lunedì 19 ottobre 2009

Supplemento a: Un piccolo quiz

Sempre il grandissimo Sergio mi invia altre scansioni da "L'ometto Pic" del 1945-46, chiedendomi (chiedendoci) aiuto per identificare alcuni interessantissimi ma oscuri disegnatori. Dunque, secondo voi, chi è questo? Forse Giuseppe Perego? La butto là, senza troppa convinzione.






domenica 18 ottobre 2009

Il Vittorioso 1952/58 – Jacovitti, prima parte

E il grande Jac?
Eccolo qui, nel 1955, in uno straordinario… “fotoromanzo”:



Fino a tutto il 1956, cioè prima del Giorno dei Ragazzi e di Cocco Bill, l’opera del grande Jac sul Vittorioso è un’orgia di invenzioni, novità, umorismo, surrealismo, Arte con la “A” maiuscola. È probabilmente inutile commentare oltre il fuoco di fila di storie, che mettono in ombra praticamente tutti gli altri autori. Ecco alcune memorabili copertine del 1952/53:





















Uno spaccato della società italiana all’inizio degli anni Cinquanta, sia pure in chiave surreale, non trovate? C’è più analisi psicologica (e anche sociale, forse limitatamente al mondo piccolo borghese), in queste tavole, che in un trattato di storia del costume.
Le storie a fumetti ovviamente non sono da meno, anzi, e dal prossimo post vi proporrò solo una tavola per ognuna.

giovedì 15 ottobre 2009

Le vicissitudini del Vittorioso dal 1950 al 1958 – Le trasformazioni grafiche e i redazionali

Fra il 1950 e il 1958, dal lato grafico (ma non solo), Il Vittorioso si trasforma. Ho già detto che sono almeno due, le tappe fondamentali: il passaggio da 8 a 16 pagine, col numero 43 dell’ottobre 1950, e quello da 16 a 24, col numero 40 del 5 ottobre 1955. Allo stesso tempo aumenta il formato e la stampa passa dalla zincografia al rotocalco:



Ho anche già detto che quest’ultimo cambiamento è decisamente peggiorativo per la resa dei fumetti: il tratto si ingrossa, il tratteggio si impasta e il colore soffre di frequenti fuori registro. Comunque l’impatto “scenografico” del giornalone-rotocalco è notevole, e nei primi numeri si ricorre, per le copertine, al grande Jac e anche a qualche collage fotografico, come per i coevi settimanali “da adulti”:







Come spesso accade nel mondo del fumetto, il cambiamento della tecnica di stampa influisce anche sull’evoluzione artistica dei disegnatori, che cercano di adeguarsi. Lo fa soprattutto Franco Caprioli, come vedremo presto, che semplificherà il suo raffinatissimo tratto e ridurrà drasticamente la sua personale tecnica di chiaroscuro basata su un pointillisme vagamente ispirato a Seurat . Ne guadagnano solo alcune copertine (non tutte!) e le illustrazioni a mezza tinta. Jacovitti sperimenta i mezzi toni, e così anche il grande Gianni de Luca:









Non vi pare che la seguente sia fortemente ispirata a Norman Rockwell, sia come disegno che come raffinato studio psicologico?




Dal 1957, si torna anche, per periodi più o meno lunghi, alla tavola a fumetti direttamente in copertina:



Anche le rubriche, con l’aumento delle pagine, diventano più ricche e più varie. La fa da padrone soprattutto lo sport, naturalmente con l’onnipresente Gino Bartali:





Ma è presente anche la scienza e la tecnologia, la cronaca, l’educazione civica e quella stradale:





C’è il Cinema, con rubriche regolari, come “Un film per voi”, in cui si affrontano, sia pure tangenzialmente, temi “scabrosi” (per l’epoca), e che ben pochi autori di fumetti avrebbero osato inserire nelle loro storie. È il caso, per esempio, del conturbante Il ladro (The Wrong Man) di Alfred Hitchcock:



Il Cinema d’animazione è presente, fin dal 1950, con la regolare recensione dei lungometraggi disneyani:







