domenica 15 marzo 2009

Curiosità dallo scaffale

Come ho scritto ieri, prendo brevemente in esame solo alcuni fascicoli di cruciale importanza storica e documentaria, che nella foto “panoramica” dello scaffale non si vedono affatto.
Fra le riviste “meteora” che si sono occupate prevalentemente di cinema d’animazione, la più dimenticata di tutte è probabilmente Cartoon & Comics, diretta da Luca Raffaelli, che con Luca Boschi e Federico Fiecconi formava, una ventina d’anni fa, un agguerritissimo terzetto:
Fra un po’ arriveremo allo scaffale delle fanzines italiane, e probabilmente sarà uno struggente viaggio nella memoria. Ma già adesso, con quest’articolo di Vito Lo Russo su Spielberg e il suo Fievel, gli occhi si inumidiscono un poco:
Prima della… rivoluzione (quando questi scaffali erano sommersi da altrettanti libri e fascicoli, ora archiviati nel “garage”), qui c’era la collezione completa di Comics, la rivista del Salone Internazionale dei Comics di Lucca, poi house organ dell’editrice Comic Art di Rinaldo Traini. I fascicoli ci sono sempre, ma sistemati altrove. Su questo scaffale sono rimasti alcuni importantissimi supplementi, che si occupano di storia dell’editoria a fumetti in Italia nel periodo cruciale che va dal 1932 al 1950, quello che vide l’affermarsi del Fumetto moderno in Italia, la sua prima magnifica età d’oro e la prima delle innumerevoli, ricorrenti crisi. Queste monografie sono degli anni intorno al 1975, ed è incredibile che da allora non sia mai più stato fatto un tentativo di riscrittura, sintetica e analitica, di quella straordinaria avventura editoriale, che vede fra i protagonisti giganti come Arnoldo Mondadori, Mario Nerbini, Cesare Zavattini, Federico Pedrocchi, Gian Luigi Bonelli, e tanti altri. Manca il pubblico? Mancano i critici validi? Forse entrambe le cose. E, purtroppo, sembra un fenomeno quasi esclusivamente italiano: negli Stati Uniti, il Fumetto classico sta vivendo una nuova, entusiasmante età d’oro, con ristampe ineccepibili delle opere di Caniff, Raymond, Herriman, Crane, Gould e tanti altri, e con saggi critici e storici approfonditi e documentatissimi. Stessa cosa in Francia, altra patria del Fumetto classico. Da noi, solo anziani “nostalgici” e “brufolosi fanzinari”, per usare una vecchia espressione. Mah.
Veniamo dunque a queste preziose monografie, smilze nell’aspetto ma densissime di contenuti e documenti. Sono opera di Ezio Ferraro, un personaggio (che saluto, nell’assai improbabile caso mi legga) di grande intelligenza e verve, abile indagatore, che si occupò di storia del Fumetto in anni ormai remoti, quando un adulto che si aggirava tra i “giornalini” veniva giudicato un eccentrico o peggio. Ferraro iniziò a collezionare con consapevolezza culturale i fumetti nel 1938 (!) telefonando a Nerbini per acquistare arretrati de L’Avventuroso. Proseguì negli anni di guerra e soprattutto nel buio periodo degli anni Cinquanta, quando ebbe occasione di intervistare i grandi editori attivi negli anni Trenta e Quaranta, mettendo su un incredibile archivio.
La pubblicazione della rivista Sgt. Kirk, nel 1967, offrì spazio a Ferraro per mettere finalmente a frutto le sue ricerche e affrontare La storia del giornalinismo italiano, come felicemente la chiamò. Ne uscirono molte puntate, coprendo il periodo dal 1932 al 1943. Ecco l’esordio di una puntata, pubblicata sul n. 14 dell’agosto 1968:
Nel 1976, Rinaldo Traini offre a Ferraro la possibilità di proseguire il suo affascinante racconto (che è stato il mio “imprinting” fumettistico, l’inizio di una malattia per il cui contagio sono riconoscente a Ferraro), ospitandolo in uno speciale di Comics, come dicevo prima:
Il lavoro di Ferraro è appassionante, e se è carente di note e contiene alcune affermazioni non documentate, strappa ugualmente all’oblio e al pressappochismo giornalistico un intero mondo:
La Storia del giornalinismo italiano nel Dopoguerra è seguita da un’altra monografia, ancora più interessante, dedicata a Lotario Vecchi, personaggio oggi dimenticato ma, negli anni Trenta, “terzo polo” fumettistico tra Nerbini e Mondadori, editore tra l’altro de L’Audace, che poi sarebbe passato a Bonelli:

Vecchi faceva parte di un’autentica famiglia di editori, fra l’altro antifascisti, che aveva propaggini in Francia e perfino in America Latina:
Lotario Vecchi Editore è lettura di straordinario interesse non solo per il racconto di Ferraro, pieno di curiosità e aneddoti, ma anche per i documenti che riproduce. Qui riporto due pagine di un articolo scritto nel 1938 da un giornalista di regime nell’ambito della campagna stampa, seguita a un tristemente noto Congresso della Stampa per Ragazzi, che portò all’ostracismo dei comics americani (e non solo):


Interessante, eh? Proseguiamo nei prossimi giorni. Cosa avevo detto, l’altra volta? “Cerchiamo di essere più sbrigativi”?

sabato 14 marzo 2009

Scaffale 8
Sarà meglio cercare di essere un po’ più sbrigativi… Il blog è per me e per pochissimi amici, d’accordo, ma è carente almeno in una delle qualità a mio giudizio fondamentali di questa nuova forma di comunicazione: la proposta di materiali sconosciuti, rari, degni di essere rivalutati, in una forma che possa essere utile al visitatore. Quando arriverò alle collezioni di “antiquariato”, vedrò di tralasciare l’ovvio e di ricorrere, per le cose davvero curiose, mai viste e degne di ripescaggio, allo scanner, invece che alla mia modestissima macchinetta fotografica.
Dunque evito anche di elencare (l’immagine lo fa da sé) i bei volumi sul cinema d’animazione, che aprono l’ottavo scaffale, davanti ai quali penzola l’irresistibile Marsupilami di Franquin. Menzione d’onore solo per Enchanted Drawings, una storia dell’animazione, edita dal newyorkese Knopf, uso a produrre libri tipograficamente sopraffini, che è fra le migliori storie dell’animazione mai scritte, illustrata con immagini di incantevole bellezza. Ho ridotto moltissimo l’acquisto di libri di questo genere, anche perché, dopo l’avvento del DVD (ed ora del Blu-ray, agognato mezzo ad alta fedeltà di riproduzione dell’immagine), abbiamo una buona messe di opere da poter ammirare in movimento, come ha da essere.
L’enciclopedia del Fumetto di Maurice Horn, qui in doppia versione americana e italiana, mi suscita divertenti e anche struggenti ricordi: una città toscana, un pallone pressostatico, e due ragazzini dallo stesso nome proprio (uno di cognome faceva - e fa ancora - Boschi) che si divertivano come matti a satireggiare lo sforzo di Luciano Secchi, in arte Bunker, che era stato l’artefice dell’edizione nostrana… Traghettata di qua dall’oceano con molte aggiunte e modifiche, anche un po’ arbitrarie. Che bei tempi.
La foto al centro, dietro il bolide rosso di Nivola (e uno scarabeo jacobsiano), ritrae Luciano Bottaro e Carl Barks, a Rapallo, nel 1994. Anzi, vi propongo, di quell’indimenticabile visita italiana del Mago dei Paperi, un poster auto costruito:
Troppi ricordi, troppe cose e persone che non ci sono più, non voglio parlarne, non adesso. Il menù in basso a destra, firmato da vari amici, testimonia uno dei pranzi più belli della mia vita. Ci sarebbe anche un’altra magnifica foto, ma lasciamo stare: è troppo personale.
Un altro volume “imperdibile”, come si dice, è la monografia di John Canemaker su Winsor McCay. Credo che sia stata ristampata, dopo un lungo periodo di difficile reperibilità. Accanto, ovviamente, c’è l’unica edizione (degna) al mondo del piccolo, dolce Nessuno, quella in sei volumi della Fantagraphics Books. Irreperibile (credo) in questa veste, è facilmente acquistabile a pochi dollari, o euri, nella versione in unico tomo della Taschen. Ne esiste una terza edizione, edita dalla Checker, che non possiedo, ma mi dicono che si avvalga degli stessi impianti delle precedenti. I quali, diciamolo, francamente, non sono il massimo: Little Nemo, realizzato per i grandissimi quotidiani di oltre cent’anni fa, esige un formato ben diverso, e una scansione molto accurata, che manca nel tentativo Fantagraphics. Non che con le mie povere foto si veda granché, comunque:

Molto meglio va con i due volumi in-folio editi dalla Sunday Press, che vedremo più avanti. Ma anche quelli hanno i loro bravi difetti.
Non possiedo granché di Hugo Pratt, a parte certi volumi fondamentali, fra cui soprattutto Gli Scorpioni del deserto (che vedremo poi), Corte Sconta detta Arcana e Una ballata del Mare Salato. Quelle che vedete NON sono prime edizioni, costosissime sul mercato dell’usato. Infine, due parole su I fumetti d’oro Nerbini, un’antologia data 1972, quando Alfonso Pichierri prese le redini della gloriosissima casa editrice. Raccoglie alcune storie italiche degli anni Trenta, quasi tutte di scarso valore artistico, ma il volume merita per pregio editoriale, per interesse storico, e per certe illustrazioni di grande suggestione:

Inoltre credo che il Pinocchio “modernista” di Giorgio Scudellari, pubblicato originariamente nel 1937 (vedremo in seguito il relativo settimanale), meriti un minimo di attenzione e forse di rivalutazione critica:
La prossima volta prenderò in esame alcuni fascicoli, che qui non si notano, ma certo sono di grande interesse: specie le opere di Ezio Ferraro, proto-collezionista e storico pioneristico.

Viaggio intorno alla mia biblioteca

Mi sono dilungato un po’ troppo su Jacobs (uno dei miei grandi amori fumettistici) e non ho nemmeno preso in considerazione i volumi di Bilal e Christin, che sono alcune delle vette assolute del Fumetto mondiale! Specialmente Le falangi dell’Ordine Nero e Battuta di Caccia, due autentici romanzi a fumetti, realizzati molto prima che il termine anglosassone graphic novel diventasse di comune abuso:
Specialmente Battuta di caccia, con la sua straordinaria vena fra viaggio onirico, surrealismo ma anche realismo a volte crudo:
Coraggioso romanzo, vista l’epoca (1982) e addirittura felicemente profetico:
Non si parla quasi più della coppia Christin-Bilal, peccato. Il secondo ha scoperto di essere un disegnatore e uno scenografo di enorme valore, e ha praticamente abbandonato il Fumetto.

domenica 8 marzo 2009

Alcune precisazioni su Blake & Mortimer


L'amico Fortunato fa un'osservazione assai puntuale, alla quale rispondo - indirettamente - con la scansione di alcune note pubblicate nell'ahimè lontanissimo novembre 1987 sul n. 42 della "prozine" Exploit Comics, pubblicata a Firenze dal GAF (Gruppo Amici del Fumetto). Il numero era una monografia dedicata alla Linea Chiara, 52 grandissime pagine con un sommario da far cadere il mento per terra: vi rimando direttamente all'indice di Exploit, reperibile, a quanto pare, solo qui.

LE RAYON U (Il raggio U) [44 tavole a colori]
Prima edizione: «Bravo!», Bruxelles, dal n° 5 al n° 52 del 1943 e dal n° 1 al n° 15 del 1944.
Prima edizione in albo: Editions du Lombard. Bruxelles, 1974. Prima edizione italiana in albo: Editrice Comic Art, Roma, 1987.

LE SECRET DE L'ESPADON (Il segreto dell'Espadon)
Prima parte: La pursuite fantastique (L'inseguimento fantastico) [63 tavole a colori]
Prima edizione: «Tintin», Bruxelles, dal n° 1 del 26.9. 1946 al n° 1 26.12.1946 e dal n° 1 del 2.1.1947 n° 49 del 4.12.1947.
Prima edizione in albo: Editions du Lombard, Bruxelles, 1950 ». (•)
Prima edizione italiana in albo: Edizioni Gandus, Genova, 1978 .

(•) Questa edizione contiene 62 tavole in quanto le prime 18 sono state ridisegnate e ridotte a 17
Seconda parte: SX1 contre-attaque (SX1 contrattacca) [80 tavole a colori]
Prima edizione: «Tintin», Bruxelles, dal n° 2 dell'8.1.1948 al n° 52 30.12.1948 e dal n° 1 del 5.1.1949 al n° 36 del 1'8.9.1949, ad esclusione ¬numeri 1, 3, 4, S, 8, 9, 18 e 25 del 1949.
Prima edizione in albo: Editions du Lombard, Bruxelles, 1953. (•)
Prima edizione italiana in albo: Edizioni Gandus, Genova, 1978 .
(•) Questa edizione contiene 82 tavole in quanto le tavole 78 e 79 del giornale Tintin- (nn° 34 e 35 del 1949) sono state ridisegnate e portate a 3 tavole (pagine 80, 82 e 83 dell'albo). Inoltre nell'albo (pag. 81) è stata Incorporata la copertina di Tintin- n° 34 del 1949.

LE MYSTERE DE LA GRANDE PYRAMIDE (Il mistero della grande piramide) [101 tavole a colori]
Prima edizione: «Tintin», Bruxelles, dal n° 12 del 23.3.1950 al n° 52 del 28.12.1950, dal n° 1 del 4.1.1951 al n° 52 del 27.12.1951, dal n° 1 del 3.1.1952 al n° 22 del 29.5.1952 ad esclusione dei nn° 26/32 e 52 del 1950 e inn° 29,30,40/43 del 1951.
Prima edizione in albo (suddivisa in due parti):
Le Manuscrit du Manéthon (Il mistero della grande Piramide) [52 tavole a colori], Editions, du Lombard, Bruxelles, 1954 (•)
La Chambre d'Horus (La camera di Horus) [54 tavole a colori], Editions du Lombard, Bruxelles, 1955 (••) .

(•) Il titolo iniziale, durato solo tre numeri era: Le Mystere de la Pyramide .
(••) Le cinque tavole in più contenute in queste edizioni sono state appositamente disegnate. Quattro sono illustrazioni a piena pagina (Albo n° 1 pagg. 18 e 50 e albo n° 2 pagg. 24 e 46). La quinta è nata dalla trasformazione delle tre tavole (nn° 44, 45 e 46 - «Tintin» nn° 11/13 del 1951) In quattro tavole (Albo n° 1, pagg. 49, 51, 55 e 56). Inoltre sono state parzialmente ridisegnate le tavole nn° 4 («Tintin» n° 15 del 1950), 13 («Tintin» n° 24 del 1950), 74 («Tintin» n° 47 del 1951) e 78 («Tintin» n° 51 del 1951) corrispondenti rispettivamente alle pagine 8 e 17 dell'Albo n° 1 e alle pagine 28 e 32 dell'Albo 2°.

Prima edizione italiana in albo: Il mistero della grande piramide, Classici dell'Audacia n° 8, Mondadori, Milano, 1964. La camera di Horus, Classici dell'Audacia n° 9, Mondadori, Milano, 1964.
Altre edizioni italiane: Il mistero della grande piramide, Edizioni Gandus, Genova, 1978. La camera di Horus. Edizioni Gandus, Genova, 1978.
La celebre prima edizione italiana di questa storia, cara a tutti gli appassionati, presenta numerosi tagli e varianti rispetto all'originale. Vedremo del resto in seguito altri tradimenti del nostri amati «Classici Audacia» nei confronti delle avventure di Mortimer.
Tagli: 1° vignetta della 1° tavola; 3°, 4°, 5°, 6°, 7°, 8° e 9° vignetta della 45° tavola; Tutta la 51° tavola fuorché la grande vignetta centrale (spostata in altra sede); tutta la prima metà della 52° tavola.
Varianti: 11 ° tavola: nella 1° vignetta, Olrik, contrariamente all'originale, ha il volto scoperto; nella 12° Olrik (originariamente in silhouette nera) è ridisegnato «in chiaro» da Jacobs stesso. 12° tavola: nella 1 ° e 4° vignetta, la figura di Olrik ha subito la stessa sorte. 45° tavola: nella 2° vignetta Mortlmer, invece di tenere fra le mani una lettera con espressione seccata, legge un giornale e appare terrorizzato. Da qui in poi, la storia è stata praticamente ridisegnata da Jacobs stesso, che l'ha resa più semplice e meno drammatica, certamente su richiesta dell’editore. Infatti alla succitata vignetta con Mortimer segue, al posto del resto della tavola originale (tagliato), la 4° vignetta della tavola 51 e ben sei vignette inedite, tutte di mano di Jacobs. l'unico «vignettone» che componeva la 46° tavola originale è diventato la 47° tavola, mentre al suo posto c'è un'altra tavola inedita, sempre sicuramente jacobsiana. La 47° tavola originale è diventata la 48° nell'edizione dei «Classici Audacia»: la 1°, 2° e 3° vignetta sono però ridisegnate, anche se sostanzial-mente simili all'originale (variano gli sfondi). Tutto questo insieme di tagli e varianti, realizzati da Jacobs stesso, fanno sì che Quella dei «Classici Audacia» sia una vera e propria edizione diversa della storia anche se di livello leggermente Inferiore, il pathos ne risulta infatti smorzato, senz'altro volutamente. Che le varianti siano dovute allo stesso autore, a parte l'evidente identità di stile e di qualità, è comprovato dal fatto che Jacobs disegnò per il «Classico Audacia» La camera di Horus, una breve storia: Il tesoro di Tutankamen 15 tavole a colori. Prima edizione: «Classici dell'Audacia» n. 9, Mondadorl, Milano, 1964. seconda edizione Italiana: «Exploit Comics» n. 26, Fi¬renze, 1982.

LA MAROUE JAUNE (Il marchio giallo) [66 tavole a colori]
prima edizione: «Tintin», Bruxelles, dal n° 31 del 6.8.1953 al n° 52 del 31.12.1953 e dal n° 1 del 6.1.1954 al n° 45 del 10.11.1954 ad esclusione del n° 41 del 1954.
Prima edizione in albo: Editions du Lombard, Bruxelles, 1956.
Prima edizione italiana: «Tintin», Periodici Vallardi, Milano, dal n° 1 del 29.9.1955 al n° 10 del 16.12.1955 e dal n° 1 del 1'1.1.1956 al n° 15 del 20.5.1956.
Prima edizione italiana in albo: Classici dell'Audacia n° 15, Mondadori, Mi¬lano, 1965.
Altre edizioni italiane in albo: Edizioni Gandus, Genova, 1980.

Anche questa magnifica storia di Jacobs è stata modificata in modo non indifferente per la sua prima edizione italiana sui «Classici Audacia» e sempre con interventi diretti dello stesso autore, in modo da costituire una vera e propria diversa versione. Andando nel dettaglio: La 1 ° vignetta della 1 ° tavola è In parte tagliata; 16° tavola originale: è tagliata tutta la sequenza della telefonata di Mortimer (vignette 1°, da 6° a 9°, 11 ° e 13°).17° tavola originale: sono tagliate tutte le vignette dalla 1° alla 7°, mentre all'8° è tagliato Il tondo, col capostazione. La 16° e 17° tavola sono state così fuse in una sola. 53° tavola originale: sono tagliate le vignette 1°, 2°, 3°, 5°, 8° e dalla go alla 13°. 54° tavola originale: tagliate le vignette 5°, 6°, 8° e go. 55° tavola: le prime 8 vignette, con Mortimer nella cella imbottita, sono state tolte e spostate due tavole avanti; le vignette dalla 9° alla 12° sono state tagliate. L'Insieme di tagli e sposta menti determina l'estrema semplificazione del determinante episodio del tassista, con l'Inserimento di due vignette inedite di raccordo. 56° tavola originale: sono tagliate le vignette 8° e go mentre la 10° e 1'11° sono spostate. 57° tavola: sono tagliate le vignette 5°,11° e 12°. In sintesi, le 14 tavole originali, dalla 53° alla 66°, sono state ridotte a 11, con modifiche sostanziali nel racconto. In tutto la storia è passata da 66 a 62 tavole.

L'ENIGME DE L'ATLANTIDE (L'enigma di Atlantide) [62 tavole a colori] Prima edizione: «Tintin», Bruxelles, dal n° 42 del 10.10.1955 al n° 52 del 28.12.1955 e dal n° 1 del 4.1.1956 al n° 51 del 19.12.1956.
prima edizione in albo: Editions du Lombard, Bruxelles, 1957.
prima edizione italiana In albo: Classici dell'Audacia n° 39, Mondadori Milano, 1967 (•)
Altre edizioni italiane in albo: Edizioni Gandus, Genova, 1981 .

(•) Questa edizione alterna pagine In bianco-nero e colore.

S.O.S. METEORES (S.O.S. meteore) [62 tavole a colori]
prima edizione: «Tintin», Bruxelles, dal n° 3 dell'8.1.1958 al n° 52 del 31.12.1958 e dal n° 1 del 2.1.1959 al n° 16 del 23.3.1959 ad esclusione dei nn° 36, 37, 43 e 44 del 1958 e dei nn° 5 e 6 del 1959.
Prima edizione in albo: Editions du Lombard, Bruxelles, 1959.
Prima edizione italiana in albo: Classici dell' Audacia n° 12, Mondadori, Milano, 1964.
Altre edizioni italiane: comic Art, Editrice Comic Art, Roma, dal n° 1 del giugno 1984 al n° 10 dell'aprile 1985.
Altre edizioni italiane in albo: Editrice Comic Art, Roma, 1987.

LA PIEGE DIABOLIQUE (La diabolica trappola) [62 tavole a colori]
Prima edizione: «Tintiin», Bruxelles, dal n° 38 del 22.9.1960 al n° 52 del .1960 e dal n° 1 del 5.1.1961 al n° 47 del 21.11.1961.
Prima edizione in albo: Editions du Lombard, Bruxelles, 1962
Prima edizione italiana in albo: Classici dell'Audacia n° 24, Mondadori, Milano,1965.
Altre edizioni italiane in albo: Editrice Comic Art, Roma, 1987.

L'AFFAIRE DU COLLIER (Il caso della collana) [62 tavole a colori]
Prima edizione: «Tintiin», Bruxelles, dal n° 34 del 24.8.1965 al n° 52 del 28.12.1965 e dal n° 1 del 4.1.1966 al n° 29 del 19.7.1966.
Prima edizione in albo: Editions du Lombard, Bruxelles, 1967.
Prima edizione italiana in albo: Classici dell'Audacia n° 35, Mondadori, Milano, 1966 (•)
Altre edizioni italiane in albo: Editrice Comic Art, Roma, 1987 .

(•) Pubblicato con il titolo I sotterranei di Parigi.

LES 3 FORMULES DU PROF. SATO (Le 3 formule del Prof. Sato) [46 tavole a colori]
prima edizione: «Tintin», Bruxelles, dal n° 40 del 7.10.1971 al n° 52 del 30.12.1971 e dal n° 1 del 6.1.1972 al n° 33 del 22.6.1972.
Prima edizione in albo: Editions du Lombard, Bruxelles, 1977.
Prima edizione italiana: Editrice Comic Art, Roma, n° 31, marzo 1987.
Prima edizione italiana in albo: Editrice Comic Art, Roma, 1987.

sabato 7 marzo 2009

Ancora Edgar Pierre Jacobs

Fra i testi monografici dedicati a Edgar Pierre Jacobs e alla sua opera, il solo veramente valido è l'autobiografico Un Opera de papier, di cui esistono due edizioni, l’ultima delle quali è facilmente reperibile:



Jacobs muore nel 1987: in tutto il lungo periodo trascorso dalla pubblicazione della prima parte de Les 3 formules du professeur Sato, ha portato a buon punto la realizzazione del tomo conclusivo: ha cioè sceneggiato minuziosamente la storia, realizzando quasi tutti i crayonnés: manca solo… il disegno! L’incarico di portare a termine la seconda parte, che si intitola Mortimer contre Mortimer, viene affidato a Bob De Moor, che era stato grande amico di di Jacobs fin dagli anni eroici della rivista Tintin. L’opera viene alla luce nel 1990. De Moor fa indubbiamente un onesto lavoro, considerando anche che la sceneggiatura di Jacobs mostra qualche segno di stanchezza, benché la scena della “pioggia di robots” sia di grande suggestione:

Col volume viene distribuito uno straordinario Dossier, che insieme alla storia della tormentata vicenda creativa ed editoriale di Sato, pubblica anche i crayonnés di Jacobs:


(scusate la qualità spaventosa dell'immagine)

Il successo dell’iniziativa incoraggia l'editore ad andare oltre: le neonate Editions Blake et Mortimer commissionano a Jean Van Hamme (celebrato autore di XIII) e al talentuoso disegnatore Ted Benoit una storia del tutto nuova, per proseguire la saga: cosa a cui gli eredi di Hergé si sono sempre opposti, per Tintin, secondo me con qualche parte di ragione. La storia partorita dal duo è L’affaire Francis Blake: viene orchestrata una sapiente campagna pubblicitaria, con molte “anticipazioni”, che generano negli appassionati grandi aspettative. Purtroppo, le speranze di vedere miracolosamente rinverdire i fasti di SOS Meteore o del Marchio giallo sono in parte deluse: e, diciamolo francamente, non poteva essere altrimenti. L’iniziativa ha comunque un notevole successo, e Les Editions Blake et Mortimer decidono di proseguire l’avventura, reclutando altri autori, che lavorano in varie combinazioni. Vengono alla luce così, negli anni, La macchinazione Voronov (Van Hamme-Juillard), Lo strano appuntamento (Van Hamme-Benoit), I sarcofagi del Sesto Continente (Yves Sente-Juillard), Il santuario di Gondwana (Yves Sente-Juillard).
Per i disegni, se la cavano tutti abbastanza bene: sia Benoit che Juillard scelgono di cristallizzare il personaggio intorno al 1950, l’epoca dei suoi maggiori fasti. Molto meno bene va dal punto di vista delle sceneggiature: si va da trame scontate (Lo strano appuntamento) a idee troppo improbabili con sceneggiature contorte (Il santuario di Gonswana), e quando si cerca di introdurre l’elemento femminile nella saga, assente nell’opera di Jacobs, si sfiora abbondantemente il ridicolo. Peccato.Anche di queste edizioni, tutte edite anche in Italia, posseggo il solito “fritto misto”:







L’amico Fortunato dice che il successo della rivista Tintin, all’origine, fu più merito di Jacobs che di Hergé. Sembra paradossale, ma il più vecchio numero in mio possesso del celeberrimo ebdomadario, sembra confermare la sua tesi. Vi propongo delle foto (ahimè, niente scansioni) del numero 192 del 26 giugno 1952:

Niente Tintin in copertina! È davvero singolare…



Il paginone centrale, a colori, è appannaggio di Hergé: ma della storia classicissima On marché sur la Lune c’è una sola tavola; quella di Quick et Flupke (se non sbaglio), è riciclata da pubblicazioni d’anteguerra.


Eccolo, Bob De Moor nei suoi anni giovanili:


Grandi rubriche, e un intero supplemento di attualità… Qualcosa di molto simile al n. 1 del Corriere dei ragazzi, non è vero? Del supplemento, riporto solo la prima pagina, col “nostro” Gino Bartali. Il servizio sui Baschi è di sorprendente attualità scientifica, con le recenti analisi del DNA delle popolazioni europee!

Ed ecco, con l’onore dell’ultima pagina (o retrocopertina che dir si voglia), non meno prestigiosa della prima, una puntata-chiave de Le mystéere de la Grande Pyramide:


Piccola nota di coda

Fra i tanti disegni dedicatimi da autori (amici, conoscenti, incontrati di sfuggita) in trent’anni di manifestazioni fumettistiche, annovero questo disegnino di Frank Miller, che allora era noto solo a pochi:

Magari per gli altri originali (comprese tavole e strisce) farò un post a parte.

lunedì 2 marzo 2009

Scaffale 7b
Ecco i volumi di (e su) Edgar Pierre Jacobs. Paradossalmente, pur amando questo autore assai più di Hergé, possiedo meno cose, su di lui. Forse perché, avendolo collezionato fin dalle origini (le mie, intendo), non ero ancora preso dal morbo della completezza, e non ricompravo albi e volumi, quando possedevo già una storia in altra edizione.
L’opera di Jacobs, assai meno vasta di quella di Hergé, inizia con un Flash Gordon ridisegnato – e poi trasformato in modo assolutamente originale – quando i nazisti posero l’embargo sulla produzione americana a fumetti, durante la Seconda Guerra Mondiale. Jacobs, ex tenore lirico, si assunse l’onere di questa operazione per il settimanale Bravo!, e dopo la conclusione dell’episodio apocrifo, uscì un’ulteriore storia, Le rayon U, mai ristampata in cartonato e rimasta a lungo leggendaria. Negli anni Ottanta, la Comic Art ne curò un’edizione italiana, con prefazione di Gianni Brunoro, molto ben fatta:
Jacobs è fra gli autori chiamati da Hergé, nel 1946, a collaborare al settimanale Tintin, uscito prima nel Belgio francofono e poi anche in Francia. La sua storia d’esordio, la prima della serie di Blake e Mortimer, è Le secret de l’Espadon, una specie di rivisitazione, a metà fra fantascienza e fantastoria, del conflitto appena concluso: il nemico, nella migliore tradizione raymondiana, è un dittatore “giallo”:


La storia è lunghissima, e viene ristampata in due cartonati. Non l’ho mai apprezzata: troppo elementare come caratterizzazione dei personaggi, esageratamente prolissa, con solo qualche sprazzo di suggestione grafica. È rimasta però anch’essa leggendaria, almeno tra gli appassionati italiani, perché quando l’opera di Jacobs approdò da noi con la splendida avventura Il mistero delle Grande Piramide, apparsa in due albi della collana dei Classici Audacia, in un redazionale di presentazione furono pubblicate delle vignette che promettevano assai più di quanto hanno poi in effetti mantenuto.

Il Mistero della Grande Piramide (1952) segna la maturità del suo autore. Le storie che produce sono dense di mistero, documentate, azzardate nelle ipotesi fantastoriche (e fantascientifiche) ma sempre nei limiti della plausibilità, e si avvalgono di uno straordinario lavoro di documentazione. La Grande Piramide è seguita, sui Classici Audacia, da (quasi) tutte le successive e affascinanti avventure: Il Marchio Giallo, SOS meteore, L'enigma di Atlantide, La trappola diabolica, Il caso della collana (1966). L’edizione mondadoriana ha molti pregi e qualche difetto, soprattutto alcune discutibili traduzioni e la scelta di pubblicare Atlantide (peraltro inferiore, qualitativamente, alle altre storie) metà a colori e metà in bianco e nero.
Jacobs è un perfezionista, e sforna una storia grosso modo ogni due anni: il suo stile passa da una godibilissima linea chiara a un tratto decisamente più “sporco”.










Poi i Classici Audacia chiudono, ma anche Jacobs, purtroppo, è giunto alla fine della sua carriera: la successiva storia, Le tre formule del professor Sato, esce infatti in cartonato, ma è solo la prima parte. La seconda non vedrà mai la luce. In Italia, quindi, manca inizio e fine della sua produzione.

Una prima edizione “filologica” è tentata alla fine degli anni Settanta da Gandus: esce finalmente Il segreto dell’Espadon; ci accorgiamo degli adattamenti (con parti ridisegnate!) che aveva subito La Grande Piramide all’epoca della sua prima edizione italiana. Gandus manda in libreria anche alcuni dei successivi titoli.
Esattamente dieci anni dopo, è la Comic Art a prendere il testimone e a coprire tutta la produzione originale, compresa la prima parte de Le tre formule del professor Sato. Infine è Alessandro Distribuzioni a ripubblicare la serie, con bellissime edizioni (che non ho mai acquistato). In pratica, possiedo un “fritto misto” di varie edizioni, originali e in traduzione italiana.
Molti anni dopo, gli eredi di Jacobs decidono di affidare a uno dei collaboratori storici di Jacobs la conclusione della storia, basandosi sui crayonnées lasciati da Jacobs. Ma di questo parlerò la prossima volta.