domenica 4 aprile 2010

Topolino - decima parte: un americano e alcuni italiani

1934, fine



Dopo I tre lupini… di mare (Just Kids) di Ad Carter, su Topolino appare un’altra serie americana di notevole interesse. Si tratta di La storia di Betta, Buddi e Donni, ovvero Big Sister di Leslie Forgrave, iniziata il 4 giugno 1928 (grazie, Fortunato!) e direttamente ispirata a Little Orphan Annie di Harold Gray, epocale successo del Chicago Tribune. Questa striscia è targata Central Press Association, una consociata del KFS, l'agenzia che distribuisce tutte le serie che Guglielmo Emanuel propone a Mario Nerbini. Rispetto alle altre “orfanelle” del panorama fumettistico statunitense, Big Sister, con un’aria apparentemente più familiare e quasi dimessa, dipinge con efficacia il mondo della provincia americana, e forse per questo risulta gradita al pubblico italiano.



Betta, la piccola protagonista, avrà in Italia un destino assai curioso. Una sua diretta rivale, sempre in casa KFS, ovvero Little Annie Rooney, splendidamente disegnata da Neal Afonsky e Darrell McClure, verrà acquistata dalla SAEV, proprio per cercare di contrastare Nerbini sul suo campo. Ma dopo pochi mesi, la Casa fiorentina si approprierà anche di questo personaggio, ribattezzandolo semplicemente… Betta e sostituendolo, senza tanti complimenti alla serie di Forgrave, come se si trattasse dello stesso fumetto!



Su Topolino, nel 1934, l’autore italiano più interessante è forse Giorgio Scudellari. A dispetto delle scarsissime notizie biografiche che abbiamo su di lui, è senz’altro il disegnatore più attivo, nella fase iniziale delle pubblicazioni Nerbini, perfino più di Giove Toppi. Tanto per cominciare, è suo il disegno della la testata de “L’avventuroso”, che vedremo fra poco. Inoltre disegna le copertine dei primi due albi di Cino e Franco, Sotto la bandiera del Re della Giungla e La fiamma eterna della Regina Loana.



Le uniche notizie biografiche su Scudellari sono quelle riportate da Gaetano Strazzulla:



Scudellari, Giorgio Nato a Santiago (Cile) il 10 aprile 1908; morto a San Paolo (Brasile) nel 1966, a seguito di un incidente automobilistico. Fu attivo particolarmente durante la seconda metà degli anni trenta, quando gli editori italiani di giornali per ragazzi cercarono di formare una schiera di disegnatori indigeni per supplire alla carenza di materiale d'importazione. Collaborò soprattutto all"'Avventuroso", al "Topolino" della gestione nerbiniana e ad altri periodici. Disegnatore eclettico e prolifico, passò indifferentemente dal comico all'avventuroso. Nel 1938, quando Nerbini varò il settimanale "Pinocchio", disegnò a fumetti le nuove avventure del celebre burattino di Collodi. Nel dopoguerra, abbandonati i fumetti, si dedicò al cinema di animazione, tra l'altro partecipando come disegnatore ai lungometraggi La rosa di Bagdad (1942-48) di Anton Gino Domeneghini e a Le avventure di Rompicollo (1953-54) di Giuseppe Raccuglia.

(da: GAETANO STRAZZULLA, I fumetti, Sansoni, 1980)

Giorgio Scudellari se la cava sia con le tavole puramente umoristiche, come quelle riprodotte qui sopra, sia con avventure “serie”, pubblicate sia su Topolino che sul Supplemento:



Scudellari è certamente l’autore più in sintonia con le novità americane: ne coglie abbastanza bene lo stile grafico e anche lo spirito, e abbiamo visto che disegna addirittura alcune strisce apocrife di Mickey Mouse, per il Supplemento, con una capacità mimetica che resisterà ai decenni.

Il suo stile grafico si rifà un po’ a quello di Lyman Young, ed è una via di mezzo tra il “pupazzettismo” più americanofilo (come quello del contemporaneo Roberto Sgrilli, autore di Formichino, pubblicato sul Corriere dei Piccoli) e la tradizione degli illustratori nazionali di inizio Novecento. A differenza di Buriko e perfino di Toppi, il suo modo di rendere le espressioni dei personaggi e la capacità di umanizzare gli animali in chiave non solo disneyana, ma nella tradizione del disegno d’animazione d’Oltreoceano, sono assai “moderne”. Non certo per caso Scudellari parteciperà all’esperimento riuscitissimo de La rosa di Bagdad (1949), lungometraggio di Domeneghini uscito da poco in blu ray e di cui raccomando caldamente l’acquisto.





Gli altri autori italiani pubblicati su Topolino nel 1934 sono i già visti Gaetano Vitelli e Antonio (Angelo?) Burattini, col suo Pisellino. Curiosamente, nel 1934 latita un po’ Giove Toppi, altrimenti ubiquitario. Ma la ragione c’è, la vedremo fra pochissimo.




Buriko prova, con risultati deludenti, a cimentarsi con il fumetto avventuroso, ma torna presto al suo Pisellino:







C’è perfino Giuseppe Perego, futuro attivissimo “Disney Italiano” del Dopoguerra:



Ma i tempi stanno cambiando, con velocità incredibile.
Nei primi mesi del 1934, Guglielmo Emanuel, rappresentante italiano del KFS, è sommerso da nuove serie sindacate americane: si tratta dei fumetti nuovissimi a cui ho già accennato, allestiti negli USA in un breve volgere di mesi per contrastare il successo del Tarzan a fumetti di Harold Foster e del Buck Rogers di Phil Nowlan e Dick Calkins, entrambi sulla cresta dell’onda fin dal 1929. Sono passate poche settimane, e Alex Raymond non è più il disegnatore di Cino e Franco, ma di ben tre serie-bomba, tutte sue, iniziate (negli USA) fra il 7 e il 22 gennaio 1934!

Emanuel scrive a Mario Nerbini, che dopo la morte del padre è rimasto solo al comando della Casa, e lo invita a prendere visione delle patinate nuove di zecca. Il giovane editore va a Roma e ne rimane folgorato. D’altra parte è un esperto, in campo “avventuroso”: da molti anni è infatti l’editore italiano delle “dispense” di Nick Carter, i fascicoli dedicati ad adolescenti e adulti con lunghe e iterative storie d’avventura. I fumetti che gli sciorina davanti Emanuel, rivoluzionari anche per il mercato americano, gli suggeriscono possibilità mai esplorate, l’occasione, diremmo nel 2010, di aggregare più target diversi, agganciando gli adolescenti e perfino gli adulti. Ma è proprio questo, il problema: le grandi tavole che gli offre Emanuel sono di difficile proposta su Topolino. È anche una questione di formato. Per quello, ci sarebbe il Supplemento. Ma si tratta pur sempre di un giornalino rivolto all’infanzia, e soprattutto, che senso ha insistere sulla “maschera” di Topolino, se sono Cino e Franco a far vendere il settimanale?
Nerbini, con la scrivania invasa dalle proofs del KFS, che ha acquistato in blocco, ad un certo punto rompe gli indugi, manda al diavolo tutti quanti e allestisce un nuovo giornalone, tanto rivoluzionario che di più non si può…

La nuova bomba editoriale, questa davvero grossa, scoppia il 14 ottobre 1934, e cambia radicalmente non solo il gusto estetico, ma anche la forma mentale di una generazione di lettori, con esiti ancora presenti, a quasi ottant’anni di distanza (sic!), nel Fumetto contemporaneo.
Interrompo quindi, per il momento, la trattazione del Topolino, per passare alle epocali novità dell’autunno 1934.

8 commenti:

  1. Eccellente post (come sempre), ma non posso evitare di bacchettarti.

    "Big sister" di Les Forgrave non era nata nel 1930, ma nel 1928.
    Per essere più precisi, iniziò il 6 giugno 1928.
    A testimonianza, eccoti la prima striscia:
    http://yfrog.com/hqbigsister280604j

    La cosa che più mi sconcerta di questo titolo è che non solo proseguì fino al 1971, ma che ha ancora oggi un nutrito gruppo di appassionati, che la ricordano con affetto.
    Personalmente, io la trovo "pulita, ma insipida" (sia come testi che come disegni).
    Molto meglio il suo modello (LITTLE ORPHAN ANNIE) o l'altra Betta (LITTLE ANNIE ROONEY).

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  2. E non posso neppure fare a meno di auto-bacchettarmi...
    Naturalmente, la data di inizio di BIG SISTER era lunedì 4 giugno 1928.

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  3. Un saluto, con allegato un pugno di complimenti per il blog.
    Scovato per caso, ho iniziati a seguirti con piacere.
    Molto interessante!

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  4. @Fortunato:
    Grazie per le correzioni, provvedo a modificare il testo. Non mi stupisce tanto che ci sia ancora un gruppo di fans di Big Sister. Anche a me piace, limitatamente alle uniche strisce che ho letto, ovvero queste su Topolino. E' proprio l'aria "dimessa", a convincermi: la storia del legno pregiato, per esempio, racconta di un vecchio padre in difficoltà, con orizzonti limitati, che tenta di arrangiarsi, con umiltà ma anche con caparbietà... E si scontra con cose più grandi di lui. E' insomma il tono anti eroico, senza essere melenso (come la Signorina Milli) che affascina. Certo, con Ella Parella vedremo di più e di meglio, anche sotto questo aspetto. Grazie ancora.

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  5. @Cappellaio Matto: Grazie! Spero mi seguirai anche con le prossime "puntate", in cui - per un po' - si abbandona Topolino... Ma si vedono cose moooolto belle.

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  6. "Dimessa" mi sembra la parola esatta per BIG SISTER.
    Soprattutto dal punto di vista grafico, che sembra più di una vecchia serie inglese, che non americana (disegno pulito ma rigido, inquadrature per niente cinematografiche, scarsa caratterizzazione).
    E quando a Forgrave subentrerà Bob Naylor (intorno al 1954) le cose peggioreranno pure.

    Dopo ulteriore controllo, la serie mi risulta aver chiuso i battenti il 26 febbraio 1972, sopravvivendo a molti fumetti assai migliori.
    Forse sopravvisse così a lungo proprio perché non ebbe mai uno smodato successo, per cui non andò mai neppure soggetta a tracolli (e, naturalmente, faceva parte di quei fumetti che la KFS vendeva in blocco ai piccoli quotidiani di provincia).

    Abbastanza curioso è che nella traduzione nerbiniana i nomi siano stati più o meno mantenuti (in originale i tre figli di Martin Wood si chiamavano Beth, Buddie e Donnie).

    Visto che ti piace BIG SISTER, ecco un'altra striscia, stavolta proprio dal periodo di Topolino (come la precedente è più che nitidamente stampabile):
    http://img42.imageshack.us/img42/4259/bigsister331215.jpg

    Facendo un confronto tra l'originale e la versione italiana, noterai come un non proprio brillantissimo traduttore abbia scambiato un "hooray" di giubilo per il nome proprio Orazio (ma, almeno, non abbiamo rimontaggi di vignette).

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  7. Oltre alle vignette apocrife di Mickey Mouse, ce ne sono alcune - meno note, anche se segnalate in INDUCKS - interpolate nella prima pubblicazione italiana di The Wise Little Hen (I due fannulloni, sui numeri 33 e 35 del Supplemento). Anni fa avevi ipotizzato che potesse trattarsi anche in questo caso di Scudellari...

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  8. @Armando: non me lo ricordavo! Metto un segnalibro mentale, e fra tre o quattro post, quando affronterò il Supplemento 1935, mi occuperò della cosa. Grazie!

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