sabato 1 agosto 2009

Il Vittorioso del Dopoguerra e il neorealismo a fumetti.

Neorealismo: parola grossa, usata in questo contesto, ma è tanto per rendere l’idea.

Benché la vera punta di diamante del Vittorioso sia ancora Jacovitti, intorno al 1950 altri autori producono autentici piccoli capolavori. Fra le “vecchie glorie”, un posto d’onore spetta senz’altro a Franco Caprioli, di cui abbiamo visto gli exploits dell’immediato dopoguerra. Il Maestro di Mompeo, nel 1947/48, lavora molto per il mondadoriano “Topolino”, ancora formato giornale, che proprio nel ’47 vive la sua ultima stagione di relativo splendore. Libero dai rigidi vincoli moralistici dell’ambiente cattolico, con la serie dei Fanti di Picche (che vedremo a suo tempo), introduce il glamour e anche un po’ di sesso tout court, certo nei limiti imposti dal comune sentire dell’epoca. Consiglio vivamente il bellissimo saggio di Gianni Brunoro e Fulvia Caprioli "A tu per tu con Franco Caprioli" (Le Grandi Firme del Fumetto italiano, Editoriale Mercury, 2005): lì è tutto spiegato estesamente e con notevole acume critico.
Fatto sta che il harakiri di “Topolino” giornale, nell’aprile del 1949, lascia Caprioli a piedi. Sul Vittorioso, l’autore pubblica diverse storie di ampio respiro narrativo, alcune delle quali, su testi di Rudolph, vedremo meglio in seguito. Molte opere di Caprioli, in questo periodo, sono ancora di argomento storico, e ve ne propongo alcuni esempi, tutti caratterizzati dalla splendida qualità grafica.


Ma è particolarmente degno di nota, nel 1947/48 il piccolo ciclo strapaesano di Mino e Dario: l’ambientazione non è più esotica, né storica, ma contemporanea. Difatti assistiamo alle imprese di un gruppo di scout cattolici (qualsiasi riferimento al Tintin di Hergé non credo sia casuale), di alcuni disgraziati malviventi, di un carabiniere, di un vagabondo e di altri umanissimi personaggi, in uno scenario laziale di fantasia ma molto legato alla realtà. Non a caso, il ciclo è stato ripubblicato proprio in appendice al citato testo di Brunoro e Caprioli.

Abbiamo visto che già nel 1945, con I ragazzi di Piazza Cinquecento, un po’ di neorealismo era approdato sulle pagine del Vittorioso; dopo il breve ciclo di Mino e Dario Caprioli, vedremo altri autori confrontarsi con la contemporaneità e perfino con argomenti impegnativi e adulti. Non che sia cosa del tutto nuova, intendiamoci: quando affronteremo il grandissimo “Topolino” d’anteguerra, difatti, vedremo cose insospettabili, a partire da Zorro della Metropoli per arrivare alla Compagnia dei Sette: cose create nonostante il Fascismo, che fanno impallidire i successivi e improbabili Sciuscià (a fumetti s’intende) e Cuore Garibaldino.
Ma torniamo al Vittorioso. Oltre alla storia di Caprioli, qualche notevole spunto di contemporaneità è dato da storie poliziesche quali Il segreto dell’officina n. 2 di Belloni e Polese.

La nuova formula, quasi una rivista e non più un classico “giornale”, incontra il favore dei lettori, nonostante si sia ormai in epoca di tascabili e “strisce” trionfanti. A questo proposito: non aspettatevi in questo blog il fumetto “plebeo” del Dopoguerra, perché non ne ho in collezione; anzi, non aspettatevi nemmeno Tex, Miki, Blek ed epigoni.
Altra “colonna” del settimanale, sempre appartenente alla vecchia guardia, è Kurt Caesar. Anche lui è orfano di “Topolino”, e per il settimanale romano disegna una lunghissima serie di storie imperniate sulla tecnologia, specie in campo aeronautico. Una mole impressionante di produzione, realizzata mentre peraltro lavora estesamente per il mercato estero. Vi propongo, per tutte, una tavola del ciclo di Ted (emulo del defunto Romano) e un’altra, tecnico-fantascientifico-avventurosa, Il brigantino degli abissi, che prelude già ad Urania.


7 commenti:

  1. Perdonami, Leonardo, ma non riesco proprio a cogliere un riferimento (casuale o meno) tra il TINTIN di Hergé e MINO E DARIO.

    Per quanto sia innegabile che Tintin (a livello ideologico-comportamentale) impersonifichi il perfetto boy-scout, tuttavia, da nessuna avventura del suo pur longevo ciclo mi risulta una sua affiliazione all'organizzazione (nonostante la somiglianza, non è Totor).

    Tintin è pur sempre un giornalista giramondo e le piccole avventure "strapaesane" (come hai detto tu) di Mino e Dario sono piuttosto distanti dagli esotici feuilleton di Hergé.

    Semmai un legame con TINTIN lo ha "L'Elefante Sacro", ma solo perché su Tintin (inteso come settimanale belga) fu pubblicato (nel 1950).

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  2. Hai ragione, come al solito.
    Sì, ho scritto Tintin pensando - forse - al suo dimenticato scout Totor, che del piccolo reporter è forse il cugino, o il fratello maggiore... Però secondo me c'è qualcosa d'altro: una certa derivazione del tratto pulitissimo di Caprioli (sebbene basato sul pointellisme), che in queste storie propone un suo realismo "lineare" (ideale?) che ha qualcosa a che fare con la ligne claire. Alla lontana, s'intende! D'altra parte leggo, con una certa perplessità, sulla pubblicità editoriale della prossima collana dedicata a McManus dalla IDW, che il creatore di Arcibaldo sarebbe l'ispiratore di Hergé! Beh, se è vero, allora Caprioli, per lo meno, è europeo! ;-)
    Grazie dell'attenzione, Fortunato! E buone ferie, se ci vai.

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  3. Dimenticavo: interessante la notizia sulla pubblicazione de L'elefante sacro su "Tintin". Ne hai per caso una tavola? Mi piacerebbe pubblicarla (ma parto domani pomeriggio per la Sardegna, bisognerebbe farlo subito...)

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  4. Se penso al fumetto scoutistico, mi viene in mente LA PATROUILLE DE CASTORS di Charlier e MiTacq, ma era del 1954 (e su Spirou).

    Circa Caprioli, stilisticamente lo trovo perfettamente integrabile nel giornale Tintin e lo doveva ritenere tale anche il suo direttore artistico (Hergè), se lo pubblicò più volte ("L'Elefante Sacro", "Rose fra le Torri", I Pescatori di Perle", "I Falchi del Mare" etc.).

    Circa una tavola francese dell'Elefante, temo di non averla, ma posso darti i link per la versione portoghese di Aquila Maris (1 e 2), pubblicata su due numeri speciali di Cavaleiro Andante (del 1953 e 1954):
    http://quadradinhos.blogspot.com/2009/04/numeros-especiais-do-cavaleiro-andante_16.html
    http://quadradinhos.blogspot.com/2009/05/numeros-especiais-do-cavaleiro-andante_7641.html

    Circa il rapporto tra BRINGING UP FATHER (non devi pensare al Mcmanus degli Anni '40, ma a quello un po' più vecchiotto) e TINTIN è stato apertamente dichiarato dallo stesso Hergé.
    E pure Saint-Ogan ha un suo bel peso sull'opera di Mr. Remi, come non posso dimenticare che Hergé, accusando Jijé che JOJO era un plagio di TINTIN, si vide rispondere che, graficamente, Tintin era uguale a Becassine senza cuffietta...

    Io non vado in ferie dall'estate del 1999 (quando chiusi lo studio, ma solo perché lo stavo traslocando), ma ti faccio tanti auguri di buone vacanze.

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  5. Faccio un'aggiunta.
    L'Elefante Sacro in spagnolo (El Coyote 1951) lo puoi trovare qui:
    http://navarrobadia.blogspot.com/2009/08/franco-caprioli-ali-naufrago.html

    E pure un ben noto lavoro di Bagnoli:
    http://navarrobadia.blogspot.com/2009/08/walter-bagnoli-allagalla.html

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  6. Grazie, Fortunato, per i link di grande interesse.
    Dopo lo shock del rientro, presto rimetterò mano al blog, per noi tre o quattro frequentatori... ;-)

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  7. Ciao Leonardo,
    resto davvero ammirato dalla qualita' delle immagini che inserisci nel blog e che se ho ben capito da una nostra conversazione recente ottieni da fotografie digitali.
    Questo sorprende per la leggibilita' la nitidezza a la messa a fuoco omogenea oltre all'assenza percettibile di distorsione.

    Un giorno dovrai prenderti un po' di tempo e raccontarci nel dettaglio come ci riesci, magari anche qui sul blog.

    A presto,
    cognonimo GAF

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