domenica 20 dicembre 2009

Il Vittorioso 1958-1962 – Un sorprendente Guido Buzzelli e altri autori

Guido Buzzelli, grande autore che ha fatto da ponte fra la scuola “classica” del Fumetto italiano e quella “autoriale” degli anni Sessanta/Settanta, nei Cinquanta lavora anche per alcuni editori inglesi, fra cui l’Amalgamated Press Ltd. Per questo marchio, nel 1956, disegna una riduzione da Robin Hood. Nutro pochi dubbi che la serie sia quella di cui posto qui alcuni esempi, pubblicati nel 1961sul Vittorioso:









Fra il 1960 e il 1966, molti altri disegnatori che abbiamo già incontrato, benché impegnati altrove, fanno qualche incursione sul decadente Vittorioso. È il caso del grandissimo Dino Battaglia:






Ma l’ossatura del settimanale è ancora assicurata dagli autori “minori” (nel senso che ho già precisato in uno dei messaggi precedenti), come Mario Guerri:




Giulio Ferrari:




E, ancora, del notevolissimo Raffaele Paparella, che però appartiene a buon diritto al novero dei “maggiori”:










Sergio Sorgini:




Molto bella la copertina del numero in cui appare la storia La donna d’Irlanda:




Salvatore Stizza:




Infine – per il momento – Alberto Tosi, più convincente col Risorgimento che con gli schiavi ribelli di Spartaco (sull’onda del successo del kolossal Spartacus con Kirk Douglas):






mercoledì 16 dicembre 2009

Il Vittorioso 1959-1962: fumetti in crisi?

Riprendo l’analisi del Vittorioso: il 1966 (con la fine del settimanale) si avvicina…

Per ora, comunque, le avvisaglie delle future difficoltà ci sono appena. Il 1961 è l’anno del Centenario dell’Unità d’Italia, e le celebrazioni investono tutti i mezzi di comunicazione, intrattenimento “leggero” compreso: Renato Rascel lancia una fortunata commedia musicale di Garinei & Giovannini, Enrico ’61, che racconta in musica la storia dell’Italia unita. Il Vittorioso non scansa la ventata patriottica:







C’è anche, sempre nel 1961, un’interessante storia a fumetti di Sandro Cassone e Antonio Sciotti, Il giallo di Garibaldi:




Le rubriche, i redazionali e il resto del “contorno” del Vittorioso ci danno certamente il “profumo” di un’epoca. Ma a noi interessano soprattutto i fumetti, e quelli intorno al 1960 sono indubbiamente anni di crisi, per i motivi “esterni” cui ho già accennato in vari post, primo fra tutti l’urto della trionfante televisione. Ma ci sono anche cause “interne”, che riguardano il mutato gusto del pubblico. Un mondo di intrattenimento basato sul rapido consumo penalizza soprattutto le tradizionali storie a puntate, ossatura storica del “giornale” a fumetti, e ora della rivista: le edicole sono invase da una marea di albi e albetti, tutti con storie magari raffazzonate, brevi e scontate, ma complete. Anche per i lettori del Vittorioso è diventato difficile digerire i grandi “cineromanzi”, alcuni dei quali si protraggono per mesi, con decine di puntate. La redazione corre ai ripari (così almeno crede) pubblicando alcune storie complete, che si esauriscono cioè in un solo numero. Purtroppo il livello artistico, salvo rari casi, è per forza di cose nettamente inferiore al consueto. Benché anche un paio di “grandi nomi” accetti di lavorare anche in questa nuova forma, sono gli autori “minori” a fornire la manodopera necessaria. Le storie autoconclusive, che occupano una parte consistente della rivista, sono presentate con l’etichetta “Il Vittorioso presenta”. I temi sono i soliti romanzi storici e l’onnipresente Western; le cose più moderne e anche sperimentali si trovano altrove. Ho scritto “minori” tra virgolette, poco sopra, perché i disegnatori che vengono impiegati in questo tour de force non sono certo disprezzabili, anzi:












Roberto Diso, oggi notissimo per Mister No:








Otello (?) Scarpelli (dovrebbe essere lui):




Antonio Sciotti, senz’altro un autore fra i più interessanti:







domenica 13 dicembre 2009

Risolti i misteri de “L’ometto Pic”!

Sergio Lama mi anticipa i risultati della sua indagine alla ricerca dei misteriosi autori… “troppo bravi” pubblicati sulle pagine del remoto “Ometto Pic”, un giornale a fumetti che non possiedo e di cui quindi non parlerò in questo blog. Ho già pubblicato le anticipazioni riguardo a Giovanni Gianese; adesso lascio la parola a Sergio. Per Il Vittorioso, rimando al prossimo post.

L'ometto Pic (1945/1946): alla ricerca degli autori sconosciuti
di Sergio Lama

1. Giovanni (Gianni) Gianese.
 
 





Giovanni Gianese, una persona gentilissima e cortese che recentemente abbiamo intervistato, poco ricorda di quel lontano periodo anche perché pochissime volte si era recato alla palazzina dove avevano sede la redazione e gli uffici della Casa editrice Pegaso. Ricorda bene, invece, la cortesia del suo titolare Fausto Capriotti, sempre disponibile nei confronti dei giovani autori. Per quanto riguarda i suoi “colleghi”, non serba alcuna memoria di incontri o scambi di idee in redazione con loro, anche perché le tavole dei suoi fumetti, in canonico ritardo, erano quasi sempre ritirate presso la sua abitazione dalla gentile, premurosa e “pressante” segretaria di Capriotti, capace di attendere pazientemente la sospirata consegna del materiale. La collaborazione con Capriotti cessò, suo malgrado, per “mancanza di fondi” dell’editore.

