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martedì 5 aprile 2011

Il catalogo degli Anni Trenta

Mi dispiace moltissimo trascurare in questo modo il mio blog, ma la scrittura di un grande saggio sul Fumetto in Italia negli anni Trenta e Quaranta, insieme a Fabio Gadducci e Sergio Lama, mi porta via tutto il tempo.
Proprio in una delle "battute di caccia" alla ricerca di immagini rare, per il libro di cui sopra (vi darò qualche particolare appena l'editore me lo permetterà, d'accordo Andrea?) ho fotografato, da uno dei più grandi collezionisti italiani, un particolarissimo album di figurine.


La Superraccolta Jumbo Zàini, della metà degli anni Trenta, ha il suo fascino d'epoca che condivide con raccolte analoghe, prima fra tutte la Topolino Elah del 1936, ben conosciuta e accanitamente collezionata (anche da me). Notate il cromatismo e la grazia delicata delle immagini.
Ma, in più rispetto a tante altre, questa raccolta è un autentico Catalogo degli anni Trenta. L'insieme delle figurine, infatti, che si trovavano nei prodotti dolciari Zàini e nei settimanali della SAEV di Lotario Vecchi, costituiscono un insieme apparentemente disorganico e caotico che in realtà raccoglie tutte (o quasi) le icone del decennio, ovvero i personaggi, reali o di fantasia, che popolavano l'immaginario degli anni Trenta italiani.
Credo sia interessante analizzare queste immagini, per verificare se quanto ho appena scritto è giusto e anche per vedere se gli anni Trenta sono ancora in qualche modo vivi, nel mondo iconico del nuovo, avanzato Millennio.
Un po' per volta, d'accordo? Intanto eccovi le prime pagine. Le commenteremo, se vorrete, nei prossimi giorni.



giovedì 23 settembre 2010

Tutta la verità su Rob The Rover - Lucio l'avanguardista


Ho affermato, parlando di Rob The Rover/Lucio l'avanguardista, colonna del settimanale Jumbo dal 1932 al 1938, che la serie originale inglese, opera di Walter Booth, terminò bruscamente nel 1940. L'ho fatto sulla base di una comunicazione personale di Ezio Ferraro, risalente a molti anni fa, e ho pubblicato la relativa fotocopia. Invece, a quanto pare, le cose stanno diversamente: Sergio Lama mi ha inviato infatti un'email, a questo proposito, che merita di essere pubblicata come post a sé stante.
Scrive Sergio:

È vero! La serie Rob the Rover fu bloccata, e con essa il settimanale The Sunbeam, per carenza dei rifornimenti di carta che arrivavano dall’Europa, già in guerra. Ma soltanto per gli inglesi. Il personaggio di Walter Booth, era assai noto in Europa: in Portogallo il longevo (dal 1936 al 1953) settimanale O Mosquito pubblicò una rilevante quantità delle sue tavole, ed anche in Scandinavia la saga, con il titolo Willy på eventyr (The Adventures of Willy), ebbe molti seguaci. Nel 1941, un artista danese di nome Harry Nielsen, iniziò a disegnare nuove storie di Rob, assimilando lo stile di Walter Booth in elaborate tavole con sottomarini volanti e futuristici velivoli. Harry Nielsen, che si occupò della serie fino al 1947, era un illustratore già da tempo attivo nei Paesi scandinavi.
Ma non era finita! Ancora una volta, nel 1956, le avventure di Rob, ovvero Willy på, ripresero sulle pagine del settimanale danese Famiglie Journalen, scritte da Aage Grauballe e disegnate da Tage Andersen, due autori che si siglavano Andy-Aags. Le trame delle storie virarono verso la fantascienza, con ardite esplorazioni spaziali su strani pianeti e viaggi interplanetari dentro e fuori il nostro sistema solare. Il disegno di Andersen, dopo un inizio incerto, negli ultimi anni migliorò sensibilmente, più fluido e dinamico, tanto da annoverare l’autore tra i migliori illustratori del genere.
La serie cessò definitivamente nel 1977.
Le notizie di Rob in Scandinavia sono su questo sito.



