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giovedì 21 marzo 2013

Aurelio Galleppini: un western "inedito"

Il "Notiziario GAF" è arrivato al numero 50!

 
Un traguardo non da poco per qualsiasi rivista.
Per festeggiare l'avvenimento questo numero propone, tra l'altro, un paio di succulenti articoli:
uno, "Primi albi a fumetti in Italia", illustra un altro eccezionale ritrovamento che modifica la "classifica" dei primi albi a fumetti ad oggi conosciuti; il secondo, "Giove Toppi e gli Albi Nerbini" analizza, con splendide illustrazioni, l'eccezionale  produzione dell' artista anconetano, ma  fiorentino d'adozione, illustratore di punta della casa editrice Nerbini e, soprattutto grande "copertinista" con originali e coloratissime composizioni grafiche.
In anteprima vi mostriamo alcune tavole della storia In terra straniera disegnata da Aurelio Galleppini nel lontano 1938 e apparsa a puntate sulle pagine del periodico "Modellina".
Galep è alle prese, forse per la prima volta, con il genere western almeno dieci anni prima della nascita del mitico Tex.
La storia, raccolta in albo e tutta a colori,  apparirà quanto prima nella  serie "Gli Albi di Exploit".

 
Grande eleganza di tratto e senso del linguaggio del Fumetto. Su "Modellina", nel 1935.


 
Sul cinquantesimo numero di "Notiziario GAF"!

giovedì 10 dicembre 2009

Il Vittorioso 1959-1962: dall’ Autostrada del Sole al boom

Abbiamo già visto che l’impegno di Jacovitti per “Il Giorno dei Ragazzi”, iniziato nel 1957, ha come conseguenza la progressiva rarefazione del suo lavoro sul Vittorioso. E anche Gianni de Luca, più o meno nello stesso periodo, abbandona la scuderia, sia pure per motivi diversi. Torna solo nel 1961, per una volta, con una magnifica copertina:




Sono colpi gravi, ma è il settimanale nel suo insieme, a partire dal 1959/60, che subisce una netta involuzione. Le cause sono molteplici, ma la più importante è probabilmente l’affermarsi della Televisione. Anche di questo ho già parlato, notando come gli autori del settimanale, attenti alle novità, cerchino di esorcizzare il nuovo potentissimo mezzo di comunicazione, citandolo nelle proprie storie; così fa anche la redazione, con rubriche e approfondimenti. La “TV dei ragazzi”, negli anni Sessanta, porterà via al Fumetto una gran parte del pubblico più giovane, in un crescendo inarrestabile che, con l’avvento dei videogiochi come la Play Station e simili, condurrà all’attuale (nera) crisi.

Ma tornando ai tardi anni Cinquanta, non è solo la TV, a insidiare il Vittorioso. C’è anche, non tanto paradossalmente, la stessa vita “protetta” del settimanale cattolico, che – lo ricordo – fa un percorso sostanzialmente parallelo a quello del “Corriere dei Piccoli”: nel 1949/50 supera indenne la crisi del formato “giornale”, trasformandosi progressivamente in “rivista”. Le storie pubblicate sul Vittorioso sono ben diverse da quelle dell’editoria “popolare” (da “Tex” in giù, per intenderci), cioé assai più raffinate, complesse e “adulte”; forse perché gli autori sono ben pagati, ma soprattutto perché la diffusione è “drogata” dal circuito alternativo delle parrocchie. In altre parole, non c’è un “gusto corrente” a cui cercare, disperatamente, di adeguarsi. È una situazione analoga a quella che vivrà, pochi anni dopo, il comunista “Pioniere”.
Ma evidentemente nel 1959 si spezza qualcosa, in questo equilibrio: forse entra in crisi, da parte della stessa proprietà, la convinzione della effettiva utilità educativa e propagandistica del giornale. Così il 1960 inizia con un cambio di formato, più piccolo, avvisaglia di tempi e umori mutati.
Il settimanale, come ho già detto, cerca di stare al passo con il mondo che cambia. E, fra il 1958 e i primi anni Sessanta, esplode il cosiddetto “boom economico”, senz’altro positivo per l’affrancamento dalla povertà di gran parte della popolazione, ma anche con ricadute meno nobili. Il consumismo diventa un “valore” in montante crescita; l’addormentarsi delle coscienze e l’involgarimento generale portano all’imbarbarimento del gusto.
Il Vittorioso tiene al corrente i lettori del progredire delle “grandi opere”, dalle autostrade alla teleselezione (1959):





Gli attori alla moda, nel pieno delle fortune della “commedia all’italiana”, passano con disinvoltura dai film ai “caroselli” televisivi e alle pubblicità sui periodici, alle quali il Vittorioso non si sottrae, partecipando come tutti alla ricerca del profitto ad ogni costo (1959):
 


Stessa cosa per i divi della canzone:



Per la prima volta dal 1937, appaiono anche delle pubblicità commerciali in grande formato, alcune addirittura a tutta pagina. Qualcuno ricorderà i (pessimi) giocattoli di celluloide contenuti in certe scatole di detersivo:




Dal detersivo alla plastica (Moplen?) il passo è (anti)esteticamente brevissimo. Il Vittorioso, come spesso accade, coglie molto bene il fenomeno, che ha stravolto prima gli oggetti della vita quotidiana, poi ha inquinato e deturpato il paesaggio (oggi diremmo “l’ambiente”):




Il mondo della pubblicità è d'altra parte sbeffeggiato in modo irresistibile da Jacovitti, in questa copertina del 1959:



giovedì 5 novembre 2009

Jacovitti di qua e di là – prima parte

Ovvero, per fare il verso a una sua famosa storia, nella parte finale di questo periodo il grande Jac lavora sia per il Vittorioso che per il nuovissimo “Giorno dei Ragazzi” di Enrico Mattei, uscito nel 1957. Tranne una relativa stasi nel 1956, quando il Nostro è probabilmente tutto preso dalla creazione di Cocco Bill, la quantità e la qualità delle sue storie (e copertine, e rubriche…) per il Vitt non diminuisce affatto. Come avevo annunciato tempo fa, vi propongo una tavola per ciascun episodio, con poche omissioni. L’evoluzione dello stile grafico di Jacovitti, fra il 1949 e il 1957, è affascinante.
1949




1950





1951



1952







Lo “Spaghetti western”, quello reso celebre in tutto il mondo da Sergio Leone negli anni Sessanta, è anche debitore di una particolare cinematografia comico-avventurosa degli anni Cinquanta, quella che vedeva spesso Raimondo Vianello, Renato Rascel e altri beniamini dello schermo impersonare casarecci cow boys. Queste pellicole, a loro volta, erano debitrici di Tex ed epigoni e dei fumetti che li parodiavano, come questi di Jacovitti:



1953/1954





Jacovitti “riscrive”, al suo originalissimo modo, varie storie disneyane. Abbiamo già visto Mandrago/Topolino e la lampada di Aladino; qui ci sono echi precisi da Barks e ancora da Gottfredson. Magari anche da Zavattini e De Sica