mercoledì 7 luglio 2010

Topolino quindicesima parte – un singolare esperimento e il primo concorso a premi

1935 V, fine


La struttura di Topolino, come dicevamo nello scorso post, sembra ormai stabilizzata. Col n. 151, però, la redazione di Mondadori mette in atto un esperimento che ottant’anni dopo potrebbe apparire incomprensibile.



Le domenicali di Mickey Mouse, con l’irresistibile storia di Saltarello, scompaiono dalla prima pagina e vengono sostituite da una storia “naturalistica” di fantascienza con un curioso titolo, S.K.1.,opera di Guido Moroni Celsi.

Ma non basta. Sul numero 152, Topolino è scalzato anche dall’ul...
...tima pagina, e al suo posto ci sono le domenicali di Audax, a colori:


A cosa punta questa rivoluzione? Siamo alla fine del 1935, e in questi mesi L’avventuroso di Nerbini è lanciato nella sua parabola ascendente di popolarità, con vendite stratosferiche. Se davvero è Antonio Rubino a decidere la “linea” di Topolino (ma con le ricerche che abbiamo iniziato cercheremo di chiarirlo definitivamente), allora è singolare davvero che questo esperimento sia opera di chi, nel 1908, contribuì all’ostracismo delle “nuvolette”. Rubino, figura ancora non adeguatamente studiata, almeno per quanto riguarda la sua opera fumettistica, rivelerà d’altronde la sua lungimiranza nel 1938, come vedremo a suo tempo.

Insomma, nel novembre 1935 Topolino si presenta nelle edicole come un clone de L’avventuroso, compresa un’imitazione casereccia (ma niente affatto disprezzabile, per quanto ingenua) di Flash Gordon, col trio Scienziato-figlia in pericolo-prestante eroe:


S.K.1. è un fumetto oggi irrimediabilmente datato, con ritmi ben diversi da quelli frenetici di Alex Raymond e Don Moore. Resta però la sua grande suggestione grafica, quasi “ottocentesca” nel segno ma già padrona del linguaggio dei comics: cosa non comune, tra gli autori italiani di questi primissimi anni, che a volte non recepiscono nemmeno le regole basilari della Narrativa Disegnata, equivocando tra illustrazione e Fumetto.


Le ingenuità cui accennavo, come alcuni “effetti sonori” francamente risibili, non minano il valore (relativo, per la storia del Fumetto italiano, ma anche assoluto) di S.K.1.:


Guido Moroni Celsi, come vedremo tra pochissimo, realizza un fumetto di importanza epocale su I tre Porcellini proprio in questo 1935, il proto-western Ulceda.
Tutto si accomoda il 15 dicembre, col numero 155: ognuno riprende il suo posto canonico, e Topolino, com’è naturale, torna in prima pagina, con l’epica lotta fra canguro e gorilla:





L’esperimento, se l’intento era testare la possibilità di aumentare in modo significativo la tiratura del settimanale, evidentemente non ha dato i risultati sperati. Mondadori, comunque, non abbandona l’idea di un settimanale tutto“avventuroso”: saranno uomini nuovi, quattro anni dopo, a realizzarlo (con l'Audace), nel momento di maggior crisi dell’invincibile rivale fiorentino.
D’altronde il 1935 è l’anno in cui il tono (e il livello artistico) delle dailies di Mickey Mouse si alza di colpo: a partire almeno dalla storia Il misterioso “S” flagello dei mari, conosciuta in seguito come Topolino e il pirata Orango, non manca davvero l’”avventura”, sulle pagine del settimanale mondadoriano:



Ultima novità del 1935 è Il romanzo della signorina Milli, ovvero Little Miss Muffet della cartoonist statunitense Fanny Young Cory, illustratrice dei libri di L. Frank Baum (Il mago di Oz), che pur non potendo essere paragonata ad Ella Parella è un fumetto raffinato e piacevole:


Certo è singolare che con tutti questi “cloni” della Little Orphan Annie di Harold Gray (abbiamo visto, parlando del Topolino Nerbini, anche The Big Sister di Forgrave, ovvero la prima incarnazione di Betta) nessuno abbia mai stampato la capostipite, negli anni Trenta (e anche ben oltre).

Alla fine del 1935, per lanciare il settimanale, la redazione allestisce un concorso a premi fra i lettori, il primo di una lunga serie. Il 1935 è l’anno successivo all’epocale successo della raccolta di figurine dei Quattro Moschettieri, disegnate da Angelo Bioletto e collegate alla omonima trasmissione radiofonica di Nizza e Morbelli, sponsorizzata dalla Perugina: la prima, in Italia, di grande successo popolare. Le figurine, che comprendono l’introvabile Feroce Saladino, sono state un autentico “caso” di costume. Topolino punta dunque proprio sui magici cartoncini colorati, in una variante “povera”: si tratta infatti di figurine da ritagliare, coloratissime immaginette riciclate da chissà quale fonte (L’Enciclopedia dei ragazzi?) e definite “francobolli educativi”:



Lo sforzo redazionale per fidelizzare i lettori non si concretizza solo nel concorso a premi, che verrà replicato nel 1936 con molto più impegno e gran battage pubblicitario, grazie ad un accordo con la ditta Elah. Il 1935 è anche l’anno del primissimo club di Topolino (se escludiamo gli arcaici “filomussini” dei primi numeri nerbiniani): sono gli “Amici di Topolino”, con tanto di tessera sociale. Non dispongo di quella del 1935; mostrerò in futuro quelle successive.
Al giornale viene allegato anche uno spartano “album”, quattro pagine inserite sia in Topolino che nei Tre Porcellini:



Il regolamento, con l’elenco dei premi (10.000 lire in titoli di Stato!) è pubblicato sul numero 155:


L’annata 1935 si conclude con un giornale diretto in modo evidentemente accorto, con una decisa linea editoriale e fumetti extra-Disney di notevole livello. Sono le premesse che porteranno, tre anni dopo, alla straordinaria fioritura “industriale” di Topolino, argomento sul quale ci dilungheremo in un futuro non troppo lontano. Ma dal prossimo post, dobbiamo vedere cosa accade sulla testata gemella, I Tre Porcellini.


6 commenti:

  1. Eccellente post, come al solito :-)
    Da notare, inoltre, il primo aumento di prezzo di Topolino (da 20 cent a 25 cent).

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  2. Grazie :-)
    Giustissima osservazione. Fra l'altro il passaggio a 25 centesimi è contemporaneo alla partenza del concorso: come se quest'ultimo fosse stato ideato per... addolcire l'aumento di prezzo. Le due cose, comunque, sono collegate e rispecchiano l'impegno anche finanziario di Mondadori per imporre il suo Topolino: è noto - e documentabile, esistono anche i borderò dei pagamenti, nell'archivio Pedrocchi - che Topolino pagava gli autori assai di più degli altri editori.
    Grazie per il contributo!

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  3. Sarebbe interessante correlare gli aumenti di prezzo con l'inflazione e/o con gli avvenimenti dell'epoca (guerra in Abissinia, autarchia, etc).
    Comunque, secondo
    http://www.oppo.it/tabelle/riv-lira-dal1861.html
    20 centesimi del 1935 equivalgono a circa 26 centesimi d'euro di oggi...

    Un Topolino del 2010 invece costa 2.20 euro :-)

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  4. LITTLE MISS MUFFET era distribuita dalla KFS, come BIG SISTER e LITTLE ANNIE ROONEY.
    Inoltre, si trattava di personaggi più "smielati", laddove LITTLE ORPHAN ANNIE (non KFS, ma CTNYN Syndicate) era decisamente un maschiaccio (e più oberato di storia, essendo nato un decennio prima).

    A proposito di LITTLE MISS MUFFET e di Fanny Cory, l'Editors & Publishers reclamizza un suo fumetto simile già nell'edizione del 1934.

    Si tratta di BABE BUNTING (Philadelphia Ledger), che conosciamo in Italia per essere stata pubblicato su "Il Monello" nel 1937/38 con il titolo ABBANDONATA nella versione di un certo Roy Willians.

    La San Francisco Academy indica di possederne le strisce da quella del 25 maggio 1935 (forse una striscia di presentazione, essendo un sabato) e le attribuisce alla Cory, ma Holtz (di cui aspettiamo come il pane l'imminente index del fumetto sindacato) asserisce essere quelle strisce già opera di Williams.

    Quindi, fino a prova contraria, la BABE BUNTING della Cory potrebbe essere semplicemente un progetto non andato in porto per (ipotizzo) lo scippo dell'autrice da parte del solito Hearst.
    Anzi, più che NON andato in porto, andato in porto due volte.
    Una volta per la KFS dal settembre 1935 con il nome mutato in LITTLE MISS MUFFETT (che, come BABE BUNTING, è il nome di una nota ninnananna) e una volta per la Ledger dal maggio 1935 con il nome originale, ma un nuovo autore (il misterioso Mr. Williams).

    Ma qualcuno potrebbe sbugiardarmi, dimostrando che, effettivamente, la Cory avrebbe realizzato BABE BUNTING dal 1934, come suggerito dall'Editors & Publishers...

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  5. @Fortunato:
    Sì, certamente il motivo per cui Little Orphan Annie non fu importata in Italia è la posizione assolutamente dominante del KFS, sul nostro territorio, grazie a Emanuel e ai collegamenti - ancora tutti da esplorare e quanto meno da verificare - tra Mussolini ed Hearst: vorrei vedere i famosi articoli che il duce pubblicava sui giornali di quest'ultimo, perché si ipotizzava, decenni fa, che il pagamento avvenisse proprio con lo "scambio" dei diritti KFS...
    Riguardo a Holtz, non sapevo che stava per pubblicare un index cartaceo! Seguo solo saltuariamente Stripper's Guide. Grazie per l'informazione e per gli interessanti particolari su Fanny Cory e il suo "clone". Peccato non disponga del Monello...
    @ pabell:
    Un enorme grazie per il link alla tabella della svalutazione della lira! Io mi arrangiavo ancora con una vecchia edizione cartacea ferma al 1998. Hai perfettamente ragione, bisognerebbe esplorare meglio i collegamenti fra l'andamento monetario e i fatti politici. Intanto, dalla tabella si evince che con termine nel 1934 c'è un periodo di deflazione - che conosciamo, da fonti storiche - seguito da un'inversione di tendenza proprio nel 1935, che potrebbe giustificare l'aumento di prezzo.
    Grazie ancora!

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  6. Neppure io ho "Il Monello", ma si possono vedere le strisce di BABE BUNTING (fin dalla prima) nelle emeroteche online.
    Per essere precisi, le ho trovate sull'Argus di Melbourne (quotidiano australiano raggiungibile qui: http://newspapers.nla.gov.au/).

    Basta tenere conto che la vignetta di presentazione di sabato 25 maggio 1935, nell'Argus appare sabato 20 luglio e così via:
    http://img571.imageshack.us/img571/6730/bb350720.jpg

    Purtroppo i microfilm vanno dallo scadente al pessimo:
    http://img180.imageshack.us/img180/1728/bb350722.jpg
    Si può solo intuire che la piccola protagonista è una bambina che una maschera cinematografica si ritrova abbandonata in sala (la seconda vignetta si può vedere molto meglio sul sito della SFACA: http://cartoons.osu.edu/finding_aids/sfaca/html/1-100/0069.html)

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