Gianese, la cui carriera, come abbiamo accennato, virerà con successo verso altre discipline, ricorda anche di aver partecipato, all’incirca nel 1948/49, ad una selezione o ad un concorso della Mondadori alla ricerca di disegnatori. Purtroppo non ebbe mai risposta, né tanto meno ottenne la restituzione di alcune tavole di prova. A giudicare da quelle pubblicate sull’"Ometto Pic", e pensando all’impegno che avrà profuso per il grande editore, che meraviglia devono essere state!
Chissà: se i fatti avessero avuto un altro svolgimento, sicuramente Gianese sarebbe diventato un eccezionale “disney italiano”.

2. Franco Coarelli (Frank Mccoa)





Si tratta di un giovanissimo Franco Coarelli, il cui stile inconfondibile lo si ritrova su alcune tavole di Pepè le Moko, e del Piccolo Shoe-Shine, apparse su un paio di numeri di un altro periodico a fumetti contemporaneo, "Il Pupazzetto" e firmate con lo pseudonimo di Frank McCoa. Su quelle pagine si pubblicizza il “prossimamente” di un nuovo fumetto, dello stesso Coarelli, La storia di un raggio di luna, che sarebbe dovuto apparire sempre sul «Pupazzetto». In realtà, di Coarelli, vedremo soltanto due brevi tavole umoristiche dal titolo Panzan, una presa in giro del Re della Giungla, pubblicate sulle pagine de «L’Illustrazione dei Ragazzi», un giornalino meteora dell’immediato Dopoguerra, il primo in Italia a pubblicare Dick Tracy insieme a Tarzan ed altri big dei comics americani.

Franco Coarelli faceva parte del gruppo di disegnatori che in quell’anno (1945) lavorava alla Nettunia Film, al mitico cortometraggio animato, purtroppo scomparso, dal titolo Hellò Jeep!, sceneggiato da Federico Fellini, che doveva essere abbinato all’uscita del film di Roberto Rossellini Roma città aperta. Causa il fallimento della Nettunia, il cartone animato non fu mai completato.
Alla Nettunia, oltre ad altri animatori quali Luigi Giobbe, Achille Panei, Gibba (Francesco Maurizio Guido), Alvaro Zerboni, vi era anche un ventiduenne Niso Ramponi, già fornito di formidabili e notevolissime doti grafiche, da far invidia ai migliori talenti disneiani. L’amicizia tra i due e la necessità di fare qualche soldo, dopo il fallimento della Nettunia Film, li condusse alla Pegaso, l’editrice di Fausto Capriotti dove, come possiamo vedere, produssero, specialmente Ramponi, notevoli lavori.

3. Niso Ramponi










Più che prodezze si dovrebbe dire atroci burle quelle che il piccolo Hamedin progetta ed esegue ferocemente nei confronti dell’eterno rivale, il grasso e untuoso Abdul, continuamente sbeffeggiato dall’astuzia del piccolo moretto. Splendide tavole autoconclusive, non firmate, ambientate in un Oriente da cartolina disegnate da Niso Ramponi con uno stile eccellente e dinamico, da vero big disneiano.

Il Ramponi diverrà noto qualche anno dopo quando inizierà la sua collaborazione con "Il Travaso" con lo pseudonimo di Kremos. Grazie alle sue procaci e affascinanti donnine in copertina, il celebre settimanale umoristico aumenterà notevolmente la sua tiratura. Anche Ramponi, sempre nello stesso periodo, cercando di guadagnare qualche soldo, aveva disegnato qualche altra tavola a fumetti come ad esempio Oscar, o Ivo il primitivo apparsa sul "Pupazzetto" e siglata Nys O’Ramp.

sabato 12 dicembre 2009

Il Vittorioso 1959-1962: fra il Fotoromanzo e Jerry Lewis

Nel tentativo (si intuisce disperato) di “cavalcare” ogni forma di neo-cultura (o sotto-cultura) popolare, Il Vittorioso si lascia andare anche ad un tentativo, direi non del tutto malvagio, di fotoromanzo. L’anno è sempre il fatidico 1960:







Il caldo vento consumista passa fra le pagine del Vittorioso, segnando di sé fumetti, pubblicità e redazionali. Abbiamo visto, due post fa, il bel servizio giornalistico sull’Autostrada del Sole. Nella prima vignetta dell’ultima pagina del fotoromanzo qui sopra, ne vediamo alcune (realistiche!) conseguenze. La redazione sente il bisogno, anche se probabilmente riceve adeguate sollecitazioni culturali, di erudire i ragazzi al Nuovo Codice della Strada (1961):






Contrastano assai, con quanto riprodotto sopra, le belle e delicate copertine di autore ignoto, stilizzate in chiave “moderna”, ma rappresentative dell’ormai perduto senso estetico (ed etico) dei decenni precedenti:







Fra i nomi oggi noti, spunta una novella di Claudio Nizzi (credo proprio che sia lui):



Altra grande novità, all’alba dei Sessanta, è la conquista dello Spazio. Pur essendo, almeno inizialmente, un’impresa tutta sovietica, il Vittorioso rende entusiasticamente partecipi i propri lettori del Progresso e delle Sorti Luminose e Progressive. Il nome-chiave, indimenticato da tutti noi, è Yuri Gagarin:



Mentre Kurt Caesar produce le sue, sempre più rare, copertine “tecnologiche”, a cui si alternano foto dal vero:









Non sarà un fenomeno paragonabile a quello del Rock ‘n Roll, ma anche Jerry Lewis, nel 1960/61, è una ventata di novità quasi rivoluzionaria. Ancora una volta, la redazione del Vittorioso coglie la palla al balzo, e si occupa del grande comico americano sia con redazionali che addirittura con una riduzione a fumetti di un suo celebre film, Il Cenerentolo (Cinderfella, Frank Tashlin, 1960):