mercoledì 25 settembre 2013

La modernità nel Fumetto




Un tema interessante, quello della "modernità" nel Fumetto, intesa a livello grafico, narrativo (per immagini), di montaggio. Ovvero di linguaggio fumettistico. Le immagini sono tratte dalle daily strips di Rip Kirby di Alex Raymond (la sua ultimissima opera, fra l'altro) dal 6 all'11 giugno 1955, con una vignetta dalla striscia dell'11 maggio 1956. Edizione Library of American Comics, IDW, 2012.

sabato 7 settembre 2013

L’era dei megalibri – Torna il Tarzan di Harold Foster - 3

 
La tavola del 6 marzo 1932 nell'edizione Dark Horse
 
 
La tavola del 6 marzo 1932 nell'edizione originale sul supplemento domenicale del "Sunday Mirror", stampata in toni di grigio con tecnica rotocalco
 
L'uscita del volume Dark Horse dedicato alle prime due annate del Tarzan di Harold Foster ha suscitato notevole interesse. Mi ha scritto anche Fortunato Latella, studioso del Fumetto americano, in particolare di quello sindacato, e titolare di un interessantissimo blog. Fortunato mi ha segnalato l'esistenza di un'ulteriore edizione, benché parziale, delle Sundays di Foster, quella contenuta nei due fascicoli di dimensione pari all'originale editi recentemente da Russ Cochran ("The Sunday Funnies") e reperibili anche direttamente sul suo sito. Ecco un'eloquente immagine trovata in rete:
 
 
Fortunato mi ha inviato la scansione di due vignette, tratte dalla tavola domenicale del 6 marzo 1932, chiedendomi di fare un confronto diretto con l'edizione DH e di esprimere il mio giudizio in merito.
Bene, per prima cosa, pubblico pari pari, senza alcun "restauro" digitale da parte mia, l'immagine ricevuta da Fortunato e, di seguito, una fotografia digitale dello stesso particolare tratto dall'edizione DH, anch'essa al netto di qualsiasi modifica. Ho soltanto uniformato, doverosamente, le dimensioni:
 
Edizione "The Sunday Funnies":
 
 
Edizione Dark Horse:


Fatto questo, ho però ceduto alla voglia di pasticciare con Photoshop e perciò propongo qui di seguito le stesse immagini dopo un sommario restauro digitale, teso solo a ridurre al minimo le dominanti del colore e ad aumentare il contrasto.

Edizione "The Sunday Funnies" con restauro digitale:


Edizione Dark Horse con restauro digitale:


E dunque, che dire? Siamo lì. Non mi sembra di ravvisare, nell'edizione DH, la perdita di tratti a china del disegno di Harold Foster, rispetto all'edizione di Russ Cochran. Semmai, si nota una leggera perdita di "densità" dei retini colorati Ben Day, dovuta con ogni probabilità al notevole lavoro di restauro del grafico in forza alla Dark Horse: lavoro che, come ho già detto, è stato piuttosto "spinto", anche se non eccessivo. D'altro canto, dopo aver tolto dall'esempio inviatomi da Fortunato la netta dominante giallastra dovuta alla scansione (si noti la campitura bianca tra le due vignette), appare evidente una certa aberrazione cromatica generale.
Ma, direi, giudicate voi...
 
Aggiungo lo stesso particolare nell'edizione originale in nero e in rotocalco tratta dalla comics section del "Sunday Mirror": non credo sia utilizzabile come "master di riferimento", perché la tecnica di stampa in rotocalco di questa testata provoca un certo ingrossamento del tratto a penna, ma vale senz'altro a titolo di curiosità e di documentazione:
 
 

giovedì 5 settembre 2013

L’era dei megalibri – Torna il Tarzan di Harold Foster - 2



Vertumno ha commentato il post precedente con alcune importanti considerazioni, che mi sembra opportuno riportare in un'appendice alla mia recensione del volume appena uscito per i tipi della Dark Horse,  Edgar Rice Burroughs' Tarzan: The Sunday Comics 1931-1933:

