martedì 11 maggio 2010

L’avventuroso 7 (1935 – quarta parte: gli italiani)

1935



È interessante notare come cambia il sottotitolo de L’avventuroso: inizialmente è “Grande settimanale d’avventure”; col numero 31 diventa “Grande settimanale per tutti”. È ovvio che Mario Nerbini avverte la necessità di rimarcare che il suo target (diremmo nel 2010) non è solo adolescenziale, ma anche adulto, e ciò per cercare di parare i prevedibili colpi dell’establishment moralista. Lo stesso Nerbini pubblica anche, sempre nel 1935, un trafiletto in cui dichiara esplicitamente che L’avventuroso si rivolge non solo e non tanto ai ragazzini, ma ai tanti “giovanotti e signorine” che frequentano le edicole. Resta il fatto che la grandissima maggioranza dei lettori appartiene alla fascia di età dai dodici ai sedici anni: sono i più controllati da genitori, educatori, sacerdoti, capi delle organizzazioni di partito, che si faranno presto sentire…

Mario Nerbini, nel corso del 1935, pubblica su “L’avventuroso” anche alcune storie di produzione italiana. Può sembrare strano che in un settimanale ridotto a sei pagine – sia pur grandissime – venga “sprecato” spazio prezioso per dei fumetti destinati a soccombere, nell’inevitabile confronto con i mostri sacri d’oltreoceano. Ma Nerbini non è uno sprovveduto, e così facendo prepara il terreno per eventuali forzate sostituzioni, oltre a fornire al giornale qualche paravento ideologico.

Già sul primo numero de “L’avventuroso” sono apparse due storie italiane: Dal deserto alla giungla, di Paolo Lorenzini e Giorgio Scudellari, e Il cacciatore di serpenti, di Corrado Sarri. Entrambe didascaliche, sono però ben diverse tra loro per il segno grafico: quello di Scudellari, come abbiamo già visto, è vicino a certi modelli americani; quello di Sarri è irrimediabilmente attardato, addirittura ottocentesco. Col 1935, entrambi gli autori vengono evidentemente invitati ad adottare i fumetti, ovvero le “nuvolette”, e ad abbandonare le classiche didascalie. Sarri, ne Lo spettro di Stoccolma, non si adegua, e disegna curiosi balloons ibridi:



Caso opposto è quello di Scudellari, che ne Il richiamo della Giungla usa con una certa disinvoltura – come d’altronde fa o ha già fatto sul Topolino Supplemento – le convenzioni del linguaggio a fumetti:




Scudellari disegna (e probabilmente scrive) anche I naufraghi dell’ “Anna Maria”:


E ancora, sempre nel 1935, Il leone bianco, chiaramente ispirato a Jim della Giungla:



Altro autore italiano pubblicato nel 1935 su L’avventuroso è Guido Moroni Celsi. Classe 1885, è il più anziano della prima generazione dei nostri autori. Ha pubblicato già alcune tavole di proto-fumetti, sul Corriere dei Piccoli, su Il Balilla e su altre testate minori, ma è solo su L’avventuroso che si cimenta con la nuova forma d’espressione. Con Il negriero (e con Ulceda, primo western italiano, pubblicato più o meno in contemporanea sul mondadoriano I Tre Porcellini) è già molto vicino, per ambientazione e disegno, al ciclo salgariano che realizzerà per Topolino, dal 1936.




Al contrario di Sarri, Moroni Celsi è “ottocentesco” nelle ambientazioni e per un certo profumo generale, ma è pienamente moderno per linguaggio grafico. Moroni Celsi ha il discutibile onore di disegnare, su testi di Emilio Fancelli, la prima storia a fumetti di propaganda, ovvero La prigioniera del Ras:



Il 1935 è infatti l’anno della Guerra d’Etiopia: il 3 ottobre, il Maresciallo Emilio de Bono, al comando di 100.000 italiani e di un nutrito numero di truppe indigene, gli ascari, si muovono in territorio etiopico dalle basi eritree. La macchina propagandistica italiana si è già messa in moto dalla fine del 1934, dopo gli incidenti di Gondar e di Ual Ual. Un sommario degli eventi si trova in una tutto sommato accurata voce di Wikipedia.




