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domenica 21 febbraio 2010

Topolino e Topo Lino: un caso unico


Annata 1933



Nel post precedente ho dimenticato la doverosa scheda bibliografica:

TOPOLINO. A. 1, n. 1 (31 dic 1932) - a. 18, n. 738 (9 apr. 1949); vol. 1, n. 1 (apr. 1949) - . - Firenze: Casa Editrice G. Nerbini, [1932] - . - Fumetti b/n e color. ; 35x25 cm. - Settimanale. - Tit. dei n. 3 (14 gen. 1932 [i.e. 1933]) e n. 4 (21 gen. 1933): Il giornale di Topo Lino. - Il formato dall’a. 8. n. 355 (12 ott. 1939): 37,5x26,5 cm. ; dall’a. 9, n. 382: 36x26 cm. - Luogo ed editore dall’a. 4, n. 137 (11 ago. 1935): Milano : Walt Disney - Mondadori. - Il complemento del titolo dall’ a. 4, n. 119 (7 apr. 1935): Mickey Mouse ; il complemento del titolo scompare con l’a. 4, n. 121; il complemento del titolo dall’ a. 6, n. 216 (11 feb. 1937): Grandi avventure ; il complemento del titolo dall’ a. 12, n. 545 (25 mag. 1943): L’avventuroso - Giungla. - Ha per suppl.: Topolino. Supplemento.

Non racconterò nei particolari vicende entrate nella Storia del Fumetto e ripetute innumerevoli volte. Mi limito a una serrata cronistoria: Guglielmo Emanuel, futuro direttore del Corriere della Sera, che rappresenta Disney (e il King Features Syndicate: cosa molto importante, questa, per gli sviluppi futuri), vede i primi due numeri di Topolino e chiama al telefono Giuseppe e Mario Nerbini, diffidandoli dal proseguire con le uscite. Abbiamo sentito, in proposito, la viva voce di Mario Nerbini. Lui stesso ha raccontato l’episodio anche in un paio di altre interviste. Evidentemente, l’autorizzazione chiesta ed ottenuta dalla E.I.A. non è sufficiente, per pubblicare brevi storielle con Mickey Mouse come protagonista.

Ecco, fra l’altro, un documento, tratto da L’Eco del Cinema n. 77 (1930), che testimonia l’origine del nome italiano di Mickey Mouse:


Forse Emanuel gioca un po’ “sporco”? Che colga al volo l’occasione, visto che – a quanto pare – aveva già cercato inutilmente di vendere il materiale a fumetti Disney al Corriere dei Piccoli e a Lotario Vecchi? È solo una speculazione, intendiamoci, basata su antiche ricerche (Ferraro, Salvucci, Trinchero e altri) mai supportate da adeguata documentazione. I Nerbini comunque fermano la stampa del terzo numero di Topolino, che viene rivoluzionato: la testata diventa Il giornale di Topo Lino, e vede protagonista un simpatico sorcetto, di nome appunto Lino, disegnato da Giove Toppi:


Notate la data sbagliata, 1932 invece di 1933, corretta a mano in questa copia.
Ed eccolo, Giove Toppi, con un giocatore non identificato della Fiorentina, nel 1932, sul vecchio campo di calcio di Via Bellini, a Firenze:



A pagina due, una breve giustificazione:


Vengono “censurati” anche alcuni fregi disegnati da Toppi:



Appare anche un nuovo artista, Gaetano Vitelli, che incontreremo spesso nei prossimi dieci anni, alle prese anche lui con Lino il Topo:



Anche il numero quattro di Topolino (21-1-1933) ha la stessa impostazione:



Topo Lino sarà ripescato nel 2002 in una curiosa e pregevole operazione di recupero postmoderno, ad opera di Luca Boschi e Michele Emmer, con il contributo di nove altri autori italiani, disneyani e non. Il fascicolo Lino il Topo e la “matematica veneziana” viene stampato in duecento esemplari fuori commercio, in occasione del convegno veneziano “Matematica e Cultura 2002:



Il contributo di Maurizio Amendola:



Intanto, i Nerbini padre e figlio vanno a Roma: di fronte alle rimostranze di Emanuel, che mostra loro le strisce e le tavole domenicali di Mickey Mouse, dichiarano la propria buona fede e si dicono pronti ad acquistare i diritti di riproduzione, seduta stante. Ceduta loro a caro prezzo l’esclusiva, Emanuel mostra ai Nerbini altro materiale del KFS: ci sono Tim Tyler’s Luck di Lyman Young, disegnati in realtà da Alex RaymondFrank Merriwell di Gilbert Patten.