(...) al primo esame le domenicali hanno suscitato una leggera, inesplicabile delusione. Dopo un attimo di riflessione, ho capito che tale impressione scaturiva forse da un errore di "ingenuità" che la DH ha commesso a quanto pare anche nella ristampa del Conan della Marvel: il rapporto fra carta e colore. Queste magnifiche pagine e i loro colori retinati erano stati pensati per la carta di bassa qualità dei quotidiani, assorbente e non bianchissima. Ansiosi di offrire la massima qualità agli appassionati, gli editor della DH hanno deciso di utilizzare per questa edizione una patinata bianchissima, che poco ha a che vedere con il supporto originale di queste Sunday pages. Il risultato è un contrasto eccessivo (a mio parere) fra il bianco degli sfondi e i colori. E perfino un leggero "raffreddamento" di questi ultimi, per effetto del bianco abbagliante sui retini. Una percezione che è moltiplicata dal confronto con il color crema della vergatina non patinata utilizzata per l'introduzione e per le pagine di introduzione dei capitoli. (...)

Vertumno ha perfettamente ragione, a mio parere. La "pecca" più grossa del volume DH (che, confermo, resta un "must have") è senz'altro costituito dalla carta. Personalmente non avrei scelto quella usata per l'introduzione e i frontespizi dei vari "capitoli", perché colorata e troppo lavorata, ma certo sarebbe stata assai preferibile una carta opaca e non lucida. Intendiamoci, non sono affatto un fan della carta "anticata" e del restauro che lascia intatto l'ingiallimento delle vecchie pagine dei giornali: anzi, credo che un restauro digitale in grado di approssimare l'aspetto delle "patinate" (le proofs) distribuite dai syndicates, sia opportuno. Ma ci deve essere un ragionevole equilibrio: l'ideale, a mio avviso, è quanto è stato fatto dalla IDW per Flash Gordon o dalla Fantagraphics per Capt. Easy.

Mi sono ricordato di possedere una clipping di Tarzan del 1934. Purtroppo non è del periodo ripubblicato dalla DH nel volume di cui stiamo discutendo, mi auguro di poter fare un confronto col prossimo. Però credo che una (brutta) fotografia, visto che lo scanner non mi assiste, appena ritoccata per togliere la cupa dominante marrone, renda l’idea di come appare l' “originale” di una Sunday degli anni Trenta (NON di una proof, o patinata):


 

Qualche singola vignetta, un po’ più risoluta:




Ma probabilmente, il senso di leggero disagio provato a prima vista da Vertumno sfogliando il volume DH, è causato anche da un altro problema: come ho detto nel precedente post, il restauro delle scansioni di Foster, per questa edizione, è stato piuttosto spinto, anche se non certo ai rovinosi livelli di certe edizioni recenti di altre serie classiche americane, come quella segnalata qui. Cercare a ogni costo di togliere i segni del tempo dalle clippings, specie quando si usano pagine non in perfette condizioni, causa la perdita di alcuni dei tratti più sottili del disegno, con un risultato che dà alla pagina un senso non ben definibile di artificiosità. Ancora più lodi, quindi, si meritano i maghi della Library of American Comics (IDW), Bruce Canwell e soci. Vi invito a seguire il loro blog e anche questo forum. Alla prossima.

martedì 3 settembre 2013

L’era dei megalibri – Torna il Tarzan di Harold Foster




Ancora un post sulle riedizioni di Tarzan… D’altra parte il 2012 è stato il centenario del personaggio, come proclama ancora trionfalmente il sito dell’Edgar Rice Burroughs Company, che tra l’altro ospita anche le attuali Sundays – solo digitali – del Re della Giungla, nella versione di Roy Thomas e Tom Grindberg.



Siamo ancora nel pieno, pare, dell’età d’oro delle ristampe filologiche dei comics sindacati classici americani. Solo negli Stati Uniti, almeno per ora: d’altra parte noi abbiamo conosciuto qualcosa di simile negli anni Settanta del secolo scorso… Una particolarità  editoriale  – una nicchia nella nicchia – è costituita dai volumi di formato diciamo così estremo, ovvero, sostanzialmente, quello dei quotidiani americani di “alta epoca”. A parte un paio di casi che risalgono agli anni Settanta, editore quasi esclusivo di queste particolari pubblicazioni, tese a valorizzare al massimo i fumetti sindacati della produzione domenicale, è Peter Maresca della Sunday Press, che ha già al suo attivo otto volumi dedicati ai comics delle origini, fra fine Ottocento e primo Novecento e un nono è di imminente pubblicazione.





