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lunedì 11 gennaio 2010

Il Vittorioso 1962-1966: D’Antonio, Giovannini, Paparella…


Tre autori, attivi negli ultimi anni del Vittorioso, non sono certo da considerarsi “minori”, per quanto appartengano al gruppo che assicura al settimanale il grosso della produzione di fumetti (autoconclusivi e non).

Di Gino d’Antonio ho già scritto qua. È uno degli autori più “americani”, a proprio agio con le storie di ambientazione contemporanea. Ma è anche abile nei “kolossal” in costume, in questo somigliando un po’ al grande Gianni De Luca. L’ultimo suo exploit sul Vittorioso, prima di passare alla Bonelli (all’epoca Cepim) con la celebre Storia del West, è infatti l’epico Alessandro:






Ruggero Giovannini è stato uno delle colonne del Vittorioso, fin dalla ripresa postbellica, nel 1945. Il suo Jim Brady, pubblicato in quell’anno, è forse il primo eroe del settimanale di taglio “moderno”, che si rifà apertamente alla scuola americana del Fumetto realistico e noir. Anche lui, al crepuscolo del Vittorioso, si impegna con ambientazioni medievaleggianti. La disfida è un episodio affascinante, soprattutto per certe suggestioni “magiche”. Ma l’avventura di Giovannini, prima di passare con successo ad altri lidi (principalmente Il Giornalino, ma anche il Corriere dei Piccoli), si conclude con un “realistico” Oro Proibito:











Di Raffaele Paparella, attivo fin dagli anni Trenta, mi ripropongo di parlare più estesamente nel prossimo futuro. È fra gli autori più colpevolmente trascurati (e sottovalutati) del Fumetto italiano, e sì che è stato attivissimo, non solo sul Vittorioso – fin dai primi anni – ma anche nel giro del Fumetto “popolare”, a partire dal Pecos Bill mondadoriano del 1949. Paparella non ha neppure una pagina di Wikipedia; notizie su di lui, almeno in rete, sono assai scarne. Cercherò, come ho detto prima, di rimediare.
A proprio agio con ogni tipo di ambientazione, da quelle più moderne alle storie in costume, Paparella sa dipingere con grande abilità grandi vignette “panoramiche” dense di minuti particolari ma è maestro anche nelle scene d’azione. Gli esempi che riporto di seguito credo siano eloquenti.
Dopo la chiusura del “Vittorioso”, Raffaele Paparella, almeno a quanto mi ricordo, non pubblica più fumetti, per lo meno in Italia. C’è comunque un numero speciale di Fumetto (ANAFI), il numero 48 del 2003, dedicato al Nostro, a cui ovviamente attingerò.












mercoledì 16 dicembre 2009

Il Vittorioso 1959-1962: fumetti in crisi?

Riprendo l’analisi del Vittorioso: il 1966 (con la fine del settimanale) si avvicina…

Per ora, comunque, le avvisaglie delle future difficoltà ci sono appena. Il 1961 è l’anno del Centenario dell’Unità d’Italia, e le celebrazioni investono tutti i mezzi di comunicazione, intrattenimento “leggero” compreso: Renato Rascel lancia una fortunata commedia musicale di Garinei & Giovannini, Enrico ’61, che racconta in musica la storia dell’Italia unita. Il Vittorioso non scansa la ventata patriottica:







C’è anche, sempre nel 1961, un’interessante storia a fumetti di Sandro Cassone e Antonio Sciotti, Il giallo di Garibaldi:




Le rubriche, i redazionali e il resto del “contorno” del Vittorioso ci danno certamente il “profumo” di un’epoca. Ma a noi interessano soprattutto i fumetti, e quelli intorno al 1960 sono indubbiamente anni di crisi, per i motivi “esterni” cui ho già accennato in vari post, primo fra tutti l’urto della trionfante televisione. Ma ci sono anche cause “interne”, che riguardano il mutato gusto del pubblico. Un mondo di intrattenimento basato sul rapido consumo penalizza soprattutto le tradizionali storie a puntate, ossatura storica del “giornale” a fumetti, e ora della rivista: le edicole sono invase da una marea di albi e albetti, tutti con storie magari raffazzonate, brevi e scontate, ma complete. Anche per i lettori del Vittorioso è diventato difficile digerire i grandi “cineromanzi”, alcuni dei quali si protraggono per mesi, con decine di puntate. La redazione corre ai ripari (così almeno crede) pubblicando alcune storie complete, che si esauriscono cioè in un solo numero. Purtroppo il livello artistico, salvo rari casi, è per forza di cose nettamente inferiore al consueto. Benché anche un paio di “grandi nomi” accetti di lavorare anche in questa nuova forma, sono gli autori “minori” a fornire la manodopera necessaria. Le storie autoconclusive, che occupano una parte consistente della rivista, sono presentate con l’etichetta “Il Vittorioso presenta”. I temi sono i soliti romanzi storici e l’onnipresente Western; le cose più moderne e anche sperimentali si trovano altrove. Ho scritto “minori” tra virgolette, poco sopra, perché i disegnatori che vengono impiegati in questo tour de force non sono certo disprezzabili, anzi:












Roberto Diso, oggi notissimo per Mister No:








Otello (?) Scarpelli (dovrebbe essere lui):




Antonio Sciotti, senz’altro un autore fra i più interessanti:







venerdì 9 ottobre 2009

Il Vittorioso 1950/55 – Cross-over e commistioni

L’amico Lele, nel suo interessante blog , ha pubblicato un favoloso “cross over” fra Landolfi e Caprioli: due autori davvero distanti tra loro, in quanto a sensibilità e stile, con un effetto comico irresistibile:

Ora, non è la stessa cosa, ma sul Vittorioso degli anni fra il 1950 e il 1955 ci sono vari altri esempi di gustose “commistioni”, specialmente alcune copertine. Per rimanere su Lino Landolfi, guardate che bellezza questa sporadica collaborazione con Jacovitti:

È ancora l’inarrivabile Jac a collaborare con Nevio Zeccara, autore “naturalistico” in questa copertina a quattro mani del 1955:

Niente di più irresistibile, credo, di questa copertina sottilmente inquietante in cui il nostro amato Benito Franco è ritratto “al naturale”, ancora da Zeccara, per promuovere la sua storia Pippo Preistorico:

Ma il massimo credo proprio sia la prima puntata di Tex Revolver, ancora del 1955, che è davvero disegnata a quattro mani da Jac e da Ruggero Giovannini: il risultato di tale improbabile commistione è assai gustoso e anticipa in qualche modo certe atmosfere di là da venire del genere di Roger Rabbit! Qualcosa di analogo fu tentato in casa Disney, alcuni anni dopo questo exploit di Jac e Giovannini. Cercherò immagini e documentazioni, per proporvele.


lunedì 28 settembre 2009

Il Vittorioso 1951/52 e gli altri autori

Grazie per i vostri contributi ai post precedenti: le note su Roudolph, che mi promettevo di ricercare nel prossimo futuro, sono già un’ottima base di partenza.Su un piano decisamente inferiore ai maestri finora esaminati, ma sempre di altissimo artigianato, è l’opera di Ruggero Giovannini. Nel 1950, con Il leone di San Marco, su testi di De Barba, è ad un livello grafico di tutto rispetto, con un uso del chiaroscuro ispirato, più che dalla scuola americana di Milton Caniff ed epigoni, ai grandi maestri italiani dell’anteguerra e dell’immediato dopoguerra:

La lezione del suddetto maestro americano, e anche quella del suo emulo Frank Robbins, si svela invece prepotente nel 1952 in una storia del tutto particolare, Un uomo contro il mare:

Ricordate i “fumetti verità” del Corriere dei Ragazzi, nel 1971/75? Li abbiamo visti in un vecchio post . Quest’opera, su soggetto di Piero Salvatico (che Perogatt dice fosse anche l’autore della Posta Vitt) ne è un’antesignana. L’idea di utilizzare il Fumetto non solo come mezzo di intrattenimento – o forma d’arte fine a se stessa – ma anche come forma di giornalismo visuale, era nel 1952 decisamente precorritrice. Giovannini contribuisce con un segno di grande realismo decisamente degno della syndication americana del periodo.
Interessante, soprattutto sul versante grafico, è La terra dell’oro, su testo di Eros Belloni e disegni di Guerri (Alberto o Mario?):

Sorprendente, per l’originalità grafica e per l’ambientazione sarda assai realistica, la storia Il bosco di nessuno, su testi di Eros Belloni e disegni di Carlo Boscarato. Mi pare che meriti un attimo più di attenzione:

Dotato di uno stile decisamente personale, fra questi minori del Vittorioso (“minori” forse allora, fra tanti giganti: oggi sarebbero tutti primi della classe) è Gino D’Antonio, che sarà attivissimo in seguito e certo non solo sul Vitt:

Per Renato Polese, anche lui prolificassimo autore degli anni Cinquanta (e Sessanta) ci viene in aiuto una scheda pubblicata proprio sul Vittorioso, che anche nel dare dignità autoriale ai propri collaboratori, dimostra in questo periodo una notevole sensibilità. A proposito: non ho mai citato il sito degli Amici del Vittorioso , che contiene molte informazioni utili. Rimedio adesso.



Col prossimo post torniamo ai nostri “giganti” e ad un nuovo, importante autore.