I Nerbini tornano a Firenze con in tasca anche quelle novità, in attesa che giungano dall’America le tavole originali. Il numero cinque di “Topolino” esce con ancora Lino il Topo in copertina, ma di nuovo con la testata originale e un trionfale annuncio in seconda pagina:


venerdì 19 febbraio 2010

TOPOLINO 1 (1932-33)

Vediamo le cose dall’inizio. Esattamente due settimane dopo l’esordio di Jumbo, esce il primo numero di “Topolino” (31 dicembre 1932):



All’inizio, il nuovo settimanale, edito da Nerbini di Firenze, una casa editrice specializzata in letteratura popolare, ha davvero ben poco che possa fare concorrenza a Jumbo. Magari due sole settimane di scarto sono troppo poche per giustificarlo, ma forse Giuseppe Nerbini e il figlio Mario cercano solo di sfruttare alla bell’e meglio il colossale successo del settimanale SAEV. Il direttore è Paolo Lorenzini (che si firma Collodi Nipote), ma benché affermi di voler fare di Topolino un giornale educativo, gli presta ben poca cura.
La testata e la storiella iniziale sono attribuibili a Giove Toppi, all’epoca, e per molti anni a venire, principale artista in forza alla Nerbini.
Ecco (elettrizzante!) una testimonianza davvero unica: la viva voce di Mario Nerbini, nel 1966:


Muzicons.com
 


La registrazione (telefonica) è quella che è, ma il documento, assai più lungo e articolato, è fatto con uno dei primi registratori a cassette, nel 1966, da Francesco De Giacomo!
Questo è il restante contenuto del primo numero:


Analizziamo il contenuto del piccolo editoriale di pagina due: si accenna solo al Topolino cinematografico, ringraziando il Consorzio E.I.A., distributore dei disegni animati di Topolino in Italia. Fra l’altro, è stata la Società cinematografica Pittaluga a inventare, prima del 1930 e dei proto fumetti del “Popolo di Roma” (magari ne parleremo a suo tempo) il nome italiano di Mickey Mouse. Nessuna menzione dei fumetti di Floyd Gottfredson, pubblicati sui quotidiani fin dal 1930.




Antonio Burattini, in arte Buriko, è il secondo “Disney italiano”. “Oggi lavoro io!” era lo strillo sui manifesti degli shorts di Mickey Mouse, posti davanti ai cinematografi:



Come si fabbricano i cartoni animati di Topolino” proviene probabilmente da qualche brochure ufficiale della Disney, perché pur approssimativamente tradotti, usa a proposito alcuni termini tecnici:



Il resto è riempitivo, compresa l’ultima pagina, di solito appannaggio delle serie più importanti:





È evidente che manca del tutto un progetto editoriale. Mancano gli autori, mancano i personaggi: c’è solo Topolino, apocrifo, e oggi diremmo che non è poco, visto che questa testata è ancora in edicola, dopo quasi ottant’anni, oltre 3500 numeri, innumerevoli supplementi e collane parallele e due cambi di editore! Topolino ci è estremamente familiare e queste immagini, per quanto arcaiche, ci emozionano subito. Ma, esaminando il primo numero del settimanale nel contesto dell’anno fumettistico 1932 (che è l’ “oggi” della nostra narrazione), appare subito la schiacciante superiorità di Jumbo.
Il vantaggio dei milanesi, comunque, non durerà a lungo.

giovedì 18 febbraio 2010

Jumbo – settima parte


Annata 1934


Pubblico qui le restanti tavole di Boob Nc Nutt di Rube Goldberg. Assai poche, come si vede. Abbiamo già visto che Bob passerà a Cine Comico. Ho ritoccato un po' le immagini, con dubbi risultati, per renderle più leggibili:






Queste invece alcune del Fortunino (Happy Hooligan) i Opper:







Impossibile non notare la carica anarchica di Opper, che sbeffeggia i tribunali e le istituzioni in genere. Ma anche Goldberg è notevole, con la sua storia psichedelica, in largo anticipo sui tempi. Penso che queste tavole non fossero pienamente comprese, per quanto riguarda la loro valenza rivoluzionaria, né dai lettori né dai censori (fascisti e non), altrimenti non sarebbero sfuggite a qualche sanzione.
Per il resto, l’annata 1934 continua a proporre i suoi cavalli di battaglia, Lucio e Colomba Bianca e un nuovo arrivo, Il capitano Jack, ovvero Captain Jack di John McCail, pubblicato originariamente sulla testata britannica The Joker in quello stesso 1934:




Nel 1934 Jumbo ormai non è più solo: Lotario Vecchi, che ha firmato un contratto di esclusiva con l’Amalgamated Press, è sommerso di materiale, che distribuisce su numerose testate. Il 12 maggio del 1933 esce “Rin-Tin-Tin”; il 17 giugno dello stesso anno “Primarosa”, dedicato – ma solo formalmente – alle bambine; il 21 ottobre “Tigre Tino”: il 7 gennaio 1934 “L’Audace”, una testata leggendaria dalle proverbiali sette vite, all’origine dell’epopea bonelliana; il 21 giugno “Bombolo- Cine Comico”, che abbiamo già visto. Il 30 maggio del 1937 uscirà “Pinocchio”. Li vedremo tutti a suo tempo.




Adesso però sospendiamo per un momento l’analisi di Jumbo, perché il 31 dicembre 1933, su un oscuro settimanale fiorentino, è apparsa una nuova storia a fumetti, che ha fatto veramente sensazione, più del primo numero del settimanale SAEV. Il periodico in questione è il nerbiniano “Topolino”, e la storia di cui sopra è americana e si intitola Sotto la bandiera del re della jungla. Non si era davvero mai visto nulla del genere…