Dunque, chi l'avrebbe mai detto? L'antico, dimenticato Lucio l'avanguardista ha avuto una vita incredibilmente più lunga di quanto sospettavamo! E complessa, anche! Grazie a Sergio, che ci informa anche della pubblicazione di questa e altre notizie sul nuovoNotiziario GAF, in distribuzione nelle prossime settimane.

martedì 14 settembre 2010

Jumbo – nona parte

1935 - 2


Concludiamo dunque le vicende di Jumbo nell’anno 1935. Quelli mostrati nel post precedente non sono i soli comics americani pubblicati su Jumbo in questo anno: continuano infatti le avventure del cagnolino Flick (Pete's Pup), la serie di Clarence D. Russell che è il

martedì 7 settembre 2010

Jumbo – intermezzo

Cercando tutt’altro, ho trovato una serie di fotocopie che mi aveva spedito molti anni fa Ezio Ferraro, il proto-collezionista italiano e autore di fondamentali saggi sulla storia del Fumetto, fra cui Storia del giornalinismo italiano (Sgt: Kirk, 1969), che ho messo in linea nei primi tempi di questo blog e Lotario Vecchi Editore (Comic Art, 1974), che ho citato svariate volte. Si tratta di alcune pagine di celebri – ancorché remoti – settimanali britannici, con le tavole degli eroi di Jumbo.


Cominciamo con nientepopodimeno che la prima tavola di Rob The Rover di W. Booth, ovvero l’inizio dell’epopea di Lucio l’avanguardista. È tratta da Puck del 13 maggio 1920, ed è molto interessante notare che tutto inizia con la classica coppia orfanello/a con cane: una tradizione che negli USA ha la sua massima espressione, anche “avventurosa”, in Little Orphan Annie, nata però ben quattro anni dopo:



Il cagnetto, comunque, è già scomparso il 23 ottobre 1920, mentre...

mercoledì 25 agosto 2010

Jumbo – ottava parte

Annata 1935 - 1


Abbiamo lasciato Jumbo, il primo “giornalino” italiano, alla fine del 1934, quando Topolino era ormai lanciato e da quasi tre mesi impazzava L’Avventuroso, il giornalone nerbiniano che aveva portato in Italia la rivoluzione dei comics americani, spiazzando tutti gli editori di periodici rivolti...

giovedì 18 febbraio 2010

Jumbo – settima parte


Annata 1934


Pubblico qui le restanti tavole di Boob Nc Nutt di Rube Goldberg. Assai poche, come si vede. Abbiamo già visto che Bob passerà a Cine Comico. Ho ritoccato un po' le immagini, con dubbi risultati, per renderle più leggibili:






Queste invece alcune del Fortunino (Happy Hooligan) i Opper:







Impossibile non notare la carica anarchica di Opper, che sbeffeggia i tribunali e le istituzioni in genere. Ma anche Goldberg è notevole, con la sua storia psichedelica, in largo anticipo sui tempi. Penso che queste tavole non fossero pienamente comprese, per quanto riguarda la loro valenza rivoluzionaria, né dai lettori né dai censori (fascisti e non), altrimenti non sarebbero sfuggite a qualche sanzione.
Per il resto, l’annata 1934 continua a proporre i suoi cavalli di battaglia, Lucio e Colomba Bianca e un nuovo arrivo, Il capitano Jack, ovvero Captain Jack di John McCail, pubblicato originariamente sulla testata britannica The Joker in quello stesso 1934:




Nel 1934 Jumbo ormai non è più solo: Lotario Vecchi, che ha firmato un contratto di esclusiva con l’Amalgamated Press, è sommerso di materiale, che distribuisce su numerose testate. Il 12 maggio del 1933 esce “Rin-Tin-Tin”; il 17 giugno dello stesso anno “Primarosa”, dedicato – ma solo formalmente – alle bambine; il 21 ottobre “Tigre Tino”: il 7 gennaio 1934 “L’Audace”, una testata leggendaria dalle proverbiali sette vite, all’origine dell’epopea bonelliana; il 21 giugno “Bombolo- Cine Comico”, che abbiamo già visto. Il 30 maggio del 1937 uscirà “Pinocchio”. Li vedremo tutti a suo tempo.




