domenica 4 luglio 2010

Topolino quattordicesima parte – il grande Yambo

1935 IV


Dal n. 139 del 25 agosto 1935, la stampa di Topolino passa alla tipografia SAME (Società Anonima Mondadori Edizioni) di Via Settala, a Milano, e la tricromia un po’ pasticciata lascia il posto ai regolari quattro colori. Topolino rivedrà la tricromia molti anni dopo, ma quella è tutta un’altra storia.
In prima pagina, inizia la pubblicazione della storia di produzione domenicale conosciuta in seguito come Topolino e il canguro, che occuperà tutti i numeri restanti dell’annata e si concluderà sul n. 158 del 1936.



In ultima pagina inizia la pubblicazione di una storia italiana, la fanta...
...scientifica Gli uomini verdi, dovuta al genio del fiorentino Enrico Novelli, in arte Yambo:



Gli uomini verdi di Yambo è in parte una rielaborazione di un suo romanzo del 1901, Atlantide.

Su Yambo, scrittore, illustratore, marionettista, autore di teatro e di fumetti, esiste una notevole bibliografia, sia cartacea che in rete. Negli anni Trenta, collabora sia al Topolino milanese che ai settimanali fiorentini di Nerbini, come vedremo a suo tempo.



Nato nel 1876, Yambo può essere considerato oggi, nel 1935, il decano dei fumettisti italiani: la sua attività con questa nuova forma d’espressione risale addirittura al 1920, come a suo tempo ho scritto in questa sede, a cui rimando anche per qualche ulteriore notizia bio-bibliografica sull’autore di Ciuffettino, best seller del 1902. Altre note su Enrico Novelli le ho pubblicate in questa pagina.


Yambo, nel 1935, è particolarmente prolifico: collabora non solo a Topolino, con Gli uomini Verdi, ma anche a I tre Porcellini con l’ancora più accattivante Robottino.





Yambo, a cui anche Umberto Eco ha voluto rendere omaggio nel suo romanzo La misteriosa fiamma della regina Loana, usando il suo nome per quello del protagonista, è uno dei padri della fantascienza italiana. Nel 1926 ha pubblicato L'uovo di pterodattilo (L'allevatore di dinosauri), anticipando di molti decenni l’idea di Michael Crichton. Le storie di Novelli, scritte o disegnate, sono sempre caricaturali, “pupazzettistiche”, ma con una tensione emotiva e spunti epici degni di Salgari e Verne. Per molti aspetti, i suoi fumetti del 1935 iniziano proprio l’aurea scuola italica del “pupazzettismo avventuroso”, che ha in Benito Jacovitti l’alfiere principale e che si lega perfettamente all’afflato avventuroso delle strisce di Floyd Gottfredson. È sulle pagine del Topolino 1935 che si forma una fetta considerevole del Fumetto italiano.


Col numero 142, dopo la chiusura del Supplemento, il menabò di Topolino viene rivoluzionato.


Le tavole domenicali di Mickey Mouse conservano l’onore della prima pagina, ma la seconda e la terza sono occupate finalmente dalle strisce giornaliere di Floyd Gottfredson e collaboratori. La storia in corso di pubblicazione è Il romanzo di Clarabella:




Chi sarà mai, nel 1935, il traduttore delle strisce di Mickey Mouse? È una ricerca ancora tutta da fare, e forse riusciremo a dare una risposta, per lo meno interlocutoria, nel prossimo futuro. Certo è un traduttore colto e molto più attento alla lettera della versione originale, rispetto ai… creativi nerbiniani: “Guardatevi dalle monete false” è una battuta al limite del nonsense britannico, fedele traduzione della versione originale:



La redazione provvede a cancellare accuratamente i copyrights originali, cosa che d’altronde anche Nerbini ha iniziato a fare, su L’avventuroso. È difficile che sia una scelta estetica; più probabile un tentativo, per quanto ingenuo di mascherare in qualche modo la provenienza americana delle strisce. Non tanto quelle di Mickey, quanto quelle “avventurose” pubblicate sul settimanale.



Topolino ospita, sempre proveniente dal Supplemento, anche Audax di Allen Dean (King of the Mounted Police):


Topolino manterrà sostanzialmente questa impaginazione fino al 1937 inoltrato, pur con l’alternarsi delle storie di produzione italiana e con qualche singolare esperimento, come vedremo nel prossimo post.

Altro fumetto statunitense di pregio è Ella Parella, ovvero Ella Cinders di Charles Plumb. Grande orfanella-star degli anni Venti, nata quale imitazione di Little Orphan Annie di Harold Gray ma presto “cresciuta” e dotata dal suo autore di una personalità originale, Ella Cinders vive nell’età del jazz avventure mondane con gustosi spunti di satira di costume. Ne parla anche Luca Boschi nel suo blog, con splendide immagini. Dopo la Grande Depressione, Plumb è abile nell’usare il suo personaggio su due piani complementari: avventure esotiche, come le sue vicende nei mari del Sud, che pubblica difatti anche Topolino, e vicende casalinghe con un realismo a volte sorprendente e non privo di denuncia sociale, nel solco del New Deal rooseveltiano.



Questo è un volumetto americano del 1933:



Col numero 148 del 27 ottobre, le didascalie in rima scompaiono: o meglio, vengono inizialmente rimpiazzate da cartigli che raccolgono alcuni “versi sciolti”, destinati comunque a scomparire anch’essi nel giro di poche settimane. È un piccolo ma epocale cambiamento, che “sdogana” definitivamente il Fumetto in Italia anche come tecnica di narrazione.




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