giovedì 12 agosto 2010

I tre Porcellini 4 – La svolta: arriva Brick Bradford

1935 - 4


La serie Robin Hood di Charles Flanders (ma è evidente che ai disegni subentra qualcun altro, anche se le fonti americane non ne fanno cenno) dura pochi mesi. La redazione de I Tre Porcellini deve dunque inventarsi qualcosa, per rafforzare l'appeal "avventuroso" che ormai, dopo...
...l'epocale successo de L'avventuroso, tutti i settimanali a fumetti sembra debbano avere per forza. Un aiuto alla diffusione del settimanale lo dà comunque il "Primo concorso degli amici di Topolino", che Topolino e I Tre Porcellini lanciano alla fine del 1935. Sul numero 37 viene pubblicato anche lo spartano "album" per la raccolta dei "francobolli educativi" pubblicati sulle testate del gruppo Walt Disney - Mondadori:



"Gli Amici di Topolino" è il primo anello di una lunga catena che porterà negli anni Sessanta, al memorabile "Club di Topolino": una forma di fideizzazione dei lettori dei periodici Mondadori, in parte basata su una forma spontanea di associazionismo. Negli anni Trenta come negli anni Sessanta, il senso di appartenenza al gruppo è rafforzato dalla tessera, un cartoncino la cui prima, leggendaria edizione appare proprio nel 1935. Non dispongo di quel prezioso reperto; nei prossimi post mosterò quelle degli anni successivi.


Il primo concorso, quello dei "francobolli educativi", lanciato con notevoli mezzi, anche finanziari, ha un notevole successo. Verrà replicato l'anno seguente, in collaborazione con la ditta Elah, e nel 1937/38 con il "Concorso filatelico Impero". I talloncini da ritagliare, pubblicati sui settimanali, saranno molti anni dopo un'autentica croce per i collezionisti...



La disperata ricerca di un fumetto d'avventura, su cui non abbia messo già le mani Mario Nerbini (o Lotario Vecchi, che sta lanciando proprio in queste settimane L'Audace, in funzione anti-Avventuroso), porta a una sensazionale trouvaille, e proprio in casa KFS. Nessuno, infatti, sembra essersi ancora accorto di una straordinaria serie di strisce giornaliere e tavole domenicali, ovvero il fantascientifico Brick Bradford di William Ritt (lo sceneggiatore di Frank Merriwell, ricordate?) e Clarence Gray. I Tre Porcellini pubblica le affascinanti dailies cambiando il nome del protagonista in Guido Ventura:


Brick Bradford non è alla sua primissima pubblicazione italiana. È apparso infatti nel 1933, per un breve periodo, sul settimanale umoristico romano Il Settebello. In quella sede, era stato ribattezzato Bruno Arceri. Il biondo eroe, vagamente somigliante, dal lato fisico, a Falsh Gordon, come carattere è lontanissimo dal modello raymondiano: è infatti un avventuriero più realistico, collaboratore di scienziati, antropologi, archeologi. Lui stesso è una specie di Indiana Jones ante litteram. Del celebre rivale non ha certo il glamour e la sontuosità del disegno, ma ha altre qualità, che verranno fuori a poco a poco. Le storie di Ritt sono ben strutturate, molto lunghe (a volte lunghissime, molti mesi di produzione), con riferimenti puntuali all’etnografia e alle novità scientifiche e tecniche.


La prima storia “giornaliera” di Brick Bradford – Guido (poi Giorgio) Ventura, conosciuta in seguito come La città sottomarina, dopo la pubblicazione parziale su Il Settebello non viene più riproposta: lo sarà, in tutte le salse, negli anni Settanta, all’epoca dell’ubriacatura delle edizioni “amatoriali”, dopo essere stata considerata leggendaria da lettori e appassionati. I Tre Porcellini inizia con il secondo episodio, che prenderà vari titoli ma sarà conosciuto in Italia soprattutto come Fuego il Pirata


Le prime strisce, comunque, costituiscono un micro-episodio a se stante: forse un ripensamento di William Ritt, partito in quarta con una storia a base di perdute città precolombiane (come il primo episodio) e poi attratto da un formidabile spunto basato su un sommergibile tedesco della prima guerra mondiale, sul suo equipaggio ignaro dell’armistizio (sono avvenimenti successi meno di vent’anni fa, oggi, nel 1935) e su un terribile pirata moderno. Ma lo vedremo in seguito.


Brick Bradford è spartito tra Mondadori e Vecchi (come vedremo presto). L’affare migliore lo fa senz’altro Mondadori, assicurandosi le giornaliere: le domenicali, per quanto assai fascinose, peccano per l’ingenuità delle trame, che in parte cercano di imitare proprio Gordon. Le vedremo preso su L’Audace.

Brick/Guido piace a un pubblico forse più raffinato, rispetto a quello de L’Avventuroso: non ha affatto l'afflato eroico di Flash Gordon né le personalità omeriche dei suoi comprimari, ma l’intelligenza delle trame di William Ritt si sposa molto bene con il Topolino di Floyd Gottfredson e collaboratori, con cui spartirà, finché sarà possibile, le pagine più prestigiose del settimanale-leader.



Nel Dopoguerra, quando una redazione improvvisata cercherà di rimettere in piedi Topolino, si penserà subito a Brick Bradford. Ma il biondo eroe della coppia Ritt e Gray avrà purtroppo perso gran parte del suo smalto.

Oggi, invece, nel 1935, la Grande Avventura è appena cominciata, e le pagine de I Tre Porcellini sono piene di irresistibile fremiti.
Ma col prossimo post torniamo a Jumbo, che abbiamo lasciato ormai molti post fa. Benché sia passato solo un anno, tutto è davvero cambiato...


1 commento:

  1. Sono un fan di Brick Bradford. L'Articolo è molto interessante! Grazie mille.

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