Adesso però sospendiamo per un momento l’analisi di Jumbo, perché il 31 dicembre 1933, su un oscuro settimanale fiorentino, è apparsa una nuova storia a fumetti, che ha fatto veramente sensazione, più del primo numero del settimanale SAEV. Il periodico in questione è il nerbiniano “Topolino”, e la storia di cui sopra è americana e si intitola Sotto la bandiera del re della jungla. Non si era davvero mai visto nulla del genere…

domenica 14 febbraio 2010

Jumbo – sesta parte


Jumbo è anche la culla del Fumetto italiano “moderno”. È vero che autori come Antonio Rubino e Attilio Mussino sono attivi sul Corriere dei Piccoli fin dal 1908, e che nel 1933, personaggi come Il signor Bonaventura di Sergio Tofano hanno quasi vent’anni di “carriera” alle spalle. Ma Jumbo, come si è visto e come vedremo, è un crocevia fondamentale, un momento di svolta: il giornalino esce proprio quando, soprattutto negli Stati Uniti, le cose cambiano drammaticamente e le novità si susseguono in modo parossistico, pronte a invadere il nostro mercato. Su Jumbo, fra il 1933 e il 1936, alcuni giovani autori italiani colgono questo poderoso vento di novità e sperimentano nuovi linguaggi, nuove forme grafiche e nuovi contenuti, un po’ imitando le strisce d’Oltreoceano, un po’ creando cose originali.

Gli inizi non sembrano granché promettenti. Fra i primissimi italiani, c’è un non meglio identificato Amadio, dallo stile simile a quello del celebre Yambo (Enrico Novelli), con una storiella dal sapore quasi ottocentesco:



Nello stesso 1933 appare un nome che pochi anni dopo, in casa Mondadori, farà faville. Si tratta nientemeno che del capostipite degli sceneggiatori italiani di fumetti “avventurosi”, ovvero il grandissimo Federico Pedrocchi:


Le “Visioni romane” di Pedrocchi sono quanto meno imbarazzanti, dal lato dei testi, e graficamente e strutturalmente sono solo approssimative imitazioni dei fumetti inglesi. Non lascerebbero presagire nulla di buono. Pedrocchi è un mediocre disegnatore, abbandonerà presto matita e pennello per dedicarsi alla macchina da scrivere.
Va un pochino meglio con la serie de I Fratellini, celebri clown dei primi del Secolo scorso:



Su I Fratellini in carne ed ossa, trovate notizie interessanti qui; gli artisti sono rammentati con struggente malinconia anche nel film di Federico Fellini I clowns. Federico Pedrocchi, ormai passato stabilmente alla sceneggiatura, nel 1935 favorirà la pubblicazione, su “I tre Porcellini”, di un altro fumetto su quella famiglia di clown. Ma di questo ed altro, magari, parleremo in seguito, quando Pedrocchi diventerà il punto di riferimento del Fumetto italiano.

Altro grande autore, presente sulle pagine di Jumbo fin dal 1933, è Pier Lorenzo De Vita. Conosciuto oggi quasi esclusivamente per i suoi fumetti disneyani, è stato attivo con serie umoristiche sul Corriere dei Piccoli (Martin Muma) e altrove. Su Jumbo, nel 1934, pubblica Le gaie prodezze di Tic e Tac:





In seguito, Pier Lorenzo De Vita sarà tra i primissimi a “convertirsi” al Fumetto “avventuroso” di ispirazione statunitense, con esiti notevolissimi e quasi sperimentali, specie sulle testate Mondadori, su soggetti giust’appunto di Pedrocchi (La Primula Rossa del Risorgimento, Saturnino Farandola, ecc.).



