mercoledì 3 febbraio 2010

Jumbo – terza parte

Annata 1933



I tre numeri del 1932, usciti a dicembre di quell’anno, vanno letteralmente a ruba. Nel 1933 la numerazione ricomincia da 1, e corre ininterrotta fino al n. 306 del 1938. Nel primo anno di vita, Jumbo cambia pochissimo la sua impostazione grafica: dal n. 18 del 6 maggio, la prima pagina è a colori (quadricromia):



Il lettering dei fumetti ben presto passa dal manuale alla composizione tipografica: una caratteristica che resterà peculiare delle edizioni SAEV e affiliate, e che ben pochi altri editori imiteranno, anche nel Dopoguerra. Anzi, si può dire che, in questo, Lotario Vecchi abbia alquanto anticipato i tempi, benché nel 1933 non potesse certo prevedere l’attuale lettering affidato al computer!


I personaggi inglesi che abbiamo già visto, durante il 1933 proseguono tranquillamente le loro avventure. Per loro mi viene in aiuto un’approfondita ricerca di Giorgio Salvucci, I fumetti inglesi, apparsa su “Fumetto” n. 16 del dicembre 1995. Per quanto riguarda Little Snow Drop di Frank Jennens, che abbiamo lasciato in sospeso nell’ultimo post, posso aggiungere che la serie (si concluderà sul n. 17 di Jumbo) aveva avuto origine nel 1927 sul britannico “Tiny Tots”, mentre altri fumetti di Jennens appariranno sulle testate SAEV fino al 1938.

Nel numero 18 (durerà fino al n. 54 del 1934), inizia la pubblicazione di Povera bimba, senza mamma, sola nel mondo (tutto un programma!), ovvero Poor Little Lone Girl di Louis Gunnies:



Ma Jumbo vive le sue fortune soprattutto su Lucio l’avanguardista, ovvero il già citato Rob The Rover di Walter Booth. Le sue avventure, benché datatissime, per la mancanza dei balloons e lo stile grafico ottocentesco, sono ancora affascinanti e godibili. Nel 1933, e fino al dicembre di quell’anno (vedremo presto perché) offrono ai lettori grandi fremiti avventurosi e suggestive, dettagliatissime ambientazioni esotiche:








Il 28 ottobre, durante il ventennio, è l’annuale della marcia su Roma (1922), ed è festa nazionale. La redazione di Jumbo, per l’occasione, ricorre nuovamente all’abilissimo – ignoto – disegnatore, e fa ritoccare pesantemente la tavola che segue, in cui Rob The Rover/Romano Roveri viene accolto, con tutti gli onori, addirittura… alla sede del Fascio di Londra! Sarei curiosissimo di vedere la versione originale di questa tavola (come di altre), ma i fumetti inglesi d’Anteguerra sono un giacimento inesplorato e ancora sostanzialmente irraggiungibile…


Annunciata da una campagna pubblicitaria che prevede anche la distribuzione nelle edicole di un volantino gratuito, alla fine dell’anno Jumbo inzia le pubblicazioni di Colomba Bianca, regina dei Navajos, che secondo me è alla base del Fumetto western italiano. Gian Luigi Bonelli, nel 1933 è già in forze alla SAEV, come redattore, e vedremo presto le sue prime prove come soggettista e sceneggiatore. Difficile non vedere in Colomba Bianca una progenitrice della Lilith di Tex Willer:






Colomba Bianca (ricorro sempre al citato saggio di Salvucci) è White Dove, Chief of The Chekoways opera di Sidney Pride, apparsa sul settimanale Crackers in quello stesso 1933. Pride è autore anche di Ken, il tamburino di Drake, che ha esordito sul primo numero di Jumbo. Colomba Bianca, benché sia più un romanzo illustrato che un fumetto (ma le vignette sono sequenziali) ha un immediato successo. Peccato che la concorrenza a Jumbo sia già agguerrita, e che l’ultima settimana del 1933 riservi una grande sorpresa… Ma ne parleremo più avanti.

4 commenti:

  1. Grande blog, continuate cosi'.
    Vorrei solo fare un'osservazione riguardo alla composizione tipografica del lettering. In Germania, il lettering non e' mai stato scritto a mana, ma sempre composto tipograficamente, come si vede nei "Lustige Taschenbücher" (il corrispondente tedesco del nostro "Topolino", spesso con storie italiane) e anche negli albi dedicati ai fumetti franco-belgi, come Asterix o Lucky Luke. Solo di recente il lettering di questi ultimi e' scritto a mano. Sarei curioso di sapere per quali motivi una casa editrice scelga il lettering a mano o tipografico e perche' questa scelta poi diventi una tradizione seguita anche da latre case editrici della stessa nazione. Paolo

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  2. E' una bella domanda. In Italia non solo la SAEV ricorse alla composizione tipografica del lettering; anche alcune case minori. In epoche più recenti, c'è il caso della Cenisio, che la utilizzo quanto meno per Buck Danny. E, se non sbaglio (non sono uno specialista del genere) anche i "popolari" come Skorpio e Lanciostory. Sul perché di una scelta o di un'altra, non saprei davvero: forse era dovuta alla presenza o meno di macchianari adatti, in redazione (negli anni Trenta, le lynotipes), e la SAEV certamente ne disponeva: se guardi sull'ultima pagina di Jumbo, vedi che veniva stampato "in proprio".

    Grazie per i complimenti!

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  3. buongiorno, lg.
    Ad Angouleme, settimana scorsa, ho sfogliato un volume portoghese che raccoglieva tutto (o comunque molto) rob the rover. Mi informerò se riesco a recuperare una scansione dell'originale della (mitica) tavola originale sulla marcia di roma.
    Inoltre: si riesce a vedere anche il volantino pubblicitario per il lancio di Jumbo, che citavi?
    Un saluto,
    ms

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  4. Un'edizione di Rob The Rover? Fantastico! Ti sarò molto grato se riuscirai a farmi vedere la tavola "incriminata", sarebbe un piccolo "scoop" e mi toglierei una curiosità... trentennale. Grazie!
    Il volantino del lancio di Colomba Bianca (perché penso ti riferisca a quello: il volantino per il n. 1 di Jumbo l'ho pubblicato nel primo post che riguarda questo settimanale) purtroppo non ce l'ho. Posso però procurarmene una scansione.
    Grazie ancora e saluti

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