venerdì 9 ottobre 2009

Il Vittorioso 1950/55 – Cross-over e commistioni

L’amico Lele, nel suo interessante blog , ha pubblicato un favoloso “cross over” fra Landolfi e Caprioli: due autori davvero distanti tra loro, in quanto a sensibilità e stile, con un effetto comico irresistibile:

Ora, non è la stessa cosa, ma sul Vittorioso degli anni fra il 1950 e il 1955 ci sono vari altri esempi di gustose “commistioni”, specialmente alcune copertine. Per rimanere su Lino Landolfi, guardate che bellezza questa sporadica collaborazione con Jacovitti:

È ancora l’inarrivabile Jac a collaborare con Nevio Zeccara, autore “naturalistico” in questa copertina a quattro mani del 1955:

Niente di più irresistibile, credo, di questa copertina sottilmente inquietante in cui il nostro amato Benito Franco è ritratto “al naturale”, ancora da Zeccara, per promuovere la sua storia Pippo Preistorico:

Ma il massimo credo proprio sia la prima puntata di Tex Revolver, ancora del 1955, che è davvero disegnata a quattro mani da Jac e da Ruggero Giovannini: il risultato di tale improbabile commistione è assai gustoso e anticipa in qualche modo certe atmosfere di là da venire del genere di Roger Rabbit! Qualcosa di analogo fu tentato in casa Disney, alcuni anni dopo questo exploit di Jac e Giovannini. Cercherò immagini e documentazioni, per proporvele.


giovedì 8 ottobre 2009

Il Vittorioso 1950/56 – Franco Caprioli

Mi ero ripromesso, qualche post fa, di seguire l’evoluzione, in questi anni cruciali, dei maggiori autori in forza al Vittorioso: soprattutto Caprioli, De Luca e Jacovitti.
Il primo, Franco Caprioli, è quello che cambia meno, nella storia tarda del settimanale cattolico. Già nel 1950, infatti, ha raggiunto la piena maturità artistica e uno stile molto personale, col suo caratteristico pointillisme. Il suo tratto evolve tutto sommato molto poco, mantenendosi a livelli di assoluta eccellenza. Credo che gli esempi che riporto di seguito, siano a questo proposito assai eloquenti.
Kim, il piccolo amico, su testi di Roudolph, è del 1950. Caprioli ormai si dedica completamente agli scenari esotici. Le storie sono di ampio respiro e gli permettono di disegnare grandi vignette dense di particolari: una visione contemplativa del Fumetto, che evoca ritmi lenti e un senso del meraviglioso che solo Gianni De Luca, in modo assai più drammatico, quasi “nevrotico”, può emulare:


Del 1951 è Aquila Maris, stavolta su soggetto di Belloni, vero e proprio Kolossal storico che si pone dichiaratamente sulla scia di certa cinematografia di genere peplum, soprattutto l’hollywoodiano Quo Vadis di Mervyn LeRoy, uscito nelle sale quello stesso anno:


Le prime puntate sono ben poco movimentate, decisamente didascaliche, ma la storia prende quota ben presto, con memorabili scene “panoramiche” e anche d’azione:


Aquila Maris ha un notevole successo, e nel 1953 si replica con Hic Sunt Leones, ancora un kolossal di ambiente antico romano e paleocristiano:




Nel 1954 appaiono due storie di ambiente western, interpretato in chiave filologica e molto personale dal Maestro di Mompeo. La più interessante, dal lato grafico, è Il segreto del Pugnale, parte di un ciclo più ampio. Cosa notevole, stavolta non è indicato il nome di uno sceneggiatore, per cui quasi certamente i testi sono dello stesso Caprioli:

In quel periodo, Caprioli inizia a lavorare alle illustrazioni di un trattato di antropologia e archeologia, il Viaggio attraverso la preistoria di Mario Bianchini. Il libro sarà poi edito con la parte grafica – che costituisce la maggior parte dell’opera – assai mutila e fortemente penalizzata da un’assai discutibile colorazione:


Intanto, però, la grande passione per gli studi naturalistici, archeologici ed evoluzionistici, ispira a Caprioli una bellissima – e singolare – storia-saggio, Una strana avventura, che curiosamente Il Vittorioso pubblica in bianco e nero e in piccolissimo formato. Colpa di temi non graditissimi alla redazione?




martedì 6 ottobre 2009

Le vicissitudini del Vittorioso dal 1950 al 1955 - Prima parte

Il periodo dal 1948 al 1954, per il settimanale cattolico, è probabilmente il più bello e ricco della sua intera storia. In questo periodo giungono a piena maturazione i talenti dei più grandi autori della scuderia: da Craveri a Jacovitti, da Caprioli a De Luca. Anche dal punto di vista redazionale, il periodico è denso di rubriche giornalistiche e di grandiose tavole fuori testo, fra cui molte delle migliori “panoramiche” di Jacovitti e le ricercate “anticipazioni scientifiche” di Caesar.


Le pagine, già dal numero 43 dell’ottobre 1950, salgono a sedici, e la stampa, su carta opaca di prima qualità, è sempre perfetta.Ma i germi della crisi nascono proprio nel momento di massimo successo della testata. Il nemico n. 1 del Vittorioso, mentre si avvicina la metà degli anni Cinquanta, non è più la stampa a fumetti “pericolosa”, ma qualcosa di molto più temibile, e che soprattutto non si può combattere ad armi pari. Nel 1953, infatti, iniziano le trasmissioni della Televisione Italiana:

Un bell’articolo di Ugo Sciascia (ve lo ricordate?), nel 1954, illustra la novità. Ma se a quell’epoca la TV è ancora un passatempo per pochi ricchi, in capo ad un paio d’anni l’apparecchio radiotelevisivo diventerà una presenza quasi ubiquitaria, e i fumetti, in generale, perderanno gran parte del loro appeal presso il pubblico giovanile. Intendiamoci, niente a che vedere con quello che accadrà dagli anni Settanta in poi, ma le avvisaglie, specie nell’anno di Lascia o raddoppia? ci sono tutte, e Jacovitti se ne fa interprete, proprio nel 1955:

La trasmissione del compianto Mike Bongiorno inizia il 26 novembre, la copertina di Jac è del 22 settembre: profetico, davvero.Ma le cose sono iniziate a peggiorare già l’anno precedente. Nel 1954, infatti, diminuiscono, in percentuale, le storie dei grandi e popolari autori, mentre appaiono (ed è la prima volta, dall’Anteguerra) anche opere di dubbio valore, che sanno tanto di riempitivo. D’altra parte è in atto anche un ricambio generazionale, testimoniato anche da malinconici addii di figure-simbolo del settimanale. Significativa è la lettera che Gino Bartali scrive ai lettori del Vittorioso in occasione del suo addio allo sport, il 20 marzo 1955:

Bartali era stato vicinissimo al giornale, come abbiamo visto, fin dal 1937. L’anno precedente, Caesar l’aveva ritratto insieme al suo arcirivale Fausto Coppi, destinato a una fine tragica pochi anni dopo, ma adesso davvero “solo al comando”:

Alla fine del 1955, viene deciso il passaggio alla stampa in rotocalco, che porta a un notevole peggioramento della resa grafica generale: ne soffrono soprattutto il tratto raffinato di Caprioli e le cromie di Caesar. Contemporaneamente, la foliazione passa a ventiquattro pagine, ma senza un aumento qualitativo generale dei contenuti. Ne guadagnano solo alcune belle copertine a mezzatinta, rese possibili dalla nuova tecnica di stampa:

Interessante, in questo periodo, forse proprio sull’onda della montante TV e nello spirito di una ricerca del benessere ancora lontana dal boom economico, ma già avvertibile, la curiosa “sponsorizzazione” di alcune tavole a fumetti, far cui una sorprendente “panoramica” del grande Jac:



sabato 3 ottobre 2009

Un piccolo quiz - parte 2

Come promesso, Sergio mi ha fatto avere le scansioni di altre tavole da L’Ometto Pic del 1945/46, opera di un misterioso autore para-disneyano probabilmente coinvolto nella realizzazione, durante la guerra, del lungometraggio animato La Rosa di Bagdad, recentemente rieditato in un fantastico blu ray.
Finalmente spunta un nome, Gianese. A qualcuno dice qualcosa? Appena avrò un po' di tempo, scorrerò di nuovo tutti i nomi dei collaboratori (sono tanti!) del lungometraggio diretto da Anton Gino Domeneghini. Intanto dico che Lindoro il Castoro mi sa tanto di rielaborazione, se non di ricalco (rimontato), da un comic book americano... Che abbia ragione Fortunato? Sindabad, invece, è più problematico.



venerdì 2 ottobre 2009

Lino Landolfi e Il Vittorioso - 1

La vera novità, a cavallo del 1951/52, è l’arrivo, come ho già anticipato qualche post fa, di Lino Landolfi. Su di lui in rete c’è ben poco (qualcosa anche qui), cercherò nei prossimi giorni di scansionare qualcosa.
L’amico Piccic, in risposta al mio post La malinconica sorte di Craveri, scrive fra l’altro: “Ci sarà un motivo per cui a me Landolfi non dice assolutamente niente…” Ebbene, devo confessare che anche a me, queste prime prove di Landolfi sul Vittorioso appaiono davvero fredde. Ma è indubbiamente, anche se condivisa, solo un’opinione personale. Lino Landolfi, oltretutto, conoscerà, un decennio e rotti dopo, un momento davvero splendido, culminato con una fantasiosa (e visionaria) versione del Don Chisciotte, pubblicata prima sul Vitt e poi in volume dalla Comic Art:



Un piccolo gioiello è poi la realistica epopea quotidiana (una proto-sitcom) de La famiglia Bertolini, pubblicata sul Messaggero dei Ragazzi negli anni Sessanta, e raccolta in un raro volume delle edizioni Paoline:


Inoltre merita almeno una menzione il lungo ciclo di avventure di Piccolo Dente, pubblicato sul Giornalino negli anni Settanta.
Ma quel che ci interessa di più, in questa sede, è il suo inizio di carriera sul Vittorioso, fra il 1951 e il 1952. È in questi anni che Landolfi dà vita al personaggio di Procopio, che poi sarà per decenni una specie di fil rouge, in viaggio nel tempo e nello spazio, apparendo anche come una sorta di “testimonial” in storie fra le più diverse per temi e ambientazioni.
Nel luglio del 1951, annunciato con gran pompa, inizia la pubblicazione di Joe, l’eroe del West:


Il segno è improntato ad una stilizzazione tipica di certo disegno animato che fa capo allo studio Pagot (sei d’accordo, Luca?).
Landolfi pesca allegramente nell’immaginario collettivo dell’epoca, e appare come “partecipazione straordinaria” anche Pecos Bill di Martina/Paparella e soci, che in quel 1952 vive il suo momento più bello e fortunato:
Il personaggio di Joe, ovvero il pre-Procopio, si sposta con grande prevedibilità sul poliziesco con la storia successiva, che avrà in seguito anche il grande onore dell’ultima pagina, a colori, spodestando Craveri e approfittando della strana latitanza di Jacovitti:

Curioso il personaggio del vecchietto Blick: ha una vaga somiglianza con Asterix, oppure è una mia impressione?


giovedì 1 ottobre 2009

Il Vittorioso 1952 . Le copertine di Ceasar

Vi propongo una spettacolare galleria di copertine del Vittorioso del 1952, opera del grande Kurt Caesar. Pubblico anche la curiosa scheda biografica apparsa sul settimanale proprio quell’anno. Per informazioni più attuali su Caesar, rimando di nuovo alla bella voce di Wikipedia . L’anonimo estensore della scheda, a proposito delle copertine di Urania che Caesar realizza già nello stesso periodo, parla di un “ineguagliato e riconoscibilissimo senso cromatico”, apprezzamento che condivido in pieno.
Alla prossima, col nuovo “grande autore” del Vitt 1952, cui accennavo in chiusura due post fa.










Belle, eh? Che dire poi della variante italico-cattolica del "realismo socialista", specie nell'ultima... In altre c'è un'eco prepotente dei lavori di Caesar del periodo bellico e dell'immediato Anteguerra. Ricordate le gigantesche pagine per il Giornale delle Meraviglie?