Ma chi è, Lotario Vecchi? Chi, i suoi primi collaboratori? Il blogger Fabrice mi ha scritto segnalando il suo interessante post su Comics Vintage in cui si è occupato dell’edizione francese di Jumbo: in effetti Vecchi, col marchio SAEV, distribuisce le sue pubblicazioni sia in Europa che in America latina. Ezio Ferraro, nella sua monografia Lotario Vecchi editore, pubblicata come supplemento alla rivista Comics (in realtà è il n. 14 dell’anno X, dicembre 1974), racconta nei particolari l’avventurosa storia di Lotario, nato nel 1888 a Parma, trasferitosi giovanissimo in Spagna, dove inizia l’attività di editore di “dispense” (i fascicoli settimanali con romanzi d’appendice). Vecchi si circonda di familiari e connazionali, e ne spedisce alcuni in vari Paesi, non solo di lingua spagnola, consolidando un vero e proprio impero: Portogallo, Brasile, Argentina, Cile, Cuba, Uruguay, Messico… La storia del fratello Arturo, fondatore di un altro impero con centro a Rio de Janeiro, è degna di un romanzo.
Lotario Vecchi, nel primo Dopoguerra, fa base in Germania, a Lipsia, città dalla quale spedisce un’enorme quantità di pubblicazioni in lingua spagnola, via Monaco e Amburgo, fino in Sud America!



Ma dicevo che la SAEV è la culla del Fumetto italiano: è una storia fatta di persone e di sigle editoriali oggi celebri, che in un modo o nell’altro fanno capo a Lotario Vecchi. Quando questi rientra in Italia, nel 1923, a Torino assume come semplici piazzisti i fratelli Pacifico (Cino), Domenico (Mimo) e Alceo Del Duca, futuri editori in proprio (L’Intrepido, Il Monello). Nel 1929 cerca di lanciare un clone del Corriere di Piccoli in Brasile, Mundo Infantil, senza successo. Nel 1932, per il lancio in Italia di Jumbo, acquista i diritti dei fumetti inglesi dell’Amalgamated Press, rappresentata in Italia dall'agenzia Helicon, diretta da Umberto Mauri e controllata da Mondadori: è così che il colosso milanese, indirettamente, si avvicina al Fumetto. Fra i primi collaboratori di Jumbo, abbiamo visto, ci sono Federico Pedrocchi e il misterioso Enwer Bongrani, possibile autore dei “falsi” di Lucio l’avanguardista. Ma fra impiegati e tipografi incontriamo i nomi di Agostino Della Casa e Gino Casarotti (futuro editore col marchio Dardo), che nell’Anteguerra lanciano la casa editrice Juventus e il personaggio di Dick Fulmine, che rifluirà anche sull’Audace SAEV e Mondadori. E poi Gino Arcaini, fino al leggendario Gian Luigi Bonelli, che ad un certo momento prenderà saldo il timone nelle sue mani…


giovedì 11 febbraio 2010

Jumbo – quinta parte

Ancora americani e un inglese, 1933-34


Un altro tra i primi americani ad apparire sulle pagine di Jumbo, fra il 1933 e il 1934, è Clarence D. Russell, ma non con le tavole domenicali di Pete The Tramp (da noi Saltafossi di Malimpeggio), la sua serie principale, che Vecchi utilizza per un nuovo “giornalino”, ovvero “Rin-Tin-Tin”. Su Jumbo è ospitato invece il topper delle Sundays, che occupa il terzo superiore di ogni pagina dedicata a Pete The Tramp: si tratta di Pete’s Pup (infatti è proprio il cagnolino di Saltafossi), qui ribattezzato Flock:




A proposito: il termine “giornalino” nasce in questi anni, per indicare la forma editoriale del settimanale di otto/sedici pagine, “autocopertinato”, che somiglia appunto a un quotidiano in miniatura. Il termine resta in voga fino a tutti gli anni Sessanta e oltre, quando ormai non c’è più nulla, in edicola, che somigli alla forma originaria, e comprende tutti i formati, dagli albi striscia ai volumetti pocket.


