Non l’ho mai amato, è bene essere subito chiari. Anche per questo, ha subito il destino della rilegatura. Il mio amico Frank, ingegnere, parla di “istinto di derivata continua”, riferendosi alla malattia del collezionista, che lo spinge a cercare prima ogni numero delle serie che ama di più, poi ogni altra serie che abbia qualcosa di interessante, infine – è lo stadio che ho attraversato anch’io, ma adesso sono guarito – le serie che non lo interessano affatto, ma che appartengono al medesimo contesto storico-culturale delle altre. Per me, il Vittorioso fa parte della seconda categoria. Di interessante, per me, c’è ovviamente il grandissimo Jacovitti, poi un po’ di Caesar, poi Landolfi, poi De Luca e Craveri, e qualche altro.
Inizio con una scheda del settimanale, presa dal mio cataloghino personale, la cui copertina è riprodotta nel primissimo post di questo blog:
IL VITTORIOSO - A. 1, n. 1 (9 gen. 1937) - a. 30, n. 53 (31 dic. 1 66). - Roma : Società Editrice A.V.E. - 1498 n. [1937-1966] - fumetti b/n e color. ; 40x30 cm. - Settimanale. - Il formato dall’a. 5, n. 46 (6 sett. 1941): 33x24,5 cm. ; dall’a. 5, n. 51 (20 dic. 1941): 36x27,5 cm. ; dall’a. n. 36,4x27 cm. ; dall’a. 10, n. 1 (20 gen. 1946): 34,4x24,3 cm. ; dall’a. 12, n. 1 (4 gen. 1948): 36,3x26,3 cm. ; dall’a. 19, n. 40 (5 ott. 1955): 37,5x26,6 cm. ; dall’a. 20, n. 1 (4 gen. 1956): 38x27,5 cm. ; dall’a. 24, n. 1 (1 gen. 1960): 35x25 cm. - Prosegue con: Vitt.
Questo curioso striscione di propaganda lo trovai molti anni fa ad una mostra mercato, credo a Reggio Emilia, e lo conservo nel volume della prima annata, il 1937:

Il primo numero, e con esso gran parte della prima annata, è un insieme di povere cose, con due sole eccezioni: la serie Gino e Piero del grandissimo Franco Caprioli, qui stranamente sotto tono rispetto a ciò che il maestro di Mompeo faceva più o meno nello stesso periodo per Argentovivo! e Topolino, e l’esordio del vulcanico Sebastiano Craveri.Il problema è che Il Vittorioso nasce nel tentativo di contrastare l’epocale, incredibile successo de L’Avventuroso di Nerbini (Flash Gordon, L’Uomo Mascherato, Mandrake…), considerato volgare e diseducativo. Tentativo che non riuscirà mai, nemmeno dopo che il Fascismo provvide a bandire gli immortali comics americani, nel 1938.

Queste sono, difatti, le uniche cose buone dei primi numeri. Il giornale non decolla, cambia direttore (il più tollerante Francesco Regretti viene sostituito da Luigi Gedda) e soprattutto viene chiamato a sollevare le sorti della testata un nome che oggi ha il sapore del mito: Gian Luigi Bonelli, il futuro papà di Tex. Intanto, prima che il salvatore arrivi, si intuisce che è meglio affidare a Craveri, creatore di un mondo alternativo para-disneyano, di grande originalità, intelligenza e respiro narrativo (il mondo di Zoolandia, con Giraffone e soci), l’onere-onore del paginone finale, a colori:
Ad aprile del 1937, i fumetti (i balloons, intendo) hanno finalmente pieno diritto di cittadinanza, così come le storie “avventurose” ispirate pesantemente al Jungle Jim di Alex Raymond, ed opera del discreto artigiano Cozzi:
Ed eccolo, Bonelli, affiancato dal notevolissimo Corrado (Kurt) Caesar, raymondiano anche lui, ma non certo d’accatto, nelle serie del Crociato e del Crociato Nero (inquietante, anzichenò):
Ma i cambiamenti maggiori arrivano solo l’anno successivo. Nel 1938, ad Aprile, in piena guerra civile spagnola, Caesar scrive e disegna le epiche gesta del volontario italiano (franchista) Romano il legionario. Evito di entrare nel contesto bellico-politico, perché immagino che sarebbero dolori (furono commesse terribili atrocità da entrambe le parti in guerra, e anche stragi intestine all’interno di uno dei due schieramenti) e mi limito a osservare, perplesso, che secondo tutte le testimonianze – compresa quella di Jacovitti – Caesar era antifascista convinto! Le tavole di Romano, comunque, sono canditi per gli occhi, per parafrasare gli anglosassoni:
Bonelli affronta il West con un altro grandissimo disegnatore, Antonio Canale, che lavorerà molto per Mondadori, quando l’insuperato Federico Pedrocchi chiamerà a raccolta le forze italiane migliori, in epoca di autarchia, per fare del settimanale Topolino la più bella rivista per ragazzi di tutti i tempi. La serie “nonna” di Tex è La piuma verde:
Il Natale, ovviamente, è festa grande per il cattolicissimo Vittorioso (edito in pratica dalla CEI), e il numero del 25 dicembre 1938 ha un supplemento – di non comune reperibilità – in cui appare per la prima volta uno dei grandi sostenitori del settimanale, ovvero l’asso Gino Bartali. Il resto al prossimo post. Pant, pant… Ne avremo per parecchio tempo, temo.
