente successo.
Il contratto fra Nerbini e Mondadori è pubblicato in forma integrale sul Listri (op. cit.) e alcuni passi ci interessano particolarmente:

Nerbini rinuncia a favore di "DISNEY" all'acquisto delle pagine domenicali e strisce in nero, disegnate da Walt Disney e concessele dalla Spett. King Features Syndicate col contratto del 19 Gennaio 1933 (…) Tutti i diritti sopra gli albums delle storielle aventi a protagonista la figura di Topolino-Mickey Mouse, già pubblicati da "NERBINI" (…) vengono esplicitamente eccettuati dal complesso di pattuizioni e rinuncie oggetto della scrittura privata presente. "NERBINI" conserva quindi il diritto di pubblicare tutti gli albums, per i quali ha già liquidato a "DISNEY" per anticipazione i relativi diritti, e si riserva la facoltà ed il diritto di effettuarne quante ristampe crederà opportuno durante un periodo di tre anni dalla data della presente scrittura (…) "DISNEY" a titolo di rimborso per le spese di lancio e di indennizzo per la introduzione, l'avviamento ed altra propaganda sostenuta da "NERBINI" per il giornale ''TOPOLINO'', la proprietà del cui titolo è sempre rimasta esclusivamente a "DISNEY" [il grassetto è mio] il quale ne aveva concesso a "NERBINI" il solo sfruttamento per un periodo definito e limitato, accetta e si impegna a versare a "NERBINI" la somma di lire trecentomila (…) si ripete e si precisa che il complesso degli impegni assunti da "NERBINI" verso "DISNEY" nella presente scrittura privata si sostanzia e si limita nel cessare la pubblicazione del giornale ''TOPOLINO'' col numero recante la data del 4 agosto 1935, e nel cessare altresì la pubblicazione di ogni e qualsiasi supplemento di detto giornale a quella stessa data; (…) nella rinuncia integrale ed incondizionata di ogni e qualsiasi diritto "NERBINI" potesse avere acquistato in seguito al lancio, introduzione ed avviamento del giornale "TOPOLINO" e supplementi in base alle vigenti norme e leggi sulla stampa.
(Listri, op. cit.)
N.B.: “DISNEY” sta per Walt Disney-Mondadori.

Quando è ormai definito il passaggio a Mondadori dell’esclusiva Disney, la redazione di Topolino ovviamente tira i remi in barca. Esaurita dunque la pubblicazione di Topolino e Pluto corridore e poi della storia in corso di Cino e Franco (La tribù degli Uomini Leopardo), come da perentori termini contrattuali, il settimanale passa a Mondadori. Il numero 135 è impaginato con lucidi di vecchie tavole prese dalla storia di Wolp e con poco altro:





Ironia della Storia, Paolo Lorenzini (Collodi Nipote), che si era teatralmente chiamato fuori alla fine del 1933, per motivi “culturali”, firma di nuovo il settimanale alla sua chiusura, come farà del resto per tutti gli altri periodici Nerbini, Avventuroso compreso, fino alla guerra.




Con questa pagina, termina il Topolino Nerbini. L’editore si porta via le strisce giornaliere di Cino e Franco, per i quali ha già preparato una casa tutta loro. Col numero 137 del settimanale subentra Mondadori, che ha comunque provveduto a parare il colpo assicurandosi i diritti della versione domenicale degli stessi eroi, che fin dal numero successivo propone nelle stesse pagine, mutando solo il nome in Tim e Tom. Con un atto da gentiluomo di altri tempi, Nerbini pubblica addirittura un trafiletto, in cui avverte i lettori della novità:


Un bilancio del settimanale Topolino edito da Nerbini, anche solo prescindendo dal lussureggiante Supplemento – di cui esamineremo nel prossimo post la parte conclusiva – non può che essere ampiamente positivo. E ciò nonostante gli incertissimi inizi, le ricolorazioni, le traduzioni assai discutibili e un certo disordine generale.
Voglio solo sottolineare una cosa, che spero le immagini abbiano reso evidente: il Topolino Nerbini è oggi (2010) assai prezioso, non tanto per la sua rarità in ambito collezionistico, quanto soprattutto per il suo valore intrinseco: intendendo con questo i contenuti a fumetti ma anche la stampa e perfino la carta, che è di tale ottima qualità (acid free, diremmo oggi) da mantenersi ancora bianca ottant’anni dopo, a differenza di quella dei periodi Mondadori e Vecchi, fragile e ingiallita. In epoca di Ipad e di Kindle, questi valori “tattili” sembrano non avere più dignità, ma secondo me sono invece di grande importanza per la fruibilità e in generale la leggibilità di un’opera, specie se a fumetti.

Per concludere, mi sembra interessante documentare il modo in cui Nerbini si attiene ai termini del contratto. Un catalogo Nerbini databile 1936, acquistato recentemente in asta da Claudio Gioda (che ringrazio per avermi messo a disposizione le fotografie), riporta l’elenco degli albi editi a Firenze, che Nerbini ristampa varie volte e cerca di far circolare il più possibile:




Tale pubblicità è – come abbiamo visto – ammessa esplicitamente dal contratto di cessione di “Topolino”. Esistono almeno due successivi cataloghi Nerbini, databili 1937 e 1940. Nel primo, di cui in questa sede riproduco solo la copertina e la pagina dedicata a Disney, sono riportati ancora i nove albi “canonici”, escluso Topolino contro Wolp:



Nel secondo, datato aprile 1940, che pure è ancora profusamente illustrato - nelle pagine interne - con le immagini dei proibitissimi eroi americani, Topolino è assente:





Posterò le restanti pagine dei due cataloghi quando affronterò gli albi di serie “americani” di Nerbini.

3 commenti:

  1. Elogio enormemente questa tua osservazione, importantissima:

    «Voglio solo sottolineare una cosa, che spero le immagini abbiano reso evidente: il Topolino Nerbini è oggi (2010) assai prezioso, non tanto per la sua rarità in ambito collezionistico, quanto soprattutto per il suo valore intrinseco: intendendo con questo i contenuti a fumetti ma anche la stampa e perfino la carta, che è di tale ottima qualità (acid free, diremmo oggi) da mantenersi ancora bianca ottant’anni dopo, a differenza di quella dei periodi Mondadori e Vecchi, fragile e ingiallita. In epoca di Ipad e di Kindle, questi valori “tattili” sembrano non avere più dignità, ma secondo me sono invece di grande importanza per la fruibilità e in generale la leggibilità di un’opera, specie se a fumetti.»

    ma ci tengo a sottolineare due cose:

    - sono convinto che una concezione corretta dell’eBook (come forma "editoriale") sia di uso parallelo al libro cartaceo. L'utilità dell’eBook è la possibilità di copiare ed incollare parti di testo, fare citazioni, concordanze, etc. senza dovere trascrivere dal testo cartaceo. E naturalmente non ha senso per un fumetto, se non come referenza.

    – tra l’ottica del Kindle (che è più vicina ai prodotti della iRex) e l’iPad c’è molta distanza, secondo me. L’iPad non è un lettore di eBook, per una miriade di motivi, né lo sarà mai. Per i lettori di eBook ci vogliono dispositivi a bassa emissione luminosa, e il loro utilizzo è mirato. Cioé non un "coltellino svizzero" come i cellulari di oggi che fanno anche il caffé, ma "a ogni cosa il suo". Ecco il buono di un vero lettore di eBook.

    Ciao ciao
    Claudio

    RispondiElimina
  2. io vorrei solo sapere se ad oggi il n° 137 dell' 11 agosto 1935 di topolino può valere qualcosa???????

    RispondiElimina
  3. Certo, che vale! Vale tantissimo: dal punto di vista estetico, storico, culturale! Ed è anche raro...
    Ma se intendevi una quotazione, ahimé non saprei dartela, né qui - in genere - si danno.
    Ciao!

    RispondiElimina

Si è verificato un errore nel gadget