Russell è un altro notevole autore, rimasto ancorato per decenni alla sua fortunata creatura. All’epoca della Grande Depressione, Pete The Tramp è un testimone della sua epoca, quasi come lo Charlot di Modern Times, e magari ne riparlerò a suo tempo. Flock invece è gradevole, splendidamente disegnato, ma forse non molto di più.

Chi saranno gli autori delle seguenti tavole, della cui nazionalità addirittura dubito? Appaiono rispettivamente nei numeri 4 e 32 di Jumbo 1933:




Il problema è che questi grandi classici americani vengono pubblicati disordinatamente, saltuariamente (anche le storie a continuazione!), in alcuni casi malamente tradotti e soprattutto senza la continuità e regolarità – stessa pagina, stesso formato, settimana dopo settimana – che servono a fidelizzare il lettore. La pubblicazione di Boob McNutt, soprattutto, è tanto “schizofrenica” da disseminare perfino le singole vignette di ogni pagina tra un numero e l’altro dei settimanali! E perfino oggi, anche i più avvertiti fra gli storici del Fumetto (noi per primi!) si riferiscono alle tavole su “Cine Comico” come prima (e unica) edizione italiana di questa serie. Solo Giorgio Salvucci, su “Il Fumetto”, chiama a raccolta tutte le tavole, scoprendo che, fra Jumbo e Cine Comico, viene pubblicata da noi, quasi integralmente, la sequenza di tavole domenicali dal 19 febbraio al 31 dicembre 1933: una lunga, folle avventura che meriterebbe certamente di essere ristampata integralmente.

Bonzo è invece una serie inglese, creata da George E. Studdy negli anni Venti, ma assai diversa dai fumetti dell’Associated Press: è decisamente “moderna”, visionaria, con molti addentellati al Cinema d’animazione d’Oltreoceano e agli stessi comics USA:




mercoledì 3 febbraio 2010

Jumbo – terza parte

Annata 1933



I tre numeri del 1932, usciti a dicembre di quell’anno, vanno letteralmente a ruba. Nel 1933 la numerazione ricomincia da 1, e corre ininterrotta fino al n. 306 del 1938. Nel primo anno di vita, Jumbo cambia pochissimo la sua impostazione grafica: dal n. 18 del 6 maggio, la prima pagina è a colori (quadricromia):



Il lettering dei fumetti ben presto passa dal manuale alla composizione tipografica: una caratteristica che resterà peculiare delle edizioni SAEV e affiliate, e che ben pochi altri editori imiteranno, anche nel Dopoguerra. Anzi, si può dire che, in questo, Lotario Vecchi abbia alquanto anticipato i tempi, benché nel 1933 non potesse certo prevedere l’attuale lettering affidato al computer!


I personaggi inglesi che abbiamo già visto, durante il 1933 proseguono tranquillamente le loro avventure. Per loro mi viene in aiuto un’approfondita ricerca di Giorgio Salvucci, I fumetti inglesi, apparsa su “Fumetto” n. 16 del dicembre 1995. Per quanto riguarda Little Snow Drop di Frank Jennens, che abbiamo lasciato in sospeso nell’ultimo post, posso aggiungere che la serie (si concluderà sul n. 17 di Jumbo) aveva avuto origine nel 1927 sul britannico “Tiny Tots”, mentre altri fumetti di Jennens appariranno sulle testate SAEV fino al 1938.

Nel numero 18 (durerà fino al n. 54 del 1934), inizia la pubblicazione di Povera bimba, senza mamma, sola nel mondo (tutto un programma!), ovvero Poor Little Lone Girl di Louis Gunnies:



Ma Jumbo vive le sue fortune soprattutto su Lucio l’avanguardista, ovvero il già citato Rob The Rover di Walter Booth. Le sue avventure, benché datatissime, per la mancanza dei balloons e lo stile grafico ottocentesco, sono ancora affascinanti e godibili. Nel 1933, e fino al dicembre di quell’anno (vedremo presto perché) offrono ai lettori grandi fremiti avventurosi e suggestive, dettagliatissime ambientazioni esotiche:








Il 28 ottobre, durante il ventennio, è l’annuale della marcia su Roma (1922), ed è festa nazionale. La redazione di Jumbo, per l’occasione, ricorre nuovamente all’abilissimo – ignoto – disegnatore, e fa ritoccare pesantemente la tavola che segue, in cui Rob The Rover/Romano Roveri viene accolto, con tutti gli onori, addirittura… alla sede del Fascio di Londra! Sarei curiosissimo di vedere la versione originale di questa tavola (come di altre), ma i fumetti inglesi d’Anteguerra sono un giacimento inesplorato e ancora sostanzialmente irraggiungibile…


Annunciata da una campagna pubblicitaria che prevede anche la distribuzione nelle edicole di un volantino gratuito, alla fine dell’anno Jumbo inzia le pubblicazioni di Colomba Bianca, regina dei Navajos, che secondo me è alla base del Fumetto western italiano. Gian Luigi Bonelli, nel 1933 è già in forze alla SAEV, come redattore, e vedremo presto le sue prime prove come soggettista e sceneggiatore. Difficile non vedere in Colomba Bianca una progenitrice della Lilith di Tex Willer:






Colomba Bianca (ricorro sempre al citato saggio di Salvucci) è White Dove, Chief of The Chekoways opera di Sidney Pride, apparsa sul settimanale Crackers in quello stesso 1933. Pride è autore anche di Ken, il tamburino di Drake, che ha esordito sul primo numero di Jumbo. Colomba Bianca, benché sia più un romanzo illustrato che un fumetto (ma le vignette sono sequenziali) ha un immediato successo. Peccato che la concorrenza a Jumbo sia già agguerrita, e che l’ultima settimana del 1933 riservi una grande sorpresa… Ma ne parleremo più avanti.

giovedì 28 gennaio 2010

Jumbo – seconda parte

Eccoci dunque al numero 1, che porta la data del 17 dicembre 1932. La prima pagina, con le vicende dei Bruin Boys di Herbert Foxwell (che morirà in combattimento nel 1943), l’abbiamo già vista nel primo post, ma la riproduco ugualmente:


Cos’hanno di diverso, le simpatiche vicenduole di Jumbo, Tigre Tino, Lina Collolungo & c., rispetto ai giganti umoristici americani pubblicati per oltre vent’anni dal Corriere dei Piccoli? Di meglio, certamente, nulla: il Corrierino ha proposto Swinnerton, Outcault, Dirks, Opper, ma anche Mussino, Rubino, Tofano e decine (centinaia) di altri autori e personaggi strepitosi. Il collegio della signora Rosmunda è solo un teatrino piacevole, divertente, molto british; in più, rispetto alla tradizione, ha i balloons – che sporadicamente appaiono anche sul CdP – ma a differenza di quel che faceva sperare il volantino pubblicitario, ogni quadretto è appesantito da inutili e prolisse didascalie in prosa.


In realtà, pur mantenendo quasi sempre la leadership del settimanale, con le loro avventure in prima pagina, Jumbo e amici non saranno mai il motore trainante del settimanale. Prova ne è che quando questo verrà chiuso, nel 1938, a causa delle straordinarie vicende che racconteremo, i personaggi di Foxwell saranno tra i pochi a non trovar posto sulle altre testate SAEV e a non venire mai riproposti in qualsiasi altra sede, nell’Anteguerra e nell’immediato Dopoguerra. Ciò a differenza di tante altre serie a fumetti, anche minime e sconosciute.

