sabato 12 dicembre 2009

Il Vittorioso 1959-1962: fra il Fotoromanzo e Jerry Lewis

Nel tentativo (si intuisce disperato) di “cavalcare” ogni forma di neo-cultura (o sotto-cultura) popolare, Il Vittorioso si lascia andare anche ad un tentativo, direi non del tutto malvagio, di fotoromanzo. L’anno è sempre il fatidico 1960:







Il caldo vento consumista passa fra le pagine del Vittorioso, segnando di sé fumetti, pubblicità e redazionali. Abbiamo visto, due post fa, il bel servizio giornalistico sull’Autostrada del Sole. Nella prima vignetta dell’ultima pagina del fotoromanzo qui sopra, ne vediamo alcune (realistiche!) conseguenze. La redazione sente il bisogno, anche se probabilmente riceve adeguate sollecitazioni culturali, di erudire i ragazzi al Nuovo Codice della Strada (1961):






Contrastano assai, con quanto riprodotto sopra, le belle e delicate copertine di autore ignoto, stilizzate in chiave “moderna”, ma rappresentative dell’ormai perduto senso estetico (ed etico) dei decenni precedenti:







Fra i nomi oggi noti, spunta una novella di Claudio Nizzi (credo proprio che sia lui):



Altra grande novità, all’alba dei Sessanta, è la conquista dello Spazio. Pur essendo, almeno inizialmente, un’impresa tutta sovietica, il Vittorioso rende entusiasticamente partecipi i propri lettori del Progresso e delle Sorti Luminose e Progressive. Il nome-chiave, indimenticato da tutti noi, è Yuri Gagarin:



Mentre Kurt Caesar produce le sue, sempre più rare, copertine “tecnologiche”, a cui si alternano foto dal vero:









Non sarà un fenomeno paragonabile a quello del Rock ‘n Roll, ma anche Jerry Lewis, nel 1960/61, è una ventata di novità quasi rivoluzionaria. Ancora una volta, la redazione del Vittorioso coglie la palla al balzo, e si occupa del grande comico americano sia con redazionali che addirittura con una riduzione a fumetti di un suo celebre film, Il Cenerentolo (Cinderfella, Frank Tashlin, 1960):






venerdì 11 dicembre 2009

Il Vittorioso 1959-1962: Olimpiadi e musica Rock




Un altro “nemico” del Vittorioso, individuato chiaramente dalla redazione e dagli autori, ma trattato con sostanziale simpatia, è il successo improvviso ed epocale del Rock 'n Roll. I “fenomeni” di questa fine anni Cinquanta sono soprattutto due nomi ancora oggi, incredibilmente, sulla cresta dell’onda: Mina e Celentano. Non è certo un caso se un regista attentissimo ai mutati umori popolari, come Lucio Fulci, realizzi proprio con loro (e con Joe Sentieri, Gianni Meccia, Umberto Bindi e tanti altri, compreso perfino il jazzista Chet Baker) un memorabile film come Urlatori alla sbarra (1960):






Jacovitti coglie, da par suo, il senso profondo di questa trasformazione in atto del gusto corrente (musicale, ma certo non solo):




Lo fa certo non solo con una copertina, ma anche con varie citazioni nelle sue storie, che purtroppo sono sempre più rare, come ho già detto. Ne anticipo un paio in questa sede (da Pippo e il Cirlimpacco, del 1960); le altre le vedremo parlando più approfonditamente di lui, in uno dei prossimi post:






Solo lo sport resta, come vent’anni prima, fra i protagonisti immutati. La parte principale è giocata, ovviamente, da ciclismo e calcio:










Ma il 1960 è anche l’anno delle Olimpiadi di Roma, quelle dell’oro di Livio Berruti, e copertine e redazionali si sprecano:








giovedì 10 dicembre 2009

Il Vittorioso 1959-1962: dall’ Autostrada del Sole al boom

Abbiamo già visto che l’impegno di Jacovitti per “Il Giorno dei Ragazzi”, iniziato nel 1957, ha come conseguenza la progressiva rarefazione del suo lavoro sul Vittorioso. E anche Gianni de Luca, più o meno nello stesso periodo, abbandona la scuderia, sia pure per motivi diversi. Torna solo nel 1961, per una volta, con una magnifica copertina:




Sono colpi gravi, ma è il settimanale nel suo insieme, a partire dal 1959/60, che subisce una netta involuzione. Le cause sono molteplici, ma la più importante è probabilmente l’affermarsi della Televisione. Anche di questo ho già parlato, notando come gli autori del settimanale, attenti alle novità, cerchino di esorcizzare il nuovo potentissimo mezzo di comunicazione, citandolo nelle proprie storie; così fa anche la redazione, con rubriche e approfondimenti. La “TV dei ragazzi”, negli anni Sessanta, porterà via al Fumetto una gran parte del pubblico più giovane, in un crescendo inarrestabile che, con l’avvento dei videogiochi come la Play Station e simili, condurrà all’attuale (nera) crisi.

Ma tornando ai tardi anni Cinquanta, non è solo la TV, a insidiare il Vittorioso. C’è anche, non tanto paradossalmente, la stessa vita “protetta” del settimanale cattolico, che – lo ricordo – fa un percorso sostanzialmente parallelo a quello del “Corriere dei Piccoli”: nel 1949/50 supera indenne la crisi del formato “giornale”, trasformandosi progressivamente in “rivista”. Le storie pubblicate sul Vittorioso sono ben diverse da quelle dell’editoria “popolare” (da “Tex” in giù, per intenderci), cioé assai più raffinate, complesse e “adulte”; forse perché gli autori sono ben pagati, ma soprattutto perché la diffusione è “drogata” dal circuito alternativo delle parrocchie. In altre parole, non c’è un “gusto corrente” a cui cercare, disperatamente, di adeguarsi. È una situazione analoga a quella che vivrà, pochi anni dopo, il comunista “Pioniere”.
Ma evidentemente nel 1959 si spezza qualcosa, in questo equilibrio: forse entra in crisi, da parte della stessa proprietà, la convinzione della effettiva utilità educativa e propagandistica del giornale. Così il 1960 inizia con un cambio di formato, più piccolo, avvisaglia di tempi e umori mutati.
Il settimanale, come ho già detto, cerca di stare al passo con il mondo che cambia. E, fra il 1958 e i primi anni Sessanta, esplode il cosiddetto “boom economico”, senz’altro positivo per l’affrancamento dalla povertà di gran parte della popolazione, ma anche con ricadute meno nobili. Il consumismo diventa un “valore” in montante crescita; l’addormentarsi delle coscienze e l’involgarimento generale portano all’imbarbarimento del gusto.
Il Vittorioso tiene al corrente i lettori del progredire delle “grandi opere”, dalle autostrade alla teleselezione (1959):





Gli attori alla moda, nel pieno delle fortune della “commedia all’italiana”, passano con disinvoltura dai film ai “caroselli” televisivi e alle pubblicità sui periodici, alle quali il Vittorioso non si sottrae, partecipando come tutti alla ricerca del profitto ad ogni costo (1959):
 


Stessa cosa per i divi della canzone:



Per la prima volta dal 1937, appaiono anche delle pubblicità commerciali in grande formato, alcune addirittura a tutta pagina. Qualcuno ricorderà i (pessimi) giocattoli di celluloide contenuti in certe scatole di detersivo:




Dal detersivo alla plastica (Moplen?) il passo è (anti)esteticamente brevissimo. Il Vittorioso, come spesso accade, coglie molto bene il fenomeno, che ha stravolto prima gli oggetti della vita quotidiana, poi ha inquinato e deturpato il paesaggio (oggi diremmo “l’ambiente”):




Il mondo della pubblicità è d'altra parte sbeffeggiato in modo irresistibile da Jacovitti, in questa copertina del 1959:



mercoledì 9 dicembre 2009

Don Chisciotte di Lino Landolfi – la verifica

Avevo promesso e mantengo: ora che ho fra le mani il volume Don Chisciotte di Lino Landolfi, edito da Nicola Pesce Editore, che ho annunciato qui, sbilanciandomi in un giudizio “al buio”, posso verificare se le promesse di qualità sono state mantenute.



Troppo spesso si tralascia, anche nel caso di ristampe e riedizioni, di giudicare aspetti a torto ritenuti secondari, come qualità della stampa e adeguatezza della carta. Eppure la leggibilità di un’opera può cambiare drammaticamente, al variare di questi fattori tecnici, influenzando pesantemente il giudizio estetico che può darne, specialmente, un lettore nuovo. Ebbene, posso confrontare direttamente il Don Chisciotte di Lino Landolfi non con la prima edizione sul “Vitt” (che non possiedo), ma con il bel volume – introvabile, credo – targato Comic Art ed edito negli anni Settanta, prendendolo come “riferimento”.

Ebbene, la carta dell’edizione NPE è di ottima grammatura, senza effetti di “trasparenza”; la stampa del nero (che in questo fumetto è tutto) è di ottimo livello, benché non si tratti di un “nero assoluto”: ma purtroppo questo è uno scotto da pagare alle nuove tecniche di stampa. Per fortuna non c’è traccia di bassa definizione, di linee impastate o “spezzettate”, come purtroppo capita spesso di trovare anche in opere più ambiziose. Quel che rende il volume attuale superiore a quello Comic Art è senz’altro l’apparato critico-informativo: sia il saggio di apertura di Gianni Brunoro che quello di chiusura e la biblio-fumettografia, rendono il tomo assolutamente imperdibile, per chi vuole iniziare – e direi che ce n’è bisogno – un percorso di rivalutazione dell’opera di Lino Landolfi.
Quindi rinnovo l’invito: correte a comprare il volume: non solo ne vale ampiamente la pena, ma è bene incoraggiare l’attività della NPE. Per vie traverse, vengo infatti a sapere che non solo Andrea Mazzotta e il resto del team andranno avanti con l'opera di Landolfi (un secondo volume sarà presentato alla mostra di Napoli!), ma che ci sorprenderanno anche con iniziative decisamente inaspettate…

domenica 6 dicembre 2009

Il quarantennale dell'ANAF/ANAFI e un appello a tutti i "vecchi" collezionisti





Questo è il logo per il quarantennale dell'ANAF/ANAFI. Auguri!

Di ritorno da Reggio Emilia, per l'imperdibile 43ma MOSTRA MERCATO DEL FUMETTO (nell'ambito di Cambi & Scambi), leggo su "Fumetto" n. 72, di cui posto la copertina qui sotto, l'appello ai soci e simpatizzanti dell'immarcescibile Associazione Nazionale Amici del Fumetto (e dell'Illustrazione) per raccogliere immagini - soprattutto fotografie - relative ai primi dieci anni dell'associazione.




La scansione dell' "appello" mi è venuta minuscola, ma basta che ci clicchiate sopra:



Scrivete, dunque, agli amici dell'ANAFI, se avete qualcosa di gustoso, nel cassetto o nel vostro hard disk...

Ebbene, vorrei essere il primo a rispondere all'appello, ma non ho foto scattate da me, all'epoca. Ho solo locandine, lettere, circolari, eccetera. Sicuramente sono notissime agli amici dell'ANAFI, in primis al suo presidente (e mio concittadino) Paolo Gallinari. Ma posto ugualmente due o tre immagini, quanto meno per contribuire, nel mio piccolissimo, alle celebrazioni per questo grande evento.
La mia prima tessera ANAF, la n. 888 del 1972:


 
Ammazza, che nostalgia...
Alcuni fascinosi "bollini", della stessa epoca:
 

Questa invece è la seconda tessera, con un design più "moderno" ma molto meno fascinoso della prima:


Questa magnifica locandina di Guido Buzzelli è datata 1974:



Questa invece è senza data, ma credo proprio che risalga al 1975:


venerdì 4 dicembre 2009

Il Vittorioso 1955-1960 – Kurt Caesar

Dopo l’abbandono di Gianni De Luca e la rarefazione dei contributi di Jacovitti, Il Vittorioso può ancora contare su almeno tre delle sue “colonne” storiche. Ma i tempi cambiano, probabilmente anche i compensi scendono, e qualcuno (lo vedremo fra poco, esaminando il caso di Franco Caprioli) cambia drasticamente stile, lasciando perplessi molti lettori. Kurt Caesar, invece, è una presenza costante e rassicurante, fino alla metà degli anni Sessanta: il suo disegno, sempre minuzioso ed efficace, è come cristallizzato al 1950, e i suoi temi e motivi restano quasi sempre confinati a scienza, fantascienza, anticipazione in genere. Credo che i seguenti esempi siano significativi:

1950/51





1955





1956





1957





1958








1959





1960





Non mancano, naturalmente, le sue fascinose copertine, dove Caesar dà il meglio di sé, che riportano magicamente a un certo gusto anni Trenta (cfr. “Il giornale delle meraviglie”, che forse mostrerò in futuro), e le consuete tavole tecnico-scientifiche:
1957