Ma l’autore più aggressivo, quello che cerca, con qualche risultato, di imitare gli americani anche sul campo dell’azione e della rappresentazione della violenza, è Giove Toppi. Anch’egli non giovanissimo (è nato nel 1889), evoca atmosfere più “americane” con La regina dei pirati, la cui protagonista è un’antieroina vagamente femminista che curiosamente ricorda da vicino la Dragon Lady di Milton Caniff, comprimario della serie di Terry And The Pirates, che esce proprio in quei mesi negli Stati Uniti:



Toppi è abile anche in curiose commistioni tra “avventura” classica e umorismo, certo di grana grossa, come in Una donna a bordo:


Più convenzionale è la storia Il dramma del sottomarino H-47, che comunque anticipa alcuni temi tipici dei fumetti bellici di sette/otto anni dopo, e perfino di certo cinema “eroico” nostrano e pre-neorealista di Francesco de Robertis, sul tipo di Uomini sul fondo (1941):



Il parco autori italiani di Nerbini, nel 1935, è completato da Gaetano Vitelli, certo dal segno grafico elementare ma con una sua carica popolana non del tutto disprezzabile:





Carlo Cossio, classe 1907, è da tempo collaboratore di Nerbini: per il settimanale umoristico Il 420, nel 1928, ha disegnato un supplemento a proto-fumetti, Le avventure aviatorie di un Balillino, che si può considerare il primo “albo” a fumetti italiano, ben cinque anni prima di Topolino contro Wolp. Su L’Avventuroso si cimenta anche con il genere realistico:



Carlo Cossio, insieme al fratello Vittorio, avrà un… laborioso futuro, nel Fumetto italiano, dopo il 1938.

Questi, pubblicati nel 1935, sono i primissimi fumetti italiani per ragazzi (e non solo). Di analogo, nel 1935, ci sono solo le storie pubblicate su L’intrepido, che vedremo più avanti, indirizzate ad un pubblico diversissimo e comunque numericamente assai inferiore a quello de L’avventuroso. Già adesso, nonostante l’ingenuità e il livello artistico certo non eccelso, indicano chiaramente quale sarà la caratteristica saliente del Fumetto italiano: forme e linguaggio grafico di derivazione americana, ma temi e personaggi derivati dal feuilleton europeo e dalla narrativa popolare delle “dispense”.

Resta il fatto che, almeno qui, su L’avventuroso, gli italiani fanno poco più che da tappabuchi. Gli americani, senza eccezioni, sono su un altro pianeta.



Qualche nota sulle traduzioni nerbiniane. Si tratta di versioni approssimative, con vari errori di interpretazione e perfino grammaticali e di ortografia. I toscanismi popolari si sprecano (“chiappatelo!”; “costì”): forse Mandrake, se Fellini avesse dato seguito al suo progetto di trasporlo in film, per rendere i ricordi del regista avrebbe dovuto parlar fiorentino…

Alex Raymond continua con il suo incredibile tour de force, anche se accusa qualche colpo: interrompe per un breve periodo Jungle Jim, che comunque riprende con una cura maggiore dei testi e con tavole sontuose:



Per un breve periodo, si fa sostituire da Allen Dean, (grazie, Fortunato!) per X-9:



Purtroppo, la stampa nerbiniana, di grande fascino, mostra i suoi limiti quando ha a che fare con il tratto fine a pennino, e ancor di più con le ombreggiature realizzate in punta di pennello. Possiamo confrontare una tavola di Gordon de L’avventuroso con la patinata originale, pubblicata in un precedente post:





Ma ancor più illuminante è un confronto fra una striscia di X9 e l’originale a china di Alex Raymond:







Infine, per concludere in bellezza l’annata 1935, alcune tavole di Mandrake di Lee Falk e Phil Davis, in cui appare anche il malefico Cobra (in attesa della grande novità del prossimo anno, il 1936):











Questo è l’ultimo numero de L’avventuroso del 1935:



Ma è ora di sospendere la trattazione de L’avventuroso e di riprendere qualcosa di ciò che avevamo lasciato in sospeso…



8 commenti:

  1. Posso certamente confermare che le strisce di SECRET AGENT X-9 dal 22 aprile al 18 maggio 1935 sono concordemente attribuite a Allen Dean (che fu anche disegnatore dei western TEX THORNE e o KING OF ROYAL MOUNTED).