D’altra parte, se avete seguito le vicende del Vittorioso, non potrete fare a meno di notare la somiglianza esteriore tra alcuni personaggi del bestiario inglese di Jumbo e gli zoolandini di Sebastiano Craveri (1937). Esteriore, ripeto – penso a Giraffone, soprattutto – perché si tratta di cose ben diverse. Infine, è innegabile che in questa lunghissima e immutabile saga ci siano molti richiami disneyani, per quanto labili. E nel 1932, i “cartoni animati” di Topolino hanno un epocale successo, anche - e forse soprattutto - nel nostro Paese.
La seconda pagina, oltre ad un “editoriale” di circostanza, per rassicurare la censura diretta fascista (e quella indiretta altrui), pubblica come riempitivo storielle di incertissima attribuzione:



Il pezzo forte, il motivo principale dell’altrimenti inspiegabile successo di Jumbo, è Lucio l’Avanguardista, a pagina tre:


Ebbene, questo (a parte l’editoriale) è l’unico granellino d’incenso bruciato da Vecchi al regime fascista: vedremo più avanti, raccontando brevemente la sua vicenda umana ed editoriale, che il grande e pionieristico editore milanese sarà sempre “tiepido” nei confronti del Regime, con le relative conseguenze.

Dunque, Lucio è definito “Avanguardista”: ovvero un ragazzo tra i 14 e i 17 anni, inquadrato nell’Opera Nazionale Balilla, l’organismo con il quale il Partito Nazionale Fascista irreggimentava le nuove generazioni, fin dai sei anni di età. Vediamo, nella testatina, Lucio fare il regolamentare saluto romano, in divisa e a fianco di un fascista adulto, il Centurione Alfredo Roveri:


La prima vignetta della prima puntata ci mostra i due personaggi, sempre in divisa fascista, alle prese con un intrigante enigma archeologico. Ma la serie, come ho già detto, è con ogni probabilità Rob The Rover di Walter Booth. Evidentemente, la redazione di Jumbo incaricò un disegnatore di ritoccare questa vignetta:



Il lavoro è talmente ben fatto, che ricorda certi casi di damnatio memoriae iconografici tipici delle dittature. Ezio Ferraro, su “Il fumetto” n. 21 del 1976, chiama in casa Enwer Bongrani, ma vedremo in futuro che l’identificazione è assai dubbia. Anche altre vignette della lunga saga di Lucio/Rob saranno ritoccate in modo simile: non molte, in verità. Ma è probabilmente il solo caso del genere, nella storia del fumetto anglosassone pubblicato nel nostro Paese.

A pagina 4 appare Fortunino (Happy Hooligan di Frederick Burr Opper), di cui ho già detto:



L’altra metà del “paginone a colori” (che sarà una costante dei “giornali” a fumetti, per tutti gli anni Trenta e oltre) è occupata da And Her Name Was Maud, sempre di Opper, conosciuta ai tempi del Corrierino come La Checca, qui ribattezzata Peppa:



Si tratta, rispettivamente, della parte inferiore e del terzo superiore (il topper) di una tavola domenicale. Jumbo ne pubblicherà molte, nei primi anni Trenta (sono riuscito a datarne solo una, confrontandola con un originale in mio possesso), rimontate ma integrali, a differenza di quel che accadeva sul Corriere dei Piccoli. Le didascalie in prosa sono ovviamente apocrife e probabilmente venivano ignorate dai lettori. L’arte di Opper, maestro di satira (politica e di costume), con una forza e un umorismo corrosivo che ha raggiunto il suo culmine nel primo decennio del Secolo, nei primi anni Trenta è ormai esausta. L’autore è quasi cieco, morirà pochi anni dopo.

La tavola pubblicata a pagina sei, Scuola moderna di aviazione, è di assai difficile identificazione. Potrebbe anche essere italiana: forse di Carlo Cossio, fra i primi collaboratori di Vecchi:



A pagina sette c’è Ken, il tamburino di Drake, altra serie inglese di cui ho già detto nel post precedente. Prossimamente cercherò di offrire maggiori informazioni su questi dimenticati fumetti, avvalendomi anche di una ricerca di Giorgio Salvucci, pubblicata su “Il Fumettodell’ANAF/ANAFI molti anni fa:


Chiude lo storico numero 1 di Jumbo la prima puntata de Il segreto del nonno, che dovrebbe essere, come si è detto, Little Snow Drop di Frank Jennens. Ne parlerò nel prossimo post: