mercoledì 22 luglio 2009

Il Vittorioso 1947/48

Mi rendo conto che – almeno per ora – l’avventura del Vittorioso si identifica praticamente con quella di Benito Franco Jacovitti, genio del Fumetto: è davvero troppa la distanza fra lui e gli altri autori a lui contemporanei, anche se questi hanno nomi come Franco Caprioli, Sebastiano Craveri, Gianni De Luca o Lino Landolfi, come vedremo tra poco. A questo proposito, condivido in pieno la perplessità di Fortunato: com’è possibile che un gigante come Jac non abbia avuto autentica fortuna all’estero? Confesso di non avere altre notizie di sue traduzioni, oltre a quella nominata nella risposta al mio post precedente. Troppo “italiano”? Qualche volta, forse, certo non sempre; anzi, le sue storie migliori sono, come tutte le opere d’arte, universali. Non sarà stato troppo sincero, senza ombra di ipocrisia, politicamente scorrettissimo, insomma troppo bravo?
Nel 1947, il Vittorioso pubblica una delle sue opere più splendide, il Pinocchio a fumetti. Disegnato nel 1943/44, è un tripudio di espressionismo, simbolismo (vedremo come quest’ultima componente si rafforzerà, prestissimo), eleganza e suggestione barocca:


Apro una breve parentesi sulle altre pinocchiate jacovittiane. Più o meno dello stesso periodo è l’opera di illustrazione del capolavoro collodiano realizzata per l’editrice La Scuola di Brescia (1945): moltissime illustrazioni al tratto e molte grandi tavole, colorate però in modo invasivo, perché il tratto di Jac è coperto da quello di un altro artista, il bresciano Aristide Longato. Il risultato è comunque di grande fascino. Possiedo una seconda edizione del volume, del 1953, peraltro identica alla prima:


Nel 2002, per la gioia di tutti gli appassionati, esce “finalmente” un’edizione del volume con le chine originali di Jacovitti, colorate al computer, senza l’apporto "coprente" di Longato. Personalmente rimango deluso: è tutto assai più freddo, ma il documento è di grande interesse:


Mi accorgo solo ora che ha parlato anche Lele, nel suo blog, e fa considerazioni identiche alle mie!
Negli anni Settanta, Jacovitti torna alla carica con le illustrazioni per l’edizione collo diana edita dai romani Fratelli Spada:

La versione a fumetti del 1947 resta comunque di gran lunga la più valida. Peccato che non abbia avuto più edizioni degne, se si esclude lo splendido (e raro, e costoso) Festival di Jacovitti versione “rosa”, del 1955, che la ripubblica insieme ad altri albi del Nostro:

Ma torniamo al Vittorioso del Dopoguerra. Sebastiano Craveri riparte in grande stile, con storie dense di suggestioni poetiche, sia letterarie che grafiche. È probabilmente il suo periodo migliore, e Il castello degli spiriti è un irripetibile sintesi di umorismo, con venature di satira, spirito avventuroso e senso del meraviglioso:

Altrettanto fascinosa sono le storie I 3 capelli d'oro del Mago Fanfarone e L'isola della pace: la seconda è particolarmente interessante, perché Craveri affronta, sia pure al suo modo favolistico, temi di bruciante attualità:

Peccato che il settimanale, nel 1947, modifichi in modo radicale la propria impaginazione, per pubblicare più serie in un limitato numero di pagine. Il risultato sacrifica l'opera degli artisti. Ma intanto abbiamo un assaggio degli altri racconti a fumetti di gran livello, editi fra il 1947 e il 1948:


7 commenti:

  1. Inanzitutto complimenti per il bel sito incuriosito dalla discussione sulle edizioni estere di Jac ho trovato, dopo una rapida ricerca, questo interessante sito:

    www.muuta.net/CoccoBill/JacovittiFRA.html

    nel caso qualcuno fosse interessato.

    Giovanni.

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  2. L'ultima immagine con quattro tavole rimontate (beh, in effetti, quella rimontata è solo una, le altre sono rimpiccioliye) su due pagine non fa un bell'effetto.

    Mi ricorda anche la triste fine dell'attuale fumetto sindacato americano, dove, oramai, la regola sembra quella di mettere 5-tavole-5 per ogni pagina dei supplementi settimanale...

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  3. Dopo la mutilatissima versione negli Oscar Mondadori, il Pinocchio del 1947 e' stato recentemente ristampato "come si deve" da Edizioni Di:
    http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-jacovitti_benito/sku-12420446/pinocchio_1946_.htm

    Ciao,
    Armando

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  4. Se vai nel mio Blog c'è anche la ristampa del Pinocchio a fumetti , datata 2007, a cura del grande Luca Boschi.

    Ciao da Lele

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  5. Beh, son passati alcuni anni ma ora si sta per riparlare del Pinocchio di Jacovitti disegnato nel corso del 1944 e pubblicato a partire dalla fine del 1946 su "Il Vittorioso": è in arrivi un corposo saggio dovuto a Alessandro Santi, con interventi a varie voci sui punti più oscure e scottanti di alcuni episodi accaduti a Firenze all'inizio del 1944.
    Scade in data25 Febbraioil bando di richiamo alle armi della repubblica Sociale: chiè fuori è fuori chiè dentro è dentro: Chi non si è presentato e viene catturato rischia la fucilazione sul posto,
    Che accadde veramente a jacovitti, che pur essendo della classe 1923 non era partito per il fronte nel momento - 1942- nel quale i suoi cetanei alle armi andavano a rischiare la vita?. Come Mai Jac non fece il servizio militare?? Il fatto di essere studente universitario non l'esentava da tale obbligo.
    Caro Gori, scusa la rottura di scatole, ma tu che per i tuoi libri ti sei bene informato su quel periodo a Firenze ( Il Passaggio) , sai qualcosa di tutto questo, o se no, che ne pensi??

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  6. Mah, tutto questo silenzio.... siete tutti innocenti??? mi riferisco ai contenuti interessantissimi delle apparizioni del qui in atto sito/blog relativamente all'anno 2009 nel periodo estate/autunno, con belle incursioni nei fumetti della Firenze appena liberata(Agosto 1944) e nella grande capitale romana che lo era già da un paio di mesi: poi l'inizio del 1945 con tutto quello che anche di misterioso accadde fra L'AVE, IL Corriere dei Piccoli, IL Pinocchietto scovato dal Lama e così via.
    Mio fratello ad un certo punto portò a casa L'Avventura Capriotti!!! IO ero sbalordito nel rivedere Mandrake e L'Uomo Mascherato che credevo scomparsi con la guerra; li confrontavo con Il Vittorioso, Jacovitti, Craveri, Giovannini:::: ne nacque una qual certa confusione mentale, che credo completamente non si sia mai dissipata.
    Per questo mi piacerebbe ancora sapere, chiarire, conoscere. Ma il silenzio dei presunti innocenti perdura.
    Amen.

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  7. Si, certo ( lo dico immodestamente io), su “Il Vittorioso” la sua aura d’avventura si respira a pieni polmoni si esprime senza apparenti “paletti” censori, anzi , mi pare in assoluta libertà dal 1944 in poi e almeno fino ai primi anni cinquanta Si pone in tale maniera una sorta di confronto -a mio parere palese ma più di facciata ( il confronto, intendo dire) che di sostanza ( alcuni personaggi sono spesso sul modello americano allora in voga, se si pensi al poliziesco con Jim Brady ( disegnato da Giovanni su testi di scrittori vari) oppure al western con la trilogia iniziata con l’episodio del 1946 “La carovana dei Kansoes” di Picri /Paparella, ma pure con la più tarda spy story del 1948 “Il mistero dell’Atlantico” di Volpi GIovannini ; su tutto questo è stato scritto molto moltissimo. Mi pare però che per quanto riguarda gli studi portati avanti sulle case editrici operanti dell’immediato dopoguerra, o per meglio dire dal momento in cui Roma viene liberata nel Giugno 1944, non sempre gli storici e critici del settore abbiano sudato le proverbiali sette camicie. Per quanto riguarda ad esempio l’operato di Capriotti e le sue pubblicazioni con i rinati eroi americani dell’età d’oro si sarebbe potuto ,o dovuto(?), dare una visione d’insieme più approfondita.
    Poiché in effetti essendo l’editore in questione operante nell’Italia ancora a guerra non conclusa- pensiamo alle sue pubblicazioni settimanali “Grandi Avventure”, poi all”Avventura”, “L’Ometto Pic”,”Cantastorie”, “Giramondo” e relativi albi di Mandrake , Cino e Franco, L’uomo Mascherato, “Marco Spada” e così via- la sua produzione di materiale a fumetti si lega in continuità con quella degli anni precedenti dovuta ad altri editori, fra i quali anche Mondadori, il quale poi per ragioni di opportunità politica ( compromesso con il defunto regime fascista) rimase alla sbarra di partenza fino alla fine del 1945. Comunque io, abitando nel nord Italia, le prime cose le vidi a guerra terminata e in modo discontinuo, spesse sulle bancherelle dell’usato che vendevano alla metà della metà del prezzo originale. In tale maniera, sulle bancarelle, qualcosa riuscivo ad acquistare: ricordo edita da Capriotti nella serie Grandi Avventure una storia misteriosa ed intrigante intitolata “Cino e Franco contro i fotografi della 5° colonna” ed alcuni albi de “L’Uomo Mascherato”(1948) nell’ambito dei quali il forzuto giustiziere in calzamaglia trovatosi non so come a Parigi, doveva combattere contro la banda della “Freccia d’oro”, congrega di donne bellissime ma, ahimé, dedite ad imprese delittuose di ogni genere. Nel primo dei tre albi che contengono tale avventura,”La freccia d’oro”, una didascalia iniziale ci informa che il Nostro è stato come passeggero su di un treno che ha viaggiato alla volta della capitale francese: ma come mai, che cosa era successo prima? Mistero, poiché di quella storia risalente peraltro in origine al 1939/40 ( mai prima arrivata in Italia a causa della guerra), mancano le prime 30 strisce giornaliere!! Va beh, allora queste erano cose consuete, ma io in quel momento avevo solo 11 anni e mi ponevo domande sul perché e percome: da dove arrivava L’Uomo Mascherato??? La precedente avventura apparsa solo in parte su “L’Avventuroso” nerbiniano nel corso del 1941 ci raccontava la famosa avventura de “Il furto alla caverna del teschio”, quindi epopea ambientata nella Jungla originaria, sede naturale dell’Uomo Mascherato; su “L’Avventuroso” questa avventura continuerà apocrifa disegnata dal bravo Lemmi, ma i suoi contenuti saranno completamente inventati e quindi forvianti rispetto alla sconosciuta versione originale americana.

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