sabato 7 febbraio 2009

Una breve digressione sul collezionismo

Oltre ai fumetti, raccolgo (non sono un vero collezionista: mi limito ad ascoltarli!) dischi di musica jazz e affine. Uno dei miei ultimi acquisti è questo delizioso oggetto, che per vari aspetti ha a che fare anche col Fumetto. Intanto il ricco libretto interno – oltre naturalmente la copertina – è a fumetti, e l’autore è nientemeno che Robert Crumb:

Si tratta di una raccolta di musica folk e country degli anni Venti e Trenta: il compilatore, un noto collezionista statunitense, ha “chiamato a raccolta” i 78 giri in assoluto più rari di tutti i tempi. Nel libretto, questo signore (che si firma R.N.), racconta molti episodi affascinanti della sua ultracinquantennale carriera di raccoglitore. Ma il discorso va oltre, si interessa anche dell’aspetto morboso del collezionare, e lo stesso Crumb, con questo tema, va a nozze:

Ricordiamoci che Crumb è un collezionista maniacale, sia di 78 giri di jazz che di country e folk, ma anche di easy listening degli anni Venti, di Musette francese… Suona, anche, in un complesso. Ama tutto fuorché il rock, e questo è davvero singolare, ma andrei fuori tema, a parlarne qui: consiglio a tutti di leggere il suo bellissimo Crumb disegna i blues, uscito anche in Italia, mi pare in due edizioni.
Sembra quasi che il compilatore della deliziosa antologia (due CD Yazoo, roba tosta ma consigliabile a chiunque), voglia darsi al masochismo, quando in chiusura del booklet, racconta l’incredibile storia dei fratelli Collyer di New York. Spero di non violare alcun copyright se la riporto integralmente:



Questo racconto, che già conoscevo, mi ha fatto tornare alla mente un deposito di fumetti che, pur non arrivando agli eccessi di cui sopra, aveva davvero dell’incredibile. Ora non c’è più, ma io l’ho visitato quando già era stato vuotato di oltre metà del suo contenuto. Ecco qualche foto:



Mi vengono a mente solo considerazioni banali. Accumuliamo libri, dischi, fumetti, come sintomo di una malattia mentale. Ci giustifichiamo dicendo che in questo modo salviamo tanti tesori dall’oblio, ed è anche vero. Ma a volte anche la memoria ritrovata va di nuovo perduta, perché la collezione si autodistrugge…

5 commenti:

  1. ... per cui è meglio condividere. :-)

    Evviva Internet!

    RispondiElimina
  2. Sì, decisamente, Gianfranco... Almeno in modo virtuale. ;-)

    RispondiElimina
  3. "Nel libretto, questo signore (che si firma R.N.)..."
    Nell'ultima immagine della storia dei due fratelli collezionisti pazzi si legge "Produced by Richard Nevins"; sarà sicuramente lui R.N.

    RispondiElimina
  4. Sì, Alle, hai ragione... Il bello è che la firma, per esteso, è a pag. 15 del booklet, alla fine del suo appassionante memoriale di collezionista, e che su di lui si può leggere nei vari siti di vendita di CD e in numerosi forum... La colpa è solo mia, che scrivo questi post con troppa fretta! Non ricordando il nome, ho sfogliato a velocità supersonica il libretto e ho trovato solo la sigla...
    Ma meglio così che non scrivere del tutto, credo. Chiedo scusa a te e a tutti

    RispondiElimina
  5. Ehi, ma in una foto vedo una vecchia lampada Naska della Luxo..!! invidia..

    RispondiElimina

Si è verificato un errore nel gadget