Adesso a Maresca si affianca la Dark Horse. È appena uscito un volume  molto particolare, Edgar Rice Burroughs' Tarzan: The Sunday Comics 1931-1933, ovvero la ristampa dei primi due anni circa  delle Sundays del Signore della Giungla, disegnate da Harold R. Foster (l’autore di Prince Valiant) fra il 1931 e il 1937. Il prezzo è notevole, 125 dollari, ma è acquistabile a molto meno ovunque, in rete.


Si tratta in sostanza del primo fumetto di tipo “naturalistico”, ovvero disegnato senza ombra di “pupazzettismo”, in uno stile che affianca e anticipa il taglio dei film d’avventura della sua epoca. Un cambiamento rivoluzionario, nel Fumetto americano – e mondiale – che ha influenzato direttamente Alex Raymond (Flash Gordon) e tutto il complesso albero genealogico che da quel gigante discende: Joe Kubert, Frank Frazetta, perfino Jeff Jones e Wally Wood, come ha fatto notare recentissimamente Thomas Yates. Il Tarzan domenicale di Harold Foster è, allo stesso tempo, di importanza storica fondamentale e di una bellezza sconvolgente.

Questa è la prima tavola, tratta dal .pdf promozionale della Dark Horse:
Quelle che seguono sono invece mie fotografie (scusate la bassa qualità) di pagine del volume:




Le domenicali di Tarzan, non solo di Foster ma anche dei suoi successori Burne Hogarth e Rubimor , con l’eccezione di Rex Maxon, erano state già edite integralmente dall’americana NBM, in una collezione di diciannove pregevoli volumi, negli anni Novanta:



 Lo stesso materiale (tranne il breve periodo disegnato da Rubimor, ovvero Ruben Moreyra) è stato in seguito edito in Europa, e anche in Italia, dalla Planeta, in diciotto volumi rilegati di formato più piccolo (senza Rubimor):



 La Dark Horse, dicevo, ha utilizzato nuove scansioni delle pagine stampate sui supplementi domenicali (evidentemente le proofs non sono disponibili), ne ha curato un restauro digitale piuttosto “spinto” ma non eccessivo e le ha impaginate in un formato quasi identico a quello originale. Il risultato finale è un volume senz’altro da avere, per chi può affrontarne, di questi tempi, la non trascurabile spesa.

Qualche interessante confronto fra le varie edizioni del Tarzan di Foster, citate sopra. Scusate la qualità, ma si tratta di fotografie scattate in condizioni non perfette: visto il formato, non ho potuto fare scansioni.

EDIZIONE DARK HORSE:


Un particolare tratto dall'ottava vignetta della tavola del 10 gennaio 1932.
Ci sono alcune cose da notare: nell'edizione NBM (vedi qui sotto) il tratto nero non è separato dagli altri colori, creando un effetto di "impastamento" generale. A mio giudizio, il volume DH ha una resa migliore, più fedele. C'è da dire che il formato relativamente piccolo dell'edizione NBM rende la cromia delle tavole, almeno a prima vista, in modo molto naturale e vicino alle clippings originali.
In entrambi i casi, Dark Horse e NBM, i retini tipografici a colori sono senz'altro originali, ma leggermente diversi tra loro. Qualcosa, nell'edizione attuale, può essere stato perso col restauro digitale, ma propendo per l'esistenza, nel 1932, di impianti tipografici leggermente diversi tra loro.

EDIZIONE NBM:


A puro titolo di curiosità, pubblico qui sotto lo stesso particolare, tratto dall'edizione europea Planeta-De Agostini, distribuita anche in Italia, in edicola, qualche anno fa e, curiosamente, "marchiata" Dark Horse.

EDIZIONE PLANETA:


Questa edizione ricalca, compresi i redazionali, quella americana della NBM, anche se a prima vista gli impianti sembrano diversi...

Un’interessante discussione su Edgar Rice Burroughs' Tarzan: The Sunday Comics 1931-1933, con molte immagini di esempio, la trovate in questo forum.
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