Nel 1957, Il Vittorioso compie vent’anni, e l’evento è adeguatamente celebrato con una strepitosa copertina di Craveri e alcuni interessanti redazionali. Per la prima volta, forse, si fa in Italia del repechage fumettistico. Notate la riproduzione di una locandina pubblicitaria del 1937:







Proprio nel 1957 muore Don Francesco Regretti, primo direttore del Vittorioso:



Sono frequenti le schede dei collaboratori del settimanale, soggettisti e disegnatori: alcune le abbiamo già viste. Nel 1955 viene pubblicato un bell’articolo sulla famiglia Fantoni: una vera dinastia di fumettari, che ritroveremo in tantissime testate, a partire dall’Anteguerra:



Per finire, un altro piccolo pseudo-quiz:



Quale celebre film italiano degli anni Sessanta vi fa venire in mente, un articolo di questa pagina? Badate che, se ho ragione io, Il Vittorioso, con tutte le sue chiusure religioso-ideologiche, dimostra uno straordinario spirito di osservazione e una capacità di cogliere in grande anticipo lo spirito dei tempi…

Viaggio intorno alla mia libreria – Scaffale 17



Ormai ho abbandonato l’idea dell’esplorazione “topografica” della mia biblioteca: comunque, andando avanti con l’esame del Vittorioso, sappiate che siamo passati allo scaffale 17.
Insieme agli ultimi volumi, quelli del triste declino del settimanale cattolico, c’è la prima edizione del settimanale di trincea della prima guerra mondiale, La Tradotta, e le tre edizioni di Popeye-Braccio di Ferro (Fantagraphics e Planeta in fieri, naturalmente), insieme a La guerra è bella ma scomoda di Novello e altre cosette, di cui magari parlerò, in un lontano futuro.
Dal prossimo post, naturalmente, torniamo al Vittorioso.

martedì 13 ottobre 2009

Lino Landolfi – seconda parte

Con Craveri assai emarginato (l’abbiamo visto nell’ultimo post a lui dedicato), Lino Landolfi può spartirsi con Jacovitti lo spazio riservato al “pupazzettismo avventuroso”, che non è certo poco. Landolfi deve godere di una particolare benevolenza, in redazione, perché nel giro di anni di cui ci stiamo occupando, e cioè più o meno dal 1952 al 1957, la sua presenza sulle pagine del “sempre + bello” si fa veramente massiccia, e quando, verso la fine del periodo, Jacovitti dirada le sue collaborazioni, diventa decisamente strabordante. D’altronde Landolfi è un autentico genio grafico, assai prolifico, con un tratto modernissimo. Le sue storie, quasi tutte su testi propri, sono molto lunghe – decine di puntate – e vengono pubblicate letteralmente una dopo l’altra. La sua carta vincente è l’invenzione del personaggio di Procopio, che grazie a un vecchio trucco della letteratura popolare, “viaggia” nel tempo: una interminabile dinastia di procopi, come suggerisce il titolo della prima storia, del 1952:


1953


L’evoluzione grafica del personaggio, anno dopo anno, va di pari passo con l’aumento di “citazioni” da personaggi interni al Vitt, ma anche esterni e addirittura antitetici. Su testi di “Menico” ecco nientemeno che l’Asso di Picche di Hugo Pratt, un classicissimo noir dell’immediato Dopoguerra:



1954






1955



Ecco Capitan Walter, eroe eponimo di una serie di albi pubblicati dal Vittorioso:



1956



Dite un po’ se Landolfi non anticipa di oltre un decennio la psichedelia, nelle ultime vignette della prossima tavola:





Nel 1957, Landolfi si cimenta anche con le tavole didattiche, “rubando il mestiere” a Caprioli e a Caesar:


E, approfittando di un periodo di latitanza jacovittesca (il Nostro sta preparandosi al grande salto sul “Giorno dei Ragazzi”), riesce perfino ad accavallare ultima puntata di una storia e prima della successiva!


Termino questa carrellata su Landolfi con la proposta delle tavole “intere” del quiz della volta scorsa. Grazie a paolo e a Lele per la partecipazione!