    Ma, rivedendo il testo di una vignetta con Mandrake e il Cobra, ho notato una bizzarra frase: il Cobra ordina di mettere il veto ai piani di... ARMAMENTO!!!
    Riecco la vignetta del 4 ottobre 1934, messa a confronto con la più moderna traduzione della Comic Art.
    http://img443.imageshack.us/img443/1640/mandrake341004.jpg
    Come si vede, il significato è praticamente ribaltato...

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  2. Interessante, che la Regina dei Pirati indossa una camicia e pantaloncini al posto delle vesti sexy preferito dal Dragon Lady. Piu' sensibile, ma meno divertente per i ragazzi.

    Non c'e' Pat Ryan...il vecchio, "pre-Sickles" Pat Ryan...in "Il Richiamo Della Jungla"? Ma con una sigaretta al posto di una pipa.

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  3. @ Smurfswacker: è vero, c'è qualcosa di Pat! Ed entrambi, se non sbaglio, con la pipa! Scudellari, nel remoto 1934/35, è un po' troppo "americano" per non aver avuto accesso a qualche supplemento domenicale originale... Purtroppo su questo autore sappiamo pochissimo, solo che morì in sud America. Forse proprio questo dato può farci pensare.

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  4. @ Fortunato: Grazie! Sì, ero sicuro di Allen Dean, ma dopo le tue sacrosante "bacchettate sulle mani" (dovute anche al fatto che vado sostanzialmente a memoria, in questo blog, mentre rileggo con somma gioia i giornali), ci vado coi piedi di piombo. E ti chiamo sempre in causa!
    Per il Cobra, la cosa è interessante. Mi viene da pensare che, nel '35, bloccare i piani di armamento di una Nazione fosse una cosa... cattiva! Ma ciò contrasta con il resto della battuta. Probabilmente, siamo di fronte a uno dei tantissimi casi di sciatteria (e ignoranza) del traduttore nerbiniano. Chissà chi era... Penso di scansionare e mettere in linea l'antico (1972, mi pare) "atto unico" di Carlo Pedrocchi che prendeva proprio in giro la redazione nerbiniana. Se lo ritrovo!
    Grazie ancora

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  5. Un'altra ipotesi è che il traduttore potrebbe non essere stato sciatto, ma "politicamente attento".
    Se per un americano il veto al disarmo poteva sembrare una cosa da vilain, per un italiano, impastato di retorica guerrafondaia, poteva essere il contrario.

    Comunque, bisognerebbe controllare il testo originale (la storia è attualmente in corso di pubblicazione su Comics Revue)... non si sa mai che la traduzione scorretta sia quella della CA.

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  6. @Fortunato: appunto! E' un'ipotesi a cui pensavo. La prima storia di Mandrake è in corso di pubblicazione su Comics Review? Versione Blackbeard/Zeiger, oppure da (incredibile!) patinate? Mi sai dire per favore da che numero, che me la procuro? Grazie

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  7. Purtroppo, recentemente Comics Revue è andata incontro ad un mutamento (imposto dalla distribuzione) per cui è diventata bimestrale, ma proseguendo con un'assurda doppia numerazione.

    Nel caos totale della mia biblioteca, ho trovato il numero 285/286 (febbraio 2010) con il terzo capitolo della storia.
    Per cui l'inizio dovrebbe trovarsi nel n.281/282 (ottobre 2009).

    Se sia l'edizione censurata o meno, non potrei dirlo, dato che il terzo episodio arriva solo al 21 luglio e siamo ancora ben lontani dal covo del Cobra.

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  8. Valiosísima recuperación de estas páginas maravillosas.
    Gracias y un saludo cordial.

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