sabato 7 marzo 2009

Ancora Edgar Pierre Jacobs

Fra i testi monografici dedicati a Edgar Pierre Jacobs e alla sua opera, il solo veramente valido è l'autobiografico Un Opera de papier, di cui esistono due edizioni, l’ultima delle quali è facilmente reperibile:



Jacobs muore nel 1987: in tutto il lungo periodo trascorso dalla pubblicazione della prima parte de Les 3 formules du professeur Sato, ha portato a buon punto la realizzazione del tomo conclusivo: ha cioè sceneggiato minuziosamente la storia, realizzando quasi tutti i crayonnés: manca solo… il disegno! L’incarico di portare a termine la seconda parte, che si intitola Mortimer contre Mortimer, viene affidato a Bob De Moor, che era stato grande amico di di Jacobs fin dagli anni eroici della rivista Tintin. L’opera viene alla luce nel 1990. De Moor fa indubbiamente un onesto lavoro, considerando anche che la sceneggiatura di Jacobs mostra qualche segno di stanchezza, benché la scena della “pioggia di robots” sia di grande suggestione:

Col volume viene distribuito uno straordinario Dossier, che insieme alla storia della tormentata vicenda creativa ed editoriale di Sato, pubblica anche i crayonnés di Jacobs:


(scusate la qualità spaventosa dell'immagine)

Il successo dell’iniziativa incoraggia l'editore ad andare oltre: le neonate Editions Blake et Mortimer commissionano a Jean Van Hamme (celebrato autore di XIII) e al talentuoso disegnatore Ted Benoit una storia del tutto nuova, per proseguire la saga: cosa a cui gli eredi di Hergé si sono sempre opposti, per Tintin, secondo me con qualche parte di ragione. La storia partorita dal duo è L’affaire Francis Blake: viene orchestrata una sapiente campagna pubblicitaria, con molte “anticipazioni”, che generano negli appassionati grandi aspettative. Purtroppo, le speranze di vedere miracolosamente rinverdire i fasti di SOS Meteore o del Marchio giallo sono in parte deluse: e, diciamolo francamente, non poteva essere altrimenti. L’iniziativa ha comunque un notevole successo, e Les Editions Blake et Mortimer decidono di proseguire l’avventura, reclutando altri autori, che lavorano in varie combinazioni. Vengono alla luce così, negli anni, La macchinazione Voronov (Van Hamme-Juillard), Lo strano appuntamento (Van Hamme-Benoit), I sarcofagi del Sesto Continente (Yves Sente-Juillard), Il santuario di Gondwana (Yves Sente-Juillard).
Per i disegni, se la cavano tutti abbastanza bene: sia Benoit che Juillard scelgono di cristallizzare il personaggio intorno al 1950, l’epoca dei suoi maggiori fasti. Molto meno bene va dal punto di vista delle sceneggiature: si va da trame scontate (Lo strano appuntamento) a idee troppo improbabili con sceneggiature contorte (Il santuario di Gonswana), e quando si cerca di introdurre l’elemento femminile nella saga, assente nell’opera di Jacobs, si sfiora abbondantemente il ridicolo. Peccato.Anche di queste edizioni, tutte edite anche in Italia, posseggo il solito “fritto misto”:







L’amico Fortunato dice che il successo della rivista Tintin, all’origine, fu più merito di Jacobs che di Hergé. Sembra paradossale, ma il più vecchio numero in mio possesso del celeberrimo ebdomadario, sembra confermare la sua tesi. Vi propongo delle foto (ahimè, niente scansioni) del numero 192 del 26 giugno 1952:

Niente Tintin in copertina! È davvero singolare…



Il paginone centrale, a colori, è appannaggio di Hergé: ma della storia classicissima On marché sur la Lune c’è una sola tavola; quella di Quick et Flupke (se non sbaglio), è riciclata da pubblicazioni d’anteguerra.


Eccolo, Bob De Moor nei suoi anni giovanili:


Grandi rubriche, e un intero supplemento di attualità… Qualcosa di molto simile al n. 1 del Corriere dei ragazzi, non è vero? Del supplemento, riporto solo la prima pagina, col “nostro” Gino Bartali. Il servizio sui Baschi è di sorprendente attualità scientifica, con le recenti analisi del DNA delle popolazioni europee!

Ed ecco, con l’onore dell’ultima pagina (o retrocopertina che dir si voglia), non meno prestigiosa della prima, una puntata-chiave de Le mystéere de la Grande Pyramide:


Piccola nota di coda

Fra i tanti disegni dedicatimi da autori (amici, conoscenti, incontrati di sfuggita) in trent’anni di manifestazioni fumettistiche, annovero questo disegnino di Frank Miller, che allora era noto solo a pochi:

Magari per gli altri originali (comprese tavole e strisce) farò un post a parte.

6 commenti:

  1. Che meraviglia di rivista il vecchio Journal de Tintin!

    Quella che mostri deve essere l'edizione francese (dato che quella belga aveva 20 e non 16 pagine, ma non aveva il Tintin Actualités).

    Circa la presenza di una sola pagina delle avventure di Tintin, ciò fu dovuto non ad una diminuzione di importanza del personaggio nell'economia della rivista (Hergé ne era il direttore artistico!), ma ad un problema "produttivo".
    Difatti Hergé, che fino al 1950 aveva prodotto regolarmente le due pagine centrali, era entrato in crisi ed aveva interrotto On a marché sur la Lune per quasi due anni.
    L'aveva ripresa nel 1952 quando aveva "assoldato" il prolifico e eccellente Bob De Moor come aiutante (quindi De Moor non è presente nel giornale con il solo Barelli...)

    In quanto all'assenza di Tintin dalla copertina, non la sottolineerei, dato che figurava pur sempre nel logo e, comunque, in copertina apparivano, a rotazione, un po' tutti i personaggi.

    Per chi volesse dare un'occhiata alle meravigliose copertine di questa rivista, consiglio il sito:
    http://lejournaldetintin.free.fr/index.php

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  2. Bravo Fortunato! Mi hai tolto i dati di bocca! :-)
    La "fortuna" di quella testata fu, all'inizio, sicuramente il nome di Tintin e la sua presenza come personaggio. Ma va poi ripartita fra tutti i Grandi che vi hanno collaborato (e non solo Hergé e Jacobs, per farci capire da chi ci legge - se non siamo solo noi tre...). Tenendo conto, come diceva Fortunato, che Hergé ne era il direttore artistico e non per finta. Le copoertine poi erano spesso dei gioielli!
    (Ah, sto usando un account diverso, ma sono sempre Gianfranco Goria)

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  3. A proposito di B et M, forse potreste togliermi una curiosità.

    Un paio d'anni fa comprai un libro (Le Journal Tintin, les coulisses d’une aventure) che conteneva l'anastatica del primo numero della rivista Tintin.

    In ultima pagina c'era la prima tavola del Segreto dell'Espadon e, con mia grande sorpresa, non corrispondeva affatto alla prima tavola che io conoscevo dalla ristampa in volume (quella della Comic Art).
    In effetti, la prima tavola su Tintin era la seconda nel volume.
    Non solo: quella del volume era palesemente ridisegnata.

    Si parla sempre delle "riscritture" di Tintin, ma è chiaro che anche B et M ha subito uguale trattamento.

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  4. Eh, è un discorso complesso! Non sono un esperto D.O.C., ma cercherò di risponderti indirettamente con la scansione di un saggio a più mani apparso sulla fondamentale ;-) rivista "Exploit Comics", un paio di millenni fa. Vedo di farlo entro stasera.
    Ciao

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  5. Ecco fatto.
    Grazie, Fortunato, per le tue preziose precisazioni. E, Gianfranco: sai, penso solo che siamo solo noi tre, a leggerci... Più Lele ogni tanto, pare. Ma questo blog è un esercizio terapeutico, l'ho detto all'inizio!
    Magari per il prossimo futuro cercherò di non farmi prendere troppo la mano dall'antico virus del "critico" ;-)
    Ciao, amici

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  6. ...mah piuttosto che pubblicare un alfa art cosi' gli eredi avrebbero fatto meglio a trovare un de moor della situazione!

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