lunedì 2 marzo 2009

Scaffale 7b
Ecco i volumi di (e su) Edgar Pierre Jacobs. Paradossalmente, pur amando questo autore assai più di Hergé, possiedo meno cose, su di lui. Forse perché, avendolo collezionato fin dalle origini (le mie, intendo), non ero ancora preso dal morbo della completezza, e non ricompravo albi e volumi, quando possedevo già una storia in altra edizione.
L’opera di Jacobs, assai meno vasta di quella di Hergé, inizia con un Flash Gordon ridisegnato – e poi trasformato in modo assolutamente originale – quando i nazisti posero l’embargo sulla produzione americana a fumetti, durante la Seconda Guerra Mondiale. Jacobs, ex tenore lirico, si assunse l’onere di questa operazione per il settimanale Bravo!, e dopo la conclusione dell’episodio apocrifo, uscì un’ulteriore storia, Le rayon U, mai ristampata in cartonato e rimasta a lungo leggendaria. Negli anni Ottanta, la Comic Art ne curò un’edizione italiana, con prefazione di Gianni Brunoro, molto ben fatta:
Jacobs è fra gli autori chiamati da Hergé, nel 1946, a collaborare al settimanale Tintin, uscito prima nel Belgio francofono e poi anche in Francia. La sua storia d’esordio, la prima della serie di Blake e Mortimer, è Le secret de l’Espadon, una specie di rivisitazione, a metà fra fantascienza e fantastoria, del conflitto appena concluso: il nemico, nella migliore tradizione raymondiana, è un dittatore “giallo”:


La storia è lunghissima, e viene ristampata in due cartonati. Non l’ho mai apprezzata: troppo elementare come caratterizzazione dei personaggi, esageratamente prolissa, con solo qualche sprazzo di suggestione grafica. È rimasta però anch’essa leggendaria, almeno tra gli appassionati italiani, perché quando l’opera di Jacobs approdò da noi con la splendida avventura Il mistero delle Grande Piramide, apparsa in due albi della collana dei Classici Audacia, in un redazionale di presentazione furono pubblicate delle vignette che promettevano assai più di quanto hanno poi in effetti mantenuto.

Il Mistero della Grande Piramide (1952) segna la maturità del suo autore. Le storie che produce sono dense di mistero, documentate, azzardate nelle ipotesi fantastoriche (e fantascientifiche) ma sempre nei limiti della plausibilità, e si avvalgono di uno straordinario lavoro di documentazione. La Grande Piramide è seguita, sui Classici Audacia, da (quasi) tutte le successive e affascinanti avventure: Il Marchio Giallo, SOS meteore, L'enigma di Atlantide, La trappola diabolica, Il caso della collana (1966). L’edizione mondadoriana ha molti pregi e qualche difetto, soprattutto alcune discutibili traduzioni e la scelta di pubblicare Atlantide (peraltro inferiore, qualitativamente, alle altre storie) metà a colori e metà in bianco e nero.
Jacobs è un perfezionista, e sforna una storia grosso modo ogni due anni: il suo stile passa da una godibilissima linea chiara a un tratto decisamente più “sporco”.










Poi i Classici Audacia chiudono, ma anche Jacobs, purtroppo, è giunto alla fine della sua carriera: la successiva storia, Le tre formule del professor Sato, esce infatti in cartonato, ma è solo la prima parte. La seconda non vedrà mai la luce. In Italia, quindi, manca inizio e fine della sua produzione.

Una prima edizione “filologica” è tentata alla fine degli anni Settanta da Gandus: esce finalmente Il segreto dell’Espadon; ci accorgiamo degli adattamenti (con parti ridisegnate!) che aveva subito La Grande Piramide all’epoca della sua prima edizione italiana. Gandus manda in libreria anche alcuni dei successivi titoli.
Esattamente dieci anni dopo, è la Comic Art a prendere il testimone e a coprire tutta la produzione originale, compresa la prima parte de Le tre formule del professor Sato. Infine è Alessandro Distribuzioni a ripubblicare la serie, con bellissime edizioni (che non ho mai acquistato). In pratica, possiedo un “fritto misto” di varie edizioni, originali e in traduzione italiana.
Molti anni dopo, gli eredi di Jacobs decidono di affidare a uno dei collaboratori storici di Jacobs la conclusione della storia, basandosi sui crayonnées lasciati da Jacobs. Ma di questo parlerò la prossima volta.

2 commenti:

  1. Davvero un fritto misto!
    Non ti è mai venuta la voglia di procurarti un'edizione omogenea? (italiana o francese che fosse).
    Io ho l'edizione Comic Art, che comprende anche Sato 2 e ha l'Espadon diviso in tre albi (neppure a me l'Espadon ha mai detto molto, ma ai suoi tempi fu un successo epocale: fu questa storia che lanciò il giornale di Tintin, prima ancora delle stesse avventure del giornalista dal ciuffo ramato).

    Comunque, a voler fare un po' di scissione tricotica, EPJ era un baritono e non un tenore.

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  2. Oooops! Certo, il "barytone de la 7me art", come più o meno recita il titolo di un saggio su di lui. Grazie, Fortunato, non ho mai il tempo di documentarmi, vado del tutto a memoria!
    Sì, una volta o l'altra "omogeneizzerò" questa collezione. Oltretutto è una di quelle a cui tengo di più